Il professore ‘ignorante’

Scritto da il 23 novembre 2017 in FORMAZIONE, GRAFICA&CULTURA - 6 Commenti

Storia vera di un dialogo tra un professore universitario e gli ‘artisti’ che i libri li distruggono per arte.

Un professore universitario, docente emerito di fisica teorica in varie Università in Italia, Gran Bretagna, Canada (insomma non proprio l’ultimo degli sprovveduti), si trovava in un supermercato quando…
Ecco come la racconta: “Questa mattina ero al supermercato quando a un certo punto vedo fra gli scaffali un tizio (giovane) che scagliava con forza un libro per terra, lo raccattava e lo scagliava giù di nuovo e così via; naturalmente a ogni lancio il libro perdeva pagine ed era sempre più malconcio. Intorno, oltre alla gente incuriosita e un po’ stralunata come il sottoscritto, c’erano giovani con cineprese, anche sui cavalletti. Allora, incuriosito, ho chiesto se quello che vedevo aveva un senso (o se dovevo chiamare il 118, ho pensato ma non l’ho detto). Mi hanno risposto di sì, certo che aveva un senso, era una Opera d’Arte. Ovviamente mi hanno guardato con la commiserazione con cui si guardano pensionati ultraottantenni che osservano gli scavi nei cantieri.   
E io, ignorante come una talpa, ma anche un po’ imprudente, mi sono arrabbiato e ho detto che allora erano Arte anche i roghi nei quali i libri venivano bruciati e che tutti i dittatori lo facevano (e lo fanno ancora). Erano e sono degli artisti? Non mi hanno risposto e mi hanno ancora guardato con la stessa aria di commiserazione. Ero così incavolato che poi ho dimenticato alla cassa automatica la tavoletta di cioccolata che mi ero comprato per la merenda. Peccato, quando si diventa vecchi non si capisce più nemmeno l’arte.

Commento

Certo quell’azione di spregio al libro che fa rivoltare nella tomba i vari Gutenberg, Manuzio, Bodoni, Senefelder, a parer nostro non è Arte e neppure arte, né con la maiuscola, né con la minuscola, nonostante significativi precedenti quale la nota scena del film “Carpe Diem” in cui il professore incita gli studenti del College a strappare le pagine del libro di antologia perché la Poesia deve venire dall’interno di ciascuno di noi e non da fuori.
A seguito dell’interessamento dello stesso “professore ignorante”, abbiamo poi saputo che in realtà la scena cui ha assistito al supermercato, faceva parte di uno spettacolo di un Ensemble Collettivo Rituale “performance e musica” intitolato INSUBORDINAZIONI che consisteva in “fulminei atti quotidiani dì insubordinazione metropolitana tra rotatorie stradali, parcheggi e supermercati”.
A nostro modesto parere resta il fatto che un atto di insubordinazione nei confronti dei libri, quali portatori di Cultura, non sembra educativo per le giovani generazioni (ammesso che altri atti di insubordinazione lo siano). Ma siamo certi di essere noi in errore, e non ce ne dispiace.

Però a ben pensarci questo ‘atto di insubordinazione‘ ha un compito che farà piacere alla Filiera Grafica, Carta, Stampa. Più libri si distruggono, più se ne devono stampare. Sarà la raccomandazione da suggerire a un prossimo convegno. Nel frattempo invitiamo tanti ‘artisti’ a imitare quelli del supermercato, per fare la felicità di cartiere e stampatori.
Del resto in Italia, all’ultimo posto in Europa per lettura di libri, potrebbe essere una soluzione.

PS – Proprio mentre queste righe vanno in redazione, ci giunge notizia che un gruppo di vandali ha fatto irruzione durante la notte in una biblioteca di Genova dandole fuoco e distruggendo completamente quasi tutti i libri. La barbarie culturale non ha limiti.

Sono graditi commenti…

6 Commenti on "Il professore ‘ignorante’"

  1. Vittorio E Malvezzi 23 novembre 2017 alle 15:06 · Rispondi

    domandarsi se abbia un senso … non ha senso – oggi viviamo il relativismo in ogni aspetto della vita. Dalla religione alla politica, dall’educazione scolastica alla morale corrente – non c’è nulla di completamente sbagliato, in ogni aspetto si vuole trovare una parte di consenso. Il guaio è che così facendo non c’è neppure nulla di giusto. Figuriamoci come si possano trasmettere i cosiddetti “valori” a chi abbia un animo mitridizzato. Io mi batto ancora per ciò in cui credo, e ciò non mi impedisce di rispettare il diverso da me. Purché non compia azioni irrispettose e non rispettabili.

  2. Bruno 23 novembre 2017 alle 19:13 · Rispondi

    Sono anch’io un ‘ignorante’ professore, di matematica. Un aspetto bello della Matematica (ma anche della Fisica) è che non passa mai di moda: invece, fortunatamente, certe forme di “arte” sono alquanto effimere. Penso che quel professore di Fisica abbia presente questo fatto e che possa quindi sentirsi in cuor suo sollevato.

  3. Enrico P. 23 novembre 2017 alle 19:32 · Rispondi

    Sarebbe necessario contestualizzare ulteriormente l’accaduto e in particolare avere la possibilità di vedere questa “opera d’arte” sulle INSUBORDINAZIONI per poter commentare la situazione raccontata dal Professore (che presumo di riconoscere da alcuni indizi del racconto…).

    Certo a primo acchito la parola INSUBORDINAZIONE può essere usata contro tanti elementi della vita quotidiana di oggi (un vigile severo, un professore – non me ne voglia il narratore della storia – severo, un capo non stimolante, etc etc…). Certamente è difficile immaginarla nei confronti di UN LIBRO, che qualsiasi contenuto possa avere (salvo non essere del genere del “Mein Kampf” ovviamente), senza dubbio non merita INSUBORDINAZIONI.

    Però vorrei invitare voi giornalisti (io non lo sono) ad allargare la visione al contesto generale appunto. Faccio un esempio. Negli anni ’70 il registra S. Kubrik girava “Arancia Meccanica”, assoluto emblema dell’INSUBORDINAZIONE, della violenza, del “male”. Nella sua esaltazione, giustificazione, e capovolgimento di ogni sua logica, nella sua vittoria assoluta nei confronti del “bene” che ne viene corrotto, è contenuta, per chi lo vuole leggere e non fermarsi all’apparenza di un film eclatante, la condanna stessa del male, della violenza, della INSUBORDINAZIONE.

    Quindi quello che mi auguro è, tornando all’opera d’arte in questione, che il gesto proiettato della distruzione di un libro possa contenere un messaggio esattamente opposto ovvero che quel gesto sia una delle cose più assurde che possano esistere. Se fosse in grado di trasmettere tale messaggio, tanto di cappello all’opera d’arte e per fortuna siamo nel 2017, e i libri possono essere ristampati e digitalizzati a piacere.

  4. Marco F. Picasso 24 novembre 2017 alle 19:20 · Rispondi

    Riceviamo, e pubblichiamo anche questo ironico commento : “Suvvia, non siate così ingenui: è evidente che questa performance è sponsorizzata dalla filiera della carta, stampa, grafica! Attenzione, la prossima volta toccherà agli e-readers.”

  5. Francesco Pirella 24 novembre 2017 alle 20:52 · Rispondi

    Caro Marco, ci andrei piano nell’accusare di ignoranza quei giovani intellettuali del supermercato. Non voglio neppure discutere sulla loro esotica performance libresca. Hanno invece un grande merito, encomiabile azione di ecologia culturale! Si sono inventati un lavoro: operatori ecologici di libri ad alto contenuto narcolessico.
    Hai mai soppesato la qualità di certi scrittorini emergenti? E possiamo tralasciare calciatori, attori e attrici e para-cuochi? Hai mai trovato un classico nei supermercati? Oltretutto, saprai, che molti neo-scrittori ne fanno orgogliosamente a meno di leggerli. E allora, perché soffrire tanto per loro (quei libri)?

    • Marco F. Picasso 25 novembre 2017 alle 10:01 · Rispondi

      La rifessione di Francesco Pirella, che fu ‘inventore’ dell’Antilibro è allineata al suo pensiero. Giusto quindi distruggere certa sottocultura, come chi, in altro commento, ammette il diritto di distruzione di libri del genere del “Mein Kampf”. Resta comunque il principio generale, soprattutto in un Paese come l’Italia dove il libro è considerato, quando va bene, uno sfondo per interviste televisive. Conoscevo invece un bibliotecario dell’Archiginnasio di Bologna che si commuoveva a toccare, spostare, spolverare i libri, ma certo erano altro genere di libri. Qualcuno forse ricorda quel film che narra di una improvvisa glaciazione a New York in cui – mentre i potenti si rifugiavano in Messico – un gruppo di cittadini si rifugia nella biblioteca nazionale e per riscaldarsi è costretto a bruciare tutti i libri, iniziando naturalmente dai meno rari e preziosi, ma all’ultimo si trova a dover prendere una terribile decisione: resta un solo libro ed è la Bibbia di Gutenberg originale…

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