Libri di pietra

Scritto da il 15 marzo 2018 in CULTURA&FORMAZIONE - Nessun commento

Nella valle dell’ardesia scopriamo uno scultore in marmo specialista per la delicatezza con cui tratta la pietra.

Huynh van Hoang nel suo laboratorio

In occasione della settimana e del campionato mondiale del Pesto, all’esposizione di mortai antichi è stato ammesso anche un mortaio moderno di uno scultore ha suscitato l’interesse degli organizzatori per la delicatezza delle proprie opere.  Abbiamo quindi voluto conoscerlo e siamo andati a trovarlo nel suo atélier sperduto in uno dei posti meno accessibili dell’Appennino ligure – tanto poco accessibile che questo piccolo borgo dopo una delle piogge torrenziali degli ultimi anni è rimasto isolato per giorni da una frana: è Monteghirfo, nell’entroterra della Fontanabuona, poche case divise tra due Comuni: Lorsica, famoso per i damaschi, e Favale di Malvaro, famoso per gli emigrati. 

Terra di ardesie, e i libri di cui parliamo sono infatti scolpiti nell’ardesia, ma la specialità del nostro scultore è il marmo.

«Mi ha scoperto la mia maestra di italiano alle elementari – ci racconta – facendoci fare le maschere di cartapesta. Riuscivo a modellare l’argilla senza che nessuno me lo avesse insegnato e da lì mi ha consigliato di proseguire le scuole d’arte

Di origine vietnamita, Hoang (o più brevemente Huan) viveva in provincia di Lucca, terra del marmo, dove si esercita nella cantina di suo padre. È solo all’età di 26 che ha l’opportunità di lavorare in un vero laboratorio di scultura a Pietrasanta, dove conosce dei bravi artigiani e scultori, ognuno con le proprie tecniche.

«Da loro ho cercato di apprendere il loro modo di lavorare. Come si dice: guarda e impara! Sono appassionato del figurativo per cui osservo molto le persone, gli animali o anche la natura stessa, per cercare di migliorare

Poiché il talento non mancava partecipa a simposi ci scultura, confrontandosi con sculture monumentali.

«Qui la sfida è che devi realizzare un’opera in un mese, il che ti permette di scoprire un modo diverso di lavorare: devi usare le macchine e trovare la maniera per togliere pezzi più grandi per far prima. Anche in questo caso si osserva molto come lavorano gli altri scultori, si conoscono luoghi, culture diverse, tecniche di lavoro differenti. Da queste esperienze ho imparato a realizzare le mie opere più velocemente

In Francia, sempre a un simposio di scultura, conosce una scultrice veneziana che aveva frequentato l’Accademia delle Belle Arti di Venezia.
«Ora – prosegue Huan – Antonella è mia moglie. Da lei imparo la pazienza: cura molto le superfici delle sue opere, in un modo divino

De André

La sua piccola abitazione, con annesso il laboratorio a Monteghirfo, sembra una casa per hobbit, dove vive con Antonella e la figlia. Forse un po’ scomodo per i tempi di trasferimento a Chiavari o a Genova – frane permettendo – ma certamente il luogo ideale per l’ispirazione artistica, tanto da essere molto apprezzato per le opere, sue e di Antonella, anche all’estero.
Non a caso in questi luoghi si ritrovano ogni anno i discendenti di emigranti, oggi benestanti signori che vivono negli USA, in Argentina, Uruguay. Tra questi vi fu il fondatore della Banca d’America e d’Italia in California, e il presidente del Paraguay. Un mondo che va e che viene. Liguri emigrati in America, e un vietnamita che il padre, sfuggito a una delle tante assurde guerre che l’Occidente ha regalato al mondo, ha portato in Italia.

Huan, si definisce un autodidatta «Conosco molto di più la pratica che la teoria; mi manca un pochino la storia dell’arte. Un po’ mi sento di creare la nostra storia con la nostra epoca, osservando il passato per creare il futuro
Un futuro che vorremmo rivolto più all’Arte che alla guerra.

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