///Quando il tifo è anche cultura

Quando il tifo è anche cultura

Da un binomio raro, quello tra il tifo per una squadra di calcio e la cultura e storia della propria città, nasce un libro di racconti che spaziano dal calcio alla storia e alla musica.

Ci piace citare questo libro presentato dall’autore in un centro sociale della vecchia Genova, ai Giardini Luzzati di recente nascita sul vecchio quartiere ‘Madre di Dio’ il più devastato dai bombardamenti su Genova. Significativo per più motivi: il centro sociale che si occupa di integrare immigrati e rifugiati; l’autore, linguista e filologo che vive e lavora da tempo a Ginevra e per il suo amore verso la propria città e per la squadra che la rappresenta. E soprattutto sfatare il luogo comune che associa tifo a violenza.

Come dice il titolo “I racconti del Grifo – Quando parlare del Genoa è come parlare di Genova” è una chiacchierata a ruota libera come si può fare in relax in riva al mare sorseggiando una birra. Racconti che spaziano da ricordi personali e di famiglia, a fatti storici della città recenti o antichi, sempre con un filo conduttore che in qualche modo riconduce a momenti sportivi, anche se non sempre positivi per la squadra del cuore.
Dalla storia del calcio che, ricordiamo, è nato a Genova, alla storia anche politica e sociale, come i fatti del giugno 1960 quando portuali e studenti genovesi fecero cadere il tentativo di governo filofascista, che chi scrive questa recensione ricorda proprio da studente, o anche sempre in tema di fascismo, lo scandalo del 1924 che il quotidiano “The Guardian” definì “la più grande ingiustizia nella storia del football” (riferito a una finale scudetto col Bologna, vinta dal Genoa sul campo, ma fatta pareggiare ai felsinei ‘pistola alla mano’ dal federale Arpinati, facendo mancare alla squadra genovese il decimo scudetto e quindi la ‘stella’).

La copertina del libro ‘Genoa and Genova’ disegnata dallo scenografo Emanuele Luzzati con il suo stile inconfondibile

Ma i collegamenti tra la squadra del Grifone – che per chi non è genovese, è l’emblema della città nato nel 1192 con gli artigli che ghermivano da un lato l’aquila imperiale e dall’altro la volpe pisana con il motto esplicativo “Gryphus ut has angit, sic hostes Janua frangit” – i collegamenti, dicevano, non si limitano a calcio e episodi, ma spaziano su altri campi culturali: da spunti sull’architettura cittadina – che l’autore raccomanda di scoprire passeggiando ‘col naso all’aria’ –, a quelli musicali con ovvi riferimenti ai grandi cantautori di nota e sicura fede genoana, primo tra tutti il mitico Faber, ai personaggi di grande spessore sociale quale don Andrea Gallo, altro ardente tifoso rossoblu, e questo ci ricollega a una delle tante attività sociali dei tifosi genoani a favore dei meno fortunati con l’iniziativa

Fabrizio De André e Don Andrea Gallo in una locandina al Museo del Genoa

Un Cuore Grande Così”. Curiosamente manca un cenno alla genoanità del grande giornalista Gianni Brera, che coniò quel “Vecchio Balordo”, come meglio non si potrebbe definire la squadra, del quale cita invece il noto Bonimba. Del resto, sono molti i personaggi famosi che si potrebbero citare e da cui potrebbe nascere un altro libro.

Non potevano mancare racconti sulla nascita della squadra, da quel dottor James Spensley primo presidente e portiere della squadra, a William Garbutt, l’allenatore da cui deriva il titolo di ‘mister’.

L’Autore firma una copia del libro

Questo per sottolineare che essendo la squadra fondata da ‘gentlemen’ inglesi, è rimasto nei tifosi genoani proprio quello stile ‘british’ di autoironia e di sportività indipendente da vittorie (poche) e sconfitte (tante), ma con alla base quello che il padre dell’autore era solito ripetere, in genovese, al figlio: “un uomo senza storia è come il pesto senza basilico”.  Naturalmente con riferimento a quelli dell’altra squadra (che detto tra parentesi nasce da una serie complessa di fusioni tra squadre di comuni all’epoca fuori Genova (i Comuni della cosiddetta Grande Genova vi furono inglobati nel 1926) e come atto finale nata nel 1946 tra la Sampierdarenese e la Andrea Doria, in origine una società ginnastica alla quale il Genoa chiese di formare una squadra di calcio per dar modo ai propri giocatori di allenarsi fuori campionato. A questo proposito non mancano, e ci mancherebbe, gli sfottò ai ‘diversamente tifosi’ “ma che passione può essere quella di si salta sul carro del vincitore?” si domanda infatti l’Autore.

Massimo Prati – I racconti del Grifo – Quando parlare del Genoa è come parlare di Genova”

Nuova Editrice Genovese

Stampato per i tipi di Litoprint, Genova

2018-01-02T08:47:05+00:00dicembre 18th, 2017|CULTURA&FORMAZIONE, LIBRI|0 Comments

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