A Genova, la grafica di Munch. Bella, da urlo

Scritto da il 27 dicembre 2013 in GRAFICA&CULTURA - 2 Commenti

Francesco Pirella, Direttore dell’Armus * illustra per i nostri lettori la mostra in corso al Palazzo Ducale. Come sempre, sensibile e acuto nella sua descrizione, arguto e graffiante nella sua critica.

Nell’immagine sotto il titolo: Bagnanti, 1904-1905, olio su tela, 57,4 x 68,5 cm, Collezione privata. © Munch Museum. © The Munch Museum / The Munch-Ellingsen Group by SIAE 2013

EdvardMunch, The Sick Child, 1894 (punta secca)

EdvardMunch, The Sick Child, 1894 (punta secca)

 La punta aguzza che ha inciso il rame per La bambina malata del 1894 è vibrante, nervosa nei tratti che solcano il fitto intreccio intorno al cuscino dove è adagiata la testa di una donna che veglia e un volto di bimba. Qui, però, la punta di acciaio si arresta e muta il tratto tonale come spinta dall’alito dell’artista, a volte trattenuto per zittire il segno, i solchi sono lievi come il tocco di una farfalla. Smisurata, invece, sarà la pressione che il torchio calcografico imprimerà sulla puntasecca, inchiostrata, ripulita e ripulita più volte con la garza di taffettà, sino a quando anche il più debole solco e la sua barba non avrà trattenuto la sua giusta bava d’inchiostro. La poserà per sempre sul suo sudario di carta, dove è impresso il volto della sorellina, che morirà di tisi, e cereo e appena sussurrato come una disperata preghiera. Munch ha elaborato diverse versioni di quest’opera, anche litografiche, tecnica in cui mostra straordinaria padronanza. Non così per l’acquaforte, quando il segno affidato al mordente sfugge al controllo, diventa altro nel tempo e nello spazio.

Madonna, 1896, litografia, 60,5 x 44,7 cm, Ars Longa,  collezione Vita Brevis © The Munch Museum / The Munch-Ellingsen Group by SIAE 2013

Madonna, 1896, litografia, 60,5 x 44,7 cm, Ars Longa,
collezione Vita Brevis
© The Munch Museum / The Munch-Ellingsen Group by SIAE 2013

Sono dieci le stanze che il Comune di Genova – Fondazione Palazzo Ducale per la Cultura – ha dedicato alle opere di Munch. Olii, litografie, puntesecche, acqueforti, xilografie, diverse le opere inedite per una mostra imperdibile curata da Marc Restellini, direttore della Pinacoteca di Parigi, prodotta da Artemisia Group e 24ORE Cultura, per celebrare il centocinquantesimo dalla nascita dell’Artista. Si potevano evitare le ultime due stanze forzatamente dedicate a Andy Warhol, non se ne sentiva il bisogno, non aggiungono nulla, anzi tolgono. Se l’elaborazione serigrafica Pop di Warhol ha funzionato sulle fotografie, su quelle di Mao Tse-tung, su quella di Liz Taylor o sulla minestra in scatola Campbell, crea invece uno stridente corto circuito con il raffinato omaggio del quale la Città di Genova è stata capace verso Munch. Per fortuna non è presente il suo Urlo, e non ci manca. Munch è un artista immenso, anche senza.

Le ragazze sul ponte 1918, Disegno a colori, cm 58,20 x 42,90. Collezione privata. © The Munch Museum / The Munch-Ellingsen Group by SIAE 2013

Le ragazze sul ponte
1918, Disegno a colori, cm 58,20 x 42,90. Collezione privata. © The Munch Museum / The Munch-Ellingsen Group by SIAE 2013

Figurarsi quello ri-proposto in varie zuppe dall’artista pop. Per non parlare dell’altro capolavoro, Madonna: in mostra sono presenti alcune mirabolanti versioni litografiche dell’Artista norvegese che mettono fuori gioco le serigrafie di Andy. La matita grassa che scorre sicura sulla pietra litografica, nel segno espressionista di Munch, sembra sconfiggere inesorabilmente il linguaggio fotomeccanico della serigrafia di Warhol. E non poteva che essere così, nel confronto con un uomo capace di confessarci una poetica che ci disorienta, ci sposta, ci spinge oltre i recinti della vacua comunità globalizzata. “Senza paura e malattia la mia vita sarebbe come una barca senza remi“. Bisogna qui ricordare anche Ibsen, come Munch, norvegese. Respirano lo stesso tempo ed entrambi attraverso la loro opera scandagliano il profondo dell’anima, del dolore e della morte.

Vampire II, 1895 pietra litografica, inchiostro e raschietto, stampata da Clot, Parigi 38,7 x 56 cm Ars Longa, collezione Vita Brevis © The Munch Museum / The Munch-Ellingsen Group by SIAE 2013

Vampire II, 1895
pietra litografica, inchiostro e raschietto, stampata da Clot, Parigi 38,7 x 56 cm 
Ars Longa,  collezione Vita Brevis
© The Munch Museum / The Munch-Ellingsen Group by SIAE 2013

E fu celebrato anche da Einaudi (Giulio), indimenticabile editore torinese, nella sua splendida edizione dei I Millenni nel 1959 dove ventiquattro tavole grafiche di Edvard Munch sono il fuori testo de I drammi di Ibsen. Munch ritrae Henrik Ibsen al Grand Café in una litografia del 1902, ma sarà con la tecnica xilografica che verranno illustrati i soggetti tratti dalle opere del drammaturgo norvegese. L’effetto sarà particolarmente efficace perché con la fibra del legno sapientemente levigata e inchiostrata riuscirà a creare una suggestione caliginosa, cupa. Munch muore nel 1944, lascia alla città di Oslo oltre mille dipinti, disegni, sculture, migliaia di opere grafiche oltre a 143 matrici litografiche, 155 lastre di rame, 133 matrici xilografiche. A Roma, nel 1986, sarà proprio Oslo a dare un determinante contributo per un’altra grande mostra dedicata all’incomparabile pittore e grafico. La mostra è allestita al Palazzo Ducale di Genova, appartamento del Doge ed è aperta fino al 27 aprile 2014. Sarà inoltre possibile visitare la mostra nella notte di San Silvestro dalle 20 alle 01. 
                                                                                                                                          * © ARMUS-Archivio Museo della Stampa

2 Commenti on "A Genova, la grafica di Munch. Bella, da urlo"

  1. Brizio Giorgio Sebastiano 31 dicembre 2013 alle 16:42 · Rispondi

    Rapinoso il linguaggio del Pirella: sia dal lato delle varie tecnologie grafiche, sia dal versante storico/estetico. Mi piace. Grazie:

  2. Marco F. Picasso 1 gennaio 2014 alle 16:14 · Rispondi

    Dopo aver visitato la mostra di Edvard Munch, il giudizio negativo di Pirella sull’inserimento delle due stanze dedicate a Andy Warhol mi sembra eccessivo. A me, personalmente, l’idea di proporre le particolari sue versioni dell’Urlo è interessante. Certamente più che esporre l’originale, opera troppo popolare (in pratica l’unica di Munch conosciuta dal grande pubblico non professionale, nel quale mi inserisco). Un contrasto che ben completa l’esposizione. Concordo invece pienamente con l’Autore dell’articolo, che la grafica di Munch è molto più interessante (e godibile) dei dipinti. Sempre nell’opinione di un non competente.
    Marco Picasso

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