Industria 4.0 robot e cyber security

Scritto da il 14 marzo 2017 in FORMAZIONE, GRAFICA&CULTURA - Nessun commento

Ciò che più preoccupa gli italiani e gli europei non è tanto la sicurezza del posto di lavoro causata dai robot, quanto la cyber security.

Secondo quanto emerge da un nuovo studio Epson, l’89% degli italiani (75% media europea) è ottimista circa il ruolo della tecnologia nel settore manifatturiero. In coda i tedeschi con il 64%.
In uno scenario caratterizzato dal rapido cambiamento nel settore, l’80% dei dirigenti italiani (74% media europea, con i tedeschi sempre in coda al 67%) ritiene che la tecnologia favorirà le economie locali e aumenterà le prospettive di lavoro, spingendo l’Europa a concentrare la propria primaria attenzione non solo sulle problematiche legate alla sicurezza del posto di lavoro, ma anche sulle minacce informatiche. Questo è il quadro che emerge da un nuovo studio condotto da Epson.

Il futuro nell’industria 4.0

Grafico riassuntivo della ricerca Epson settore manifatturiero

Il 64% dei dipendenti italiani (67% media europea) nel settore manifatturiero ritiene che la cyber security sarà la principale problematica da affrontare, percentuale che tocca il 71% tra i responsabili (76% media europea). Secondo fonti indipendenti, la produzione industriale genera il 15% del PIL europeo, creando oltre 52 milioni di posti di lavoro diretti e indiretti: in questo scenario, la ricerca evidenzia prospettive occupazionali positive nonostante l’incertezza associata al crescente impiego di robot negli stabilimenti di produzione su vasta scala. Infatti, secondo il 62% dei dipendenti (60% media europea), i robot non saranno in grado di sostituire l’uomo in termini di flessibilità, creatività e capacità di reagire (si veda la storia vera del pilota che decise di atterrare sul fiume Hudson, ben raccontata nel film Sully – ndr). Il 69% (62% media europea), inoltre, afferma che i lavori in ambito produttivo si evolveranno con la tecnologia, senza che questa prenda però il loro posto, favorendo l’adozione di un modello aziendale maggiormente incentrato sulle risorse umane a livello europeo.
Con la crescente diffusione delle cosiddette smart factory e della tecnologia, la produzione assumerà nuove forme basandosi su approcci e principi innovativi, e gli stabilimenti consentiranno una produzione on-demand più rapida e conveniente. Inoltre, la supply chain sarà più breve secondo il 36% degli operatori del settore (40% media europea). Il 62% (57% media europea) ritiene inoltre che i siti produttivi diventeranno più localizzati, offrendo una produzione personalizzata che prenderà il posto della produzione di massa, con significativi vantaggi in termini di business, ambiente e società. Oltre alla prosperità economica, l’86% degli intervistati nel settore manifatturiero (83% media europea) ritiene che la tecnologia migliorerebbe l’efficienza aziendale (la percentuale più alta tra tutti i settori oggetto dello studio in Europa) e che la propria mansione diventerebbe più efficiente, produttiva, precisa, analitica e creativa.

Accogliere il cambiamento

Formazione e disponibilità ad accogliere il cambiamento sono le chiavi del successo.
Allo studio hanno partecipato 17 esperti di settore provenienti da tutto il mondo insieme a oltre 7.000 dipendenti full-time impiegati in vari ambiti a livello europeo, di cui 1.500 appartenenti al settore manifatturiero, intervistati per conoscere le loro opinioni su come la tecnologia potrebbe dare forma al futuro del settore e dell’ambiente di lavoro nel rispettivo campo.
Il 38% (47% media europea) degli intervistati nel settore manifatturiero ha dichiarato che la tecnologia porterà alla scomparsa della propria mansione nel futuro. Di conseguenza, sarà necessario perfezionare le proprie conoscenze attraverso un’ulteriore formazione al fine di sfruttare i vantaggi offerti dalla tecnologia stessa. A tale riguardo, il 72% (68% media europea) si dichiara disposto ad acquisire nuove conoscenze qualora le nuove tecnologie minacciassero la mansione attualmente svolta, dimostrando la propria disponibilità ad accogliere il cambiamento dettato dalla tecnologia. Per contro, il 12% (13% media europea) lascerebbe il proprio lavoro per un nuovo posto, senza seguire corsi di formazione. Chi decide di rimanere nel settore probabilmente assisterà a un cambiamento del proprio ruolo, con la trasformazione dei processi produttivi in processi tecnologici, in particolare per quanto concerne la codifica e la sicurezza informatica.
Ampiamente considerate come il motore dell’innovazione, le nuove tecnologie catapulteranno il settore manifatturiero nel futuro. Tuttavia, oltre alle preoccupazioni legate alla cyber security, il 60% degli intervistati (55% media europea) ritiene che le aziende potrebbero non riuscire a stare al passo con i requisiti normativi, ad esempio in caso di integrazione dei robot nell’infrastruttura di produzione.

«La nostra mansione e l’ambiente in cui lavoriamo – ha commentato Minoru Usui, Presidente di Epson – diventeranno sempre più interconnessi. La tecnologia, inoltre, sta trasformando fabbriche, uffici, case, ospedali e scuole, ovvero i luoghi che determinano il corso della nostra vita. La produzione e lo sviluppo di robot industriali sono da sempre al centro delle attività di Epson. Benché le tecnologie come i robot e le stampanti 3D stiano ridefinendo gli aspetti produttivi, le persone rimarranno al centro della produzione e faranno parte di qualsiasi strategia aziendale volta a mantenere un vantaggio competitivo
«Come azienda, – ha aggiunto Usui- Epson promuove il cambiamento tecnologico sviluppando soluzioni in grado di aumentare l’efficienza e la produttività di collaboratori e dipendenti. Le tecnologie Epson, tra cui i dispositivi indossabili, i robot, le stampanti e le soluzioni di visual imaging, sono progettate per offrire nuove opportunità nel settore manifatturiero, e non solo, secondo una prospettiva futura. Stiamo già acquisendo nuove conoscenze grazie a più informazioni, a una maggiore creatività e a una maggiore efficienza. E vi sono ancora margini di miglioramento.»

Lo studio

Questo studio in due fasi è stato condotto da FTI Consulting. Durante la prima fase (dal 22 settembre al 19 ottobre 2016) si sono svolte interviste telefoniche basate sul metodo qualitativo a 17 futurologi provenienti da tutto il mondo ed esperti europei in vari settori per ottenere informazioni e formulare ipotesi sull’ambiente di lavoro del futuro e sui ruoli in continua evoluzione dei dipendenti nei prossimi anni, fino al 2025. La seconda fase, che si è svolta online dal 2 al 13 dicembre 2016, consisteva invece in un’indagine quantitativa condotta dal team Strategy Consulting & Research di FTI Consulting. All’intervista in lingua locale hanno partecipato i dipendenti full-time di Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito impiegati in cinque settori principali (corporate, produzione, formazione, settore sanitario e retail).
Allo studio hanno partecipato in totale 7.016 dipendenti full-time. Il dettaglio degli intervistati in ciascun paese è il seguente: Regno Unito (1.329), Francia (1.308), Germania (1.427), Italia (1.526) e Spagna (1.426). Per quanto riguarda invece gli intervistati per settore, la suddivisione è la seguente: corporate (2.051), produzione (1.519), formazione (1.090), settore sanitario (1.215) e retail (1.139).
Il numero di intervistati di 7.016 comporta un margine di errore di +/-3% con un intervallo di confidenza del 95% standard di settore. Si ricorda che è stata applicata la convenzione standard per l’arrotondamento e che di conseguenza alcuni totali non possono ammontare al 100%.
Ulteriori informazioni sul metodo di ricerca o sui servizi di indagine di mercato : FTI Consulting.

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