Ecosacchetti. Eco, o no?

Scritto da il 8 gennaio 2012 in AMBIENTE - Nessun commento

Tutto inizia, per noi, con l’articolo “Il grande raggiro dei sacchetti «eco»” a firma Roberto La Pira apparso il 22 dicembre scorso su un noto quotidiano (Corriere della Sera 22 dicembre 2011). L’argomento è piuttosto intricato ed evolve (malamente) di giorno in giorno, come dimostrano articoli e interpellanze parlamentari.

L’articolo in questione inizia rilevando come a un anno dal divieto di utilizzare i sacchetti di plastica in polietilene (PE) non esistono decreti attuativi né veri controlli.
«La situazione è confusa – afferma l’articolo – perché nei supermercati si trovano i nuovi sacchetti biodegradabili, mentre in molti negozi tradizionali, nelle bancarelle degli ambulanti, nelle farmacie e in numerosi punti vendita ci sono ancora i vecchi sacchetti di polietilene
In, più a peggiorare le cose: «in questi mesi è apparsa anche una nuova generazione di “finti” sacchetti ecologici di bioplastica che contengono componenti non biodegradabili
A questi si aggiungono i nuovissimi contenitori di plastica riciclata.
«Il funerale del polietilene non c’è stato perché la legge 296 del 2006 stabilisce l’obbligo di utilizzare sacchetti biodegradabili, ma i decreti attuativi non sono mai stati approvati», spiega Luca Foltran, responsabile della divisione packaging dell’ICQ (Istituto Controllo Qualità).
Si fa poi notare nell’articolo che «il legislatore avrebbe solo dovuto applicare la norma europea EN 13432: 2002 utilizzata nei Comuni per i sacchetti compostabili e biodegradabili per la raccolta dell’umido».
Ma veniamo agli effetti pratici. Il costo dei sacchetti nei supermercati è raddoppiato (10 centesimi al posto di 5), e in più si lacerano facilmente a contatto con gli spigoli delle confezioni.
Si è corso ai ripari con sacchetti che se pur «presentano un’elevata resistenza e riportano scritte con richiami all’ambiente e all’ecologia in quanto sono di polietilene additivato con sostanze che con la luce favoriscono la frammentazione della plastica. Ma alla fine del processo di sbriciolamento restano minuscoli frammenti di plastica dispersi nel terreno, pericolosi per gli animali e l’ambiente, per cui sono “fintamente ecologici”» (li chiamano oxodegradabili).
«La soluzione migliore», propone Enrico Maria Chialchia, direttore di Unionplast, come riporta l’articolo «è forse quella dei sacchetti ottenuti da plastica riciclata realizzati da alcune imprese italiane che, prime in Europa, hanno messo a punto la nuova tecnologia. Si tratta di borse poco costose che, grazie alla loro robustezza, si riutilizzano più volte e sono ottenute da plastica proveniente dalla raccolta differenziata. La loro distribuzione è ancora a livello sperimentale in alcune catene di supermercati.»
Qui però l’articolista non rileva che Chialchia parla di polimeri riciclati e che pertanto si tratterebbe in ogni caso di shopper riutilizzabili e non a perdere.

«Che i nuovi sacchetti si rompono perché sono troppo sottili è un fatto – ci scrive Helmut Mathes – ma spesso si rompono perché le saldature sono troppo deboli o difettose e, naturalmente, dipende dalla composizione del film; ma anche dal fatto che alcune confezioni hanno spigoli taglienti e anche qua si potrebbe intervenire.»
Ma un altro dubbio ci assilla. In definitiva, sarebbe interessante sapere chi ci ha guadagnato dai sacchetti cosiddetti Ecologici.
«Non certo gli stampatori che avrebbero stampato comunque. Forse i fornitori di film. Ma allora, ci chiediamo, chi è il vincitore? I politici che così ci dànno l’illusione di occuparsi di noi per essere rieletti?»
Non possiamo dar torto al nostro interlocutore, soprattutto in relazione alla dichiarazione di Enrico Maria Chialchia sopra riportata, il quale dovrebbe essere più preciso quando afferma “sacchetti da plastica riciclata realizzati da alcune imprese italiane“. Quali?
La storia dei sacchetti di polietilene è dunque uno dei tanti pasticci all’italiana, dove ognuno dice la sua e pochi agiscono concretamente a vantaggio di tutti i cittadini. Ma vediamo come i nostri politici ci hanno messo (male) le mani.

Articoli e decreti

Ci pare essenziale a questo punto esaminare cosa si è fatto (o non fatto) in Parlamento.
Nell’agosto 2011 il Ministro Prestigiacomo ha emesso un ddl per vietare definitivamente l’uso di questi sacchetti ‘a prescindere’ dalla mancanza dei decreti attuativi previsti dalla legge finanziaria del 2007.
Nell’occasione il ministro aveva detto, tra l’altro: “Adesso dobbiamo andare avanti promuovendo la produzione di bio-plastiche che sono parte essenziale di quella filiera della nuova chimica, capace di aiutare l’ambiente e non più di danneggiarlo.” A cosa si riferisse con precisione non sappiamo. Forse qualcuno ci può illuminare.
A questo ddl si aggiungono le nuove norme emanate in proposito dall’attuale Consiglio dei Ministri e approvate dal Ministro Passera proprio negli ultimi giorni dell’anno, come si può leggere in questo articolo del 27 dicembre a firma Claudio Schirru.
Questo significa, verrebbe da dire, che  questa volta i politici un po’ si sono mossi. E invece no. Chi si è mosso sono i ‘professori’, ma i ‘politici’ hanno sono sùbito ‘corsi ai ripari’, annullando ciò che il nuovo governo aveva fatto, come possiamo vedere più avanti.
Ma prima vediamo qual è il problema centrale: la distinzione tra shopper a perdere e shopper riutilizzabili (400 micron) di spessore minimo secondo il ddl Prestigiacomo e 150 micron di spessore minimo secondo la proposta di legge del Ministero dell’Ambiente (23 dicembre 2011).
Intanto sull’argomento sono stati pubblicati molti articoli, anche contrastanti fra di loro: citiamo qui solo due articoli che dimostrano la confusione: uno datato ottobre 2010 e l’altro dell’agosto 2011.
Ma riteniamo significativo riportare anche il testo completo di una interpellanza parlamentare presentata alla Camera il 5 ottobre del 2010 dall’On. Giulia Cosenza, alla quale ha risposto in modo, definito ‘molto esauriente’, l’On. Roberto Menia, Sottosegretario di Stato per l’ambiente.
Si tratta in complesso di una ‘disquisizione sul nulla’; nella risposta si trovano infatti parole e solo parole, promesse per dire che ‘si farà questo, si farà quello’, ma poi?
Intanto però ciò che ci lascia molto perplessi, è che – secondo la risposta all’interpellanza – è stato stanziato 1 milione di euro: sarebbe interessante sapere per cosa quei soldi sono stati spesi! Oltretutto, se si fa attenzione all’introduzione dell’intervento dell’On. Menia e alla risposta finale dell’On. Cosenza, ci rendiamo conto di come i due si ‘complimentino’ a vicenda, senza però essere arrivati ad alcuna conclusione (nel testo dell’interpellanza ci siamo permessi di sottolineare quelle frasi per meglio evidenziarle). Nello stesso testo dell’interpellanza abbiamo anche inserito alcuni rimandi a ‘note’, che riportiamo in calce al testo stesso.

Ma non finisce qui: da un’agenzia del 29 dicembre emerge che la legge di cui si parla sopra (la cosiddetta “Milleproroghe”) è stata proditoriamente stravolta.
Vediamo infatti come i nostri politici si sono mossi per fare in modo che le cosiddette ‘necessità’ dei cittadini siano ancora una volta disattese.
Nonostante le buone intenzioni di Monti e di Passera che in due occasioni, il 23 e il 27 dicembre avevano assicurato la volontà di dare un assetto definitivo alla legge che vietava l’uso degli shopper in plastica, il 29 dicembre si scopre che le disposizioni promesse sono “letteralmente (e misteriosamente) sparite dal testo. Sembra che “una distrazione o una manina galeotta” abbia cancellato tutto, costringendo ora i ministeri interessati a studiare nuove contromisure per definire il problema (fonte AGI del 29 dicembre).
In effetti anche Legambiente, tramite il suo vicepresidente nazionale  Stefano Ciafani, ha protestato per la sparizione dal testo del decreto dell’articolo, che stabiliva i corretti parametri di biodegradabilità nell’ambiente e compostabilità degli shopper (in plastica), secondo la Norma europea EN 13432 (fonte AGI del 29 dicembre 2011).
Questa è l’Italia! Siamo purtroppo nelle mani di gente per la quale l’etica e il rispetto del cittadino sono concetti completamente sconosciuti: gli unici ‘concetti’ a loro molto cari sono la salvaguardia dei propri interessi e di quelli delle lobby alle quali appartengono!

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