Stampa. Oneglia con i libri, anno 2013

Scritto da il 12 ottobre 2013 in GRAFICA&CULTURA - Nessun commento

È stato pubblicato un libro d’arte dedicato a grandi personaggi liguri, e illustrato da Giovanni Berio, in arte Ligustro, di cui riportiamo caratteristiche e estratti dei contenuti. *

Il libro è stato stampato in tiratura a 6 con colori e carte diverse, xilografie policrome a 11 colori. Per le illustrazioni xilografiche sono state impiegate tecniche in uso nel periodo EDO in Giappone.
In particolare: Nishiki-E, dipinti broccato, termine con il quale si prese a indicare le xilografie policrome diffusesi a partire dal 1765 (incisioni su legno di pero o di ciliegio); Bokashi, stampa a colori sfumati; Gindei, impiego di polvere d’argento per dare rilievo a particolari finemente ricavati nella stampa; Karazuri, stampa con parti realizzate con la sola pressione, senza colore, per ottenere il rilievo ed effetti tridimensionali; Kindei, colore dato da polvere d’oro per coprire minime parti della superficie della stampa con motivi decorativi; Kinpaku, impiego di foglia d’oro al fine di ricoprire superfici anche estese sulla stampa; Kirazuri, stampa a mica consistente nell’applicare particelle di polvere di perla e mica al fine di ottenere effetto argentato e brillante.
Per la stampa dell’oro e argento: Urushi-E, parti coperte con lacca per renderle lucide e brillanti.
Le incisioni per i contorni e per i cliché sono state eseguite su legno di ciliegio (Sakura) e impresse su carta pregiata Giapponese. Misura della stampa AIBAN: cm. 31 x cm 25.
Di seguito cenni biografici dei personaggi:
Giuseppe Elia Benza (Porto Maurizio 1802 – 1890) dopo aver studiato nel collegio scolopio di Carcare (Savona), ove ebbe a maestro l’insigne studioso padre D. Buccelli, nel 1823 si iscrisse all’università di Genova. Qui conobbe Mazzini, con cui si legò d’affettuosa amicizia e col quale, tra il 1823 e il 1825, intrattenne una fitta corrispondenza. Fu sottoposto nel 1825 e nel 1826 a sorveglianza da parte della polizia; il 28 aprile 1828 superò l’esame di laurea in legge. Il B. collaborò, con Mazzini e Filippo Bettini, all’Indicatore genovese e quindi all’Indicatore livornese, e fu per questo in corrispondenza con C. Bini e F. D. Guerrazzi. Nei suoi scritti letterari – tra i più significativi, sul periodico genovese, la recensione del dramma. I bianchi e i neri

del Guerrazzi, e l’esposizione dei criteri artistici del periodico livornese, nel primo numero, col titolo Lo spirito del Romanticismo – propugnò i concetti romantici della libertà della poesia, del valore della spontaneità contro ogni pedanteria e convenzione, e della funzione etica e sociale dell’arte, espressione dello stato politico e morale della nazione. Egli auspicava l’affermarsi di una letteratura europea e poneva in rilievo lo spirito europeo del Romanticismo, combattendo in esso tuttavia le imitazioni e le intemperanze del sentimento.

Luciano Berio (Imperia, 1925 – Roma,  2003) è stato un compositore italiano d’avanguardia, pioniere anche nel campo della musica elettronica.  Impara a suonare il pianoforte dal padre e dal nonno, musicisti (furono entrambi organisti e compositori). In quel periodo, attraverso le esecuzioni domestiche che suo padre promuove (e conduce) assieme ad amici, conosce la produzione cameristica di musicisti come Schubert, Mendelssohn, Beethoven, Mozart e riceve (per tre anni) lezioni di violino.
Si interessa anche alla musica operistica, tanto che a 13 anni rimane profondamente commosso dall’ascolto de “la Bohéme” alla radio. Durante la Seconda guerra mondiale è chiamato alle armi, ma il primo giorno si ferisce ad una mano mentre impara ad armare una pistola. È così costretto a trascorrere molto tempo all’ospedale militare, prima di fuggire per evitare la coscrizione.
Dopo la guerra, Berio studia al conservatorio di Milano con Giulio Cesare Paribeni e Giorgio Federico Ghedini. Essendogli preclusa la carriera concertistica come pianista (a causa della ferita alla mano), Berio sceglie di concentrarsi sulla composizione. La prima esecuzione pubblica di un suo pezzo, una suite per pianoforte, avviene nel 1947. Nel 1951, Berio arriva negli Stati Uniti per studiare con Luigi Dallapiccola a Tanglewood. Prende anche un vivo interesse per la musica elettronica e insieme a Bruno Maderna nel 1955 fonda a Milano lo Studio di Fonologia della RAI, uno studio dedito alla produzione di musica elettronica. Qui invita parecchi famosi compositori, tra cui Henri Pousseur e John Cage. Fonda inoltre il periodico Incontri Musicali.
Nel 1960, Berio ritorna a Tanglewood come Compositore in Residenza, e nel 1962, su invito di Darius Milhaud, assume una cattedra presso il Mills College, a Oakland (California). Nel 1965 incomincia ad insegnare presso la Juilliard School di New York, dove fonda il Juilliard Ensemble, un gruppo dedito a esecuzioni di musica contemporanea. In tutto questo periodo Berio si è alacremente creato una solida reputazione, vincendo il “Prix Italia” nel 1966 per Laborintus II (testo di E. Sanguineti, con il quale già aveva collaborato, nel 1963, con l’opera “Passaggio”). Nel 1968 compone la sua Sinfonia. Nel 1972, Berio torna in Italia. Tra il 1974 ed il 1980, su richiesta di Pierre Boulez è direttore della divisione elettro-acustica dell’IRCAM di Parigi. Nel 1987 fonda a Firenze Tempo Reale, centro di produzione, ricerca e didattica musicale attivo ancora oggi, con lo scopo di investigare nell’ambito delle applicazioni delle nuove tecnologie al campo musicale; con i musicisti e tecnici del centro Berio realizza i suoi ultimi lavori con elettronica. Nel 1994 è “Distinguished Composer in Residence” presso la Harvard University, dove rimane fino al 2000. Nel 2000 diventò Presidente e Sovrintendente dell’Accademia nazionale di Santa Cecilia a Roma, e fu proprio sotto la sua sovrintendenza che venne inaugurato, nel 2002, il nuovo Auditorium Parco della Musica.

Giulio Natta (Porto Maurizio, 1903 – Bergamo, 1979). È stato un ingegnere e accademico italiano,  premio Nobel per la chimica nel 1963. Diplomatosi ad appena 16 anni al Liceo classico Colombo di Genova, frequentò il biennio propedeutico in matematica nella stessa città. Nel 1921 si iscrisse la corso di laurea in Ingegneria Industriale al Politecnico di Milano e l’anno successivo divenne allievo interno all’Istituto di Chimica Generale del Politecnico, dove fu assistente del professore Bruni. Si laureò in ingegneria chimica nel 1924, a soli 21 anni. Natta intuì l’importanza e le potenzialità delle macromolecole e tornato a Milano iniziò uno studio sulla struttura cristallina di polimeri.
La scoperta dei catalizzatori di Ziegler-Natta fruttò a Giulio Natta e Karl Ziegler il Premio Nobel per la chimica nel 1963. Al Politecnico rimase fino al 1973 come professore ordinario di Chimica industriale e direttore dell’omonimo istituto, dedicandosi alla ricerca sui polimeri a struttura cristallina. Durante gli anni della guerra ha soggiornato, come sfollato milanese, alla Cascina Marzorata di Vittuone.

Maria Pellegrina Amoretti (Oneglia, 1756–1787) è stata una giurista italiana. È ricordata per essere stata la terza donna laureata d’Italia dopo la veneziana Elena Lucrezia Cornaro (che, nata nel 1646 da padre di famiglia dogale, si addottorò a Padova in Filosofia il 25 giugno del 1678), e dopo la bolognese Laura Bassi (che, nata nel 1711, si addottorò nel 1732 in Scienze e Filosofia a Bologna e che fu anche la prima donna ad insegnare in una Università). Fine letterata e donna di profonda cultura, morì poco più che trentenne. È stata autrice di un trattato sul diritto delle doti dal titolo Tractatus de jure datium apud romanos.
Nipote del letterato e scienziato Carlo Amoretti, a dodici anni parlava le due lingue classiche -latino e greco – e a quindici anni discuteva di filosofia e fisica; studiò giurisprudenza sui libri del fratello maggiore.
Nonostante l’indubbio valore, trovò notevole difficoltà nel laurearsi a causa della condizione femminile. Dopo essere stata rifiutata dall’Università di Torino, si laureò a ventuno anni in Ragion Civile (Iure utroque, Diritto) all’Università di Pavia il 25 gennaio 1777, riuscendo infine ad ottenere il riconoscimento legale del suo dottorato grazie ad una serie di tesi, una delle quali concerneva la figura di Beatrice d’Este. Riconoscimenti per il valore del suo dottorato furono un dottorale anello, una ricca ciarpa con incisa la frase Ob juri scientiam Academia Ticinensis dat libenter merito e una corona di lauro.
Il contemporaneo poeta Giuseppe Parini le dedicò l’ode La laurea (Per la laurea in ambe le leggi conferita nella R. Università di Pavia alla Signora Maria Pellegrina Amoretti d’Oneglia. Ode).
Una lapide commemorativa posta all’Università di Pavia ne riporta questa parte significativa:
« Ed or che la risorta insubre Atene, / con strana meraviglia, / le lunghe trecce a coronar ti viene, / o di Pallade figlia, / io, rapito al tuo merto, / fra i portici solenni e l’alte menti / m’innoltro, e spargo di perenni unguenti / il nobile tuo serto. »

Renato Dulbecco (Catanzaro, 1914 – La Jolla, 2012). Madre Calabrese e padre Ligure. È stato un biologo e medico italiano, insignito del premio Nobel per la medicina nel 1975.
Le sue ricerche, compiute tra gli anni cinquanta e gli anni settanta, presso il laboratorio dell’Università di Bloomington, nell’Indiana, il prestigioso California Institute of Technology (Caltech) di Pasadena, l’Istituto di virologia di Glasgow e infine il Salk Insitute di La Jolla in California, lo portarono alla scoperta del meccanismo d’azione dei virus tumorali nelle cellule animali; scoperta per la quale è stato insignito del Premio Nobel per la medicina nel 1975. All’età di cinque anni, dopo la fine della prima guerra mondiale, si trasferì in Liguria con la sua famiglia, nella casa paterna di una frazione di Imperia, dove il futuro Premio Nobel trascorse un’infanzia serena che favorì la sua curiosità e la sua vocazione per la ricerca scientifica. Qui visse anche alcune esperienze, fra cui la morte dell’amico Peppino, che furono decisive per la scelta della sua carriera futura, dal momento che si accese in lui la consapevolezza dell’impotenza della medicina dinanzi a malattie molto gravi. Durante gli anni del ginnasio e del liceo, in Italia ci fu l’avvento della dittatura fascista di Benito Mussolini e anche la tranquilla vita cittadina ne fu influenzata, al punto che il paesino di Porto Maurizio fu unito a quello di Oneglia con la nascita di una nuova città: Imperia.  Il padre, che lavorava nel Genio Civile, venne mandato prima a Cuneo, poi a Torino e infine a Imperia, dove il giovane Renato frequentava il liceo De Amicis, la spiaggia e un piccolo osservatorio. Già da ragazzo diede prova di grande ingegno e perspicacia, iniziò, infatti, a trascorrere il suo tempo libero presso l’Osservatorio Meteorologico e Sismico della sua città dove si dedicava alla costruzione di strumenti all’avanguardia grazie a quanto aveva appreso dalla lettura di alcune riviste scientifiche del tempo.

Edmondo De Amicis (Oneglia,1846 – Bordighera,  1908)  scrittore e pedagogo italiano. È conosciuto per essere l’autore del romanzo Cuore, uno dei testi più popolari della letteratura italiana per ragazzi. A soli due anni si trasferì e crebbe in Piemonte, dapprima a Cuneo, dove studiò alle scuole primarie, quindi a Torino, dove frequentò il liceo. Di famiglia benestante, il padre, d’origine genovese, copriva l’ufficio di banchiere regio di sale e tabacchi. Sia la sua casa ligure (oggi biblioteca) che quella di Cuneo (oggi annessa alla caserma militare Carlo Emanuele dei bastioni di Stura con vista Monviso) furono spaziose ed eleganti.

Giovan PietroVieusseuxviösö´› (Oneglia 1779 – Firenze 1863)  Letterato italiano di famiglia ginevrina. Dopo aver molto viaggiato, si stabilì  a Firenze dove istituì un gabinetto scientifico-letterario per la lettura di giornali, riviste e libri italiani e stranieri, presto divenuto luogo d’incontro degli spiriti più nobili d’Italia, e che tuttora esiste. Nel gennaio 1821 fondò l’Antologia, che condusse avanti sino alla soppressione avvenuta per ragioni politiche nel 1833. Promosse inoltre pubblicazioni fervide d’italianità e di vita nuova, quali il Giornale agrario, la Guida dell’educatore di R. Lambruschini e l’Archivio storico italiano, di cui G. Capponi fu l’anima. Prezioso il suo carteggio. Il suo nome è associato a una nobile opera di propaganda civile.

Achille Vianelli (Porto Maurizio, 1803 – Benevento, 1894) pittore e incisore italiano con cittadinanza francese. Il padre Giovan Battista Vianelli, veneto di origine, sposando una parigina aveva mutato il nome in Vianelly o Viennelly e assunto la nazionalità francese, divenendo agente consolare napoleonico a Porto Maurizio. Achille mantenne il nuovo cognome e la nazionalità francese fino a dopo il 1938.  Nel 1819 Achille Vianelli è a Napoli per studiare pittura, e qui fu subito intimo di Giacinto Gigante insieme al quale studiò il paesaggio ripreso dal vero, frequentando per qualche mese la scuola di Wolfgang Hüber (un pittore tedesco specialista nella ripresa topografica di vecchio gusto accademizzante) poi con Anton Sminck van Pitloo nel cui atelier nacque dal 1825 la Scuola di Posillipo di cui Vianelli fu uno dei principali rappresentanti. Achille Vianelli sviluppò caratteristiche da prospettico quadraturista, dedicandosi con successo all’illustrazione della veduta urbana e dei monumenti, sviluppando una pregevole tecnica della seppia.
Nel 1848 si trasferisce a Benevento dove si dedica alla pittura e nel 1850 fonda una scuola di disegno nel Chiostro di santa Sofia fra i cui partecipanti vi fu Gaetano de Martini. La sua fama si diffuse in Francia e Luigi Filippo lo chiamò per dare lezioni di pittura al re, per questo visse temporaneamente in Francia fino al 1846, morì a Benevento all’età di 91 anni.

Gaspare Morardo  (Oneglia 1738 – Torino 1817). Poligrafo. Scolopio, acceso giacobino durante il periodo francese, polemista violento, ha lasciato numerose opere, senza unità di ispirazione e di pensiero: L’uomo guidato dalla ragione (3 voll., 1780-81); L’arte di viver sano e lungamente (1782); La filosofia militare (3 voll., 1785-86); La damigella istruita (1787); De’ testamenti (1790); De’ doveri delle milizie (1794); L’arte di conservare ed accrescere la bellezza delle donne (1803).

Carlo Amoretti (Oneglia, 1741 – Milano,  1816)  scienziato e poligrafo italiano. Appartenente a una famiglia di mercanti, studiò presso gli Scolopi di Oneglia. Nel 1756 entrò nell’ordine agostiniano. L’anno successivo si recò a Pavia per completare i suoi studi, rivolti soprattutto verso la fisica e la teologia. Nel 1761 andò per la prima volta a Milano, dove si trattenne per un anno, e l’anno successivo a Parma. A Parma perfezionò la conoscenza delle lingue antiche ( latino, greco, ebraico) e moderne (francese, inglese, tedesco, spagnolo). Nel 1769, in conseguenza dell’abolizione del convento degli agostiniani nel Ducato di Parma, Amoretti  divenne prete secolare. Lo stesso anno ottenne la cattedra di Giurisprudenza ecclesiastica all’Università di Parma. A Parma fu sostenitore dei progetti riformistici di Guillaume du Tillot, primo ministro dal 1749 al 1771. Le riforme del Tillot non ebbero tuttavia successo e, alla sua caduta, Amoretti perse la cattedra. Ritornò dapprima nella città natale e alla fine del 1772 a Milano. Iniziò un’intensa attività di traduttore e scrittore di guide turistiche. In collaborazione con il padre Francesco Soave dal 1775 cominciò a pubblicare la rivista Scelta di opuscoli sulle scienze e sulle arti. Nel 1797 divenne bibliotecario dell’Ambrosiana e raggiunse fra l’altro una particolare competenza nel campo delle scienze agrarie ed economiche, cui dedicò numerosi scritti. Nel 1797 scoprì all’Ambrosiana il manoscritto italiano, che si credeva perduto, di Antonio Pigafetta sul viaggio di Ferdinando Magellano. Dal 1778 al 1807 curò da solo una Nuova scelta d’opuscoli interessanti sulle scienze e sulle arti. Nel 1779 una edizione italiana della Geschichte der Kunst des Altertums di Johann Joachim Winckelmann col titolo Storia delle arti del disegno presso gli antichi, e nel 1804 una edizione del Trattato della pittura di Leonardo da Vinci, preceduta da importanti Memorie storiche su la vita, gli studi e le opere di Leonardo da Vinci. Nel 1808 fu consigliere delle miniere del Regno Italico. Fra gli studi scientifici occorre ricordare Della rabdomanzia ossia elettrometria animale, ricerche fisiche e storiche (1808), Elementi di elettrometria animale (1816), e il Viaggio da Milano ai tre laghi Maggiore, di Lugano e di Como e ne’ monti che li circondano (1814).

Mario Novaro (Diano Marina 1868 – Ponti di Nava 1944) compie studi universitari a Vienna e Berlino, laureandosi in filosofia nel 1893 nell’Università tedesca con una tesi su Malebranche. Due anni dopo consegue la laurea anche all’Università di Torino e pubblica i suoi primi scritti: Lettera a Simirenko (1890), La teoria della causalità in Malebranche (1893), Il Partito Socialista in Germania (1894), Il concetto di infinito e il problema cosmologico (1895). Stabilitosi a Oneglia, diventa assessore comunale per il giovane partito socialista e, dopo un breve periodo di insegnamento nel locale liceo, si inserisce con i fratelli nell’industria olearia di famiglia intestata alla madre Paolina Sasso. Questa attività non gli impedisce di continuare a coltivare interessi letterari e culturali attraverso la direzione, dal 1899 al 1919, di “La Riviera Ligure” (il foglio di promozione aziendale nato nel 1895 e da lui trasformato in raffinata rivista letteraria), l’edizione di Pensieri metafisici di Malebranche (1910), della raccolta di poesie Murmuri ed echi (1912, poi rielaborata in cinque successive edizioni), e di Acque d’autunno del taoista cinese Ciuangzé (1922).

Ulisse Calvi (Oneglia 1617 – Roma 1693) Educatore, protonotario apostolico, decano degli avvocati patrocinanti nel Collegio del Palazzo Apostolico, istituì il Collegio delle Scuole Pie, oggi edificio scolastico su cui è ricordato in una lapide posta in occasione del restauro nel 1995.

* Le biografie sono tratte da Enciclopedia Treccani e da Wikipedia

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