La carta per un percorso visivo di recupero

Scritto da il 14 febbraio 2018 in CULTURA&FORMAZIONE - Nessun commento

Lost items on paper è un percorso visivo di Chiara Giorgetti, evento espositivo in/on paper al Paper&People di Milano, dedicato alla carta intesa come foglio-oggetto, e come supporto-fondo intimamente connesso, indivisibile con l’opera grafica.

Lost items on paper è il percorso visivo – dal 1° marzo a Milano – a cura di Margherita Labbe, su oggetti d’affezione “perduti” alla loro funzione originaria, che mette in relazione di reciprocità l’immagine grafica con alcune delle carte altamente tecnologiche * di Paper&People in via Friuli, Milano.
Le composizioni enigmatiche, nel senso metafisico del termine di Chiara Giorgetti – docente all’Accademia di Belle Arti di Brera, Milano, che occupa di fotografia, web e stampa d’arte, concentrando la propria ricerca sulla comunicazione e sulla complessità delle relazioni in una società dominata dalla tecnologia – attingono a un mondo oggettuale “vintage” sospeso tra memoria affettiva, kitsch e collezionismo.
Dove vanno tutti i soprammobili obsoleti (spesso di dubbio gusto estetico) che occupano gli angoli più reconditi delle credenze, delle cantine o delle vetrine da salotto? Chiara Giorgetti mette in atto una scientifica e “militante” operazione di recupero e riciclo estetico di questi oggetti, riproponendoli alla contemplazione in figura. In tal modo, per lo scarto che il linguaggio crea tra la cosa e il nome, tra l’essenza e la visione, sperimenta quel fenomeno indicato da Jacques Derrida come “differance” (o “difference“) per cui l’essere si media nel linguaggio, diventa altro da sé, si rende presente, ma assente allo stesso tempo, diventa segno, traccia.
Tale operazione si apparenta da un lato con la tradizione surrealista di André Breton e Magritte, dall’altro con la ricerca fotografica contemporanea che indaga il processo stesso del vedere e della rappresentazione seriale. Ma anche con i processi di riconfigurazione concettuale dell’oggetto, da Joseph Kosuth a Bernd e Hilla Becher.
Le tecnologie utilizzate, lungi dal riprodurre meccanicamente le immagini, vanno dalla fotografia analogica alla stampa calcografica, al disegno, al digitale, alla scrittura, mettendo alla prova la versatilità delle carte, spesso con superfici materiche, patine metalliche ed effetti di trasparenza. In Frattale domestico ad esempio (v. immagine accanto al titolo) viene rappresentata la tappezzeria di un mobile da sacrestia seicentesco in serigrafia argento, su una carta nera con texture “astrakan”.
Le Password sociali su carta traslucida (Glama Schoellershammer) presentano invece le immagini di oggetti ricorrenti – candelabri, specchi, piatti ecc. – ritrovati e “riconosciuti”, che diventano codici di verifica, segni di appartenenza, testimoni di una esperienza visiva di riqualificazione.

*   Tra le carte usate:   Schoellershammer Glama trasparent, Glama color bold black 100, I.C.M.A. tao nero 87 — 110gr/mq, I.C.M.A. lucertola bordeaux chiaro 95 gr/mq, Takeo NT-Pile White 268 gr/mq, Romero Allure pearl 350gr/mq, Satogami snow 81 gr/mq, curious metallics ferr, Refex spectral white 200 gr/mq,Hahnemühle Photo Rag Ultrasmooth, Tela white 80 g/mq


Inaugurazione 1° marzo. L’esposizione dura fino al 9 marzo.

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