//Il Parco Pacifico

Il Parco Pacifico

In ricordo di Alfredo C. Ferretti, di cui abbiamo annunciato la scomparsa nel settembre scorso, pubblichiamo questo articolo  che il professor Luca M. Venturi, uno dei tanti suoi amici intellettuali, ci ha inviato, per non dimenticare il “Parco Pacifico” a Serra Alta di Fermignano.

di Luca M. Venturi *

Nonno Pacifico

Durante alcuni mesi di lavoro, in un prato selvaggio sul quale si affaccia Urbino, è stato tracciato un parco dedicato a Pacifico Ferretti, setaiolo e anticonformista, nonno di Alfredo Ferretti che il Parco ha voluto e creato. A popolare questo paesaggio della mente, sono stati invitati artisti e autori per studiare la natura lungo un sentiero ideale, per poi realizzare le proprie opere integrandole con l’ambiente circostante o polemizzando con una realtà estranea.

Inciucio

Alfredo Ferretti, un intellettuale non conformista, un collezionista, prevalentemente di ceramiche, e Autore apprezzato, ha voluto nel suo terreno di Ca’ Maria Teresa, a Serra Alta di Fermignano, nella valle del Metauro, un parco delle sculture, e ancor più uno spazio dedicato alla ‘ecologia dello spirito’, ove sono collocate opere e, meglio, dichiarazioni e statement come parco pubblico le cui opere, formate da materiali di recupero o assolutamente poveri rottami, non si limitano al solo e semplice arredo artistico, ma rinascono con rabbia. In taluni casi il parco passa in secondo piano la sua densità artistica rispetto alla qualità dei titoli e al numero delle opere esposte. Non da ultimo, tutte le strutture sorgono tra l’erba voglio, e accolgono insetti a rischio d’estinzione, dalle lucciole ai grilli.

La meditazione nella natura, favorita dalla panchina di ferro battuto e dai grandi spazi dell’accogliente cucina a legna retrostante, è la via della semplicità e della salute che ai suggerimenti dell’ecologia profonda, non necessariamente mutuati in toto, unisce il valore aggiunto di una riflessione sull’arte.

Non va sottaciuto il contenuto rivoluzionario del Parco. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, lo Stato, in quanto principale strumento di azione sociale, aveva cominciato a perdere di autorevolezza e si erano sviluppate le più intricate dinamiche del comunismo e delle nuove tecnologie. Attualmente, si sta dimostrando come i dogmi politici e le tecnologie diffuse di comunicazione hanno ridotto a zero il pensiero innovativo, l’analisi critica e – guarda un po’ – la comunicazione perché confinano l’uomo in limiti definiti e angusti, non subito apparenti, e lo rendono schiavo di parole d’ordine, accesso limitato solo a fonti prestabilite, censure e ascolto. Il che non fa che confermare che il nostro vero nemico è lo Stato e i suoi aguzzini, i funzionari.

Hanno abolito il nonno

Lavoro

La Storia si è cancellata. È almeno sin dagli happening di Allan Kaprow, quindi dagli anni 1950, e dal Living Theatre che si mira a uno smantellamento delle definizioni condivise e tradizionali di pittura e scultura, anche perché, seppur di peculiare importanza, nessuno le sa più praticare ‘a mano’ né dispone del toolbox storico e culturale che gli consenta di dominare la creazione artistica, di formare il nuovo, il diretto, l’attrattivo, il vivibile.
Il rapporto tra arte e vita è transitato rapidamente dal coinvolgimento concreto della realtà oggettuale quotidiana, per affondare nelle paludi sterili e mute della provocazione, della politica passiva, della presunta cultura diffusa o delle deboli controculture di massa. Arene secche per utili idioti (che, tra l’altro, non sanno disegnare e non vogliono lavorare).

Il Parco Pacifico, dunque, si oppone all’unanime consenso da politica inutile da stadio, alla massificazione, all’arroganza del ‘siamo tutti artisti – o fotografi o creativi’ per porsi come prolegomeno a un processo di riflessione sul binario morto dei linguaggi artistici e del sistema dell’arte che hanno delegato padronanza tecnica, perfezione estetica, progresso ideale ai videoclip di Mtv, certo meglio realizzati e più coinvolgenti di troppe trovate ammuffite presentate come innovazione.

Rimborsi elettorali

L’arte americana ed europea, per tacere di quella cinese, si avviluppa attraverso varie riedizioni poco più che dilettantesche dell’Informale, e, se proprio va bene, fotocopie stinte di Pop Art.
Fluxus e Happening, Performance Art e Body Art, Minimal Art, Land Art-Earth Works, Process Art, Arte Povera, Arte Concettuale non solo non vengono capite nella loro genesi, splendore e morte, ma neppure studiate.
Questo è in linea con la scomparsa dell’insegnamento della Storia, della Storia dell’Arte e dell’abolizione del processo: Pensare, Studiare, Sapere, Saper Fare, Saper Far Fare (e non aggiungiamo ‘Sudare’: Nothing of importance is done without effort). La scomparsa della Competenza ne è la conseguenza diretta.

Così, tra i più frequenti errori si annoverano le opere, per dire, che si vorrebbero riconducibili alla cosiddetta Land Art solo perché scarni mucchi di terriccio. Ma la Land Art è da decenni conchiusa e i complessi e affascinanti esperimenti artistici ispirati alla natura con la definizione di Land Art, e con quella di Earth Works, a partire dal 1967-68, erano per lo più su scala monumentale o di landscape intervenendo direttamente con mezzi meccanici colossali nei territori naturali, negli spazi incontaminati come i deserti, i laghi salati, le praterie.
Così, l’equivoco di appropriarsi del titolo di Arte Povera non può ridursi a raffazzonare materiali “poveri” come terra, legno, ferro, stracci, plastica, scarti industriali.

Ecologia dello spirito

L’arte non deve più essere noiosa e già vista. Il ‘contro’ è affogato tra abitudini e conformismi semantici ed è diventato sterile e velleitario, è ormai la norma. Stupore e sorpresa sono aboliti. E il peggio è che è morta la Scoperta.

Una caratteristica che distingue iniziative come il Parco Pacifico è il ricorso alla forma dell’installazione, del luogo della relazione tra opera, idea e ambiente, e si presta all’azione di performance, ma professionale, competente e conviviale. Non bastano la solita donna nuda o il ballerino maldestro.
L’immersione nella Natura contribuisce a ridurre ai minimi termini i segni, e facilita il ridurli ai loro archetipi, ma non si deve limitare ai materiali utilizzati o all’essere una rugginosa sculturina en plein air.

Il Parco Pacifico vuole essere un sentiero della mente che innova e fa compiere almeno un piccolo, piccolo passo rispetto alla distesa di cupa noia del già visto, per condurre ad altri parchi di ecologia dello spirito.
Si avverte il bisogno di uscire dall’artificiale copiativo quanto dal banale contatto con elementi naturali che avrebbe indimostrati benefici ufologico-terapeutici. Invece si rientra in contatto con le proprie forze interiori di crescita e con la competente elaborazione critica della Storia come arena di partenza e caravanserraglio di scambio verso, ci si augura, il perfido incanto dell’Arte.
Siamo acqua, aria, fuoco, terra, siamo animali, siamo in simbiosi con le piante e guariamo certamente solo grazie agli antibiotici. Ci sono indispensabili i veicoli fuoristrada, trovandoci in montagna e tra neve, frane e alluvioni. E, sul piano spirituale, la contemplazione e l’analisi della Natura porta a un incanto estetico e spirituale. E la Natura, pensate, si mangia. Insieme.

Cenacolo o Simposio (basta che se magna)

L’Aquila 2009

Visitare una mostra-evento all’aperto, partecipare a una performance, discutere mangiando. Cose che facciamo o cerchiamo di fare istintivamente, ma che possiamo fare con più coscienza per coglierne gli aspetti spirituali, estetici e salutari. Meditazione e dialogo come contatto profondo con le forze della natura, provare ammirazione, meraviglia e stupore, raccoglimento e concentrazione sulla natura.
Senza trascurare la sua dimensione simbolica, se ogni cosa in natura è un segno evocativo che può portare a una nuova comprensione del mondo. La meditazione e l’ammirazione sulla natura e nella natura apre il cuore e risveglia l’intelligenza.
Ecco che il Parco Pacifico Ferretti intende stabilire contatti e collaborazioni in maniera coerente e costante delle altre stazioni di pensiero, d’arte, di Natura, lungo un sentiero concreto che si svolge tra le valli dei fiumi delle Marche (in Bielorussia nella Vitebsk di Kasimir Malevich, al Monte Verità di Harald Szeemann e a Jackson Hole in Wyoming ci arriveremo subito dopo). Stazioni di posta tra fonti, tavole, sculture, visioni, paesaggi, orizzonti, vini, olio e piatti colmi.

* L’Autore, Dr. Prof. Luca M. Venturi, della famiglia dei Venturi di Pergola, è titolare di Mediaconsult SA the Swiss financial media relations advisor. Vive e lavora a Lugano.
2017-12-27T10:29:47+00:00dicembre 26th, 2017|CULTURA&FORMAZIONE|0 Comments

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