L’incisione negli scambi culturali tra oriente e occidente

Scritto da il 19 aprile 2018 in CULTURA&FORMAZIONE - Nessun commento

Al 9° annuale incontro nazionale degli Incisori e Collezionisti Grafica Insieme, il ruolo dell’incisione e del libro nei rapporti culturali tra Oriente-Occidente e sulla nascita dello Yen e della filatelia giapponese, opera di Edoardo Chiossone, incisore genovese.

L’incontro all’Istituto E. Fassicomo di Genova è stato un successo anche, se come spesso accade, sono mancate all’ultimo momento molte delle presenze annunciate.

fr Paolo direttore Fassicomo e Bruno Sacone

Ha aperto le relazioni Bruno Sacone, appassionato della storia di Genova, presentando l’uomo Edoardo Chiossone cui è dedicato il Museo di Arte Orientale di Genova che è il più importante in Europa.
Dopo un breve ringraziamento all’istituto Fassicomo, Sacone ha iniziato con una premessa che ha ben separato Edoardo Chiossone da David Chiossone, quest’ultimo forse più noto per aver fondato l’Istituto dei Ciechi. La presentazione di Bruno Sacone ha messo in luce aspetti particolari di Edoardo (i suoi studi, i suoi primi successi lavorativi) dalla giovinezza alla consapevolezza della sua arte e delle sue capacità organizzative, alla sua adesione alla “chiamata” giapponese fino alla sua morte, avvenuta a Tokyo dove è sepolto con grande onore.  Chiossone fu infatti chiamato dall’imperatore per avviare la produzione delle banconote e della filatelia giapponesi.  Dopo avere illustrato le sue capacità incisorie, è stato messo in luce il suo amore per le antiche memorie del Giappone e per la sua munificenza nello spedire tutti i suoi acquisti a Genova, dove è stato allestito il Museo d’Arte Orientale a lui intitolato facendo anche notare l’interessante costruzione dell’architetto Mario Labò, nel contesto di un parco, la Villetta Di Negro, che ha una storia e un ambiente molto particolari, che ne fanno una delle peculiarità del capoluogo ligure.

Per approfondire la conoscenza di Edoardo Chiossone, suggeriamo questo video di un programma diffuso nel 2017 dalla RAI.

Il Museo d’Arte Orientale E. Chiossone

Purtroppo oggi questo Museo si trova in qualche difficoltà di gestione (manca un direttore e ha scarsità di personale). Per questa ragione non ci è stato permesso di visionare le tante incisioni di Chiosssone che non sono esposte, contrariamente a quanto fanno altri musei che espongono i reperti delicati a rotazione.

Come le collezioni tessili e ceramiche di Palazzo Bianco, uno dei principali musei genovesi, la cui curatrice, Loredana Pessa, ha accettato di tenere la relazione principale del 9° incontro: “Suggestioni orientali e modelli occidentali. La grafica come veicolo di culture nell’Europa rinascimentale”. Una vera e propria lectio magistralis che ha entusiasmato i presenti per la chiarezza di esposizione e la ricchezza dei temi che hanno evidenziato come il libro e l’incisione siano state nel Rinascimento, il veicolo di trasmissione della cultura e di comprensione tra civiltà così differenti come quella occidentale e il mondo islamico e il mondo dell’estremo oriente.

Abbiamo trattato, sia pur in parte, questo argomento nell’articolo Orientalismi, cui rimandiamo.
In aggiunta, la dottoressa Pessa ha esposto nel dettaglio tutte le forme che caratterizzano le cosiddette decorazioni ad arebesco, o moresche o damaschine, come sono definite in Europa, e la loro influenza sulla moda – ad esempio i merletti tanto diffusi nell’abbigliamento femminile  ma anche maschile fino a tutto il ‘700, che nascono su ispirazione degli ‘arabeschi’, ma che in oriente non esistono come prodotto tessile.

Loredana Pessa, curatrice raccolte tessile e ceramiche di Palazzo Bianco, Genova

Affiancando e poi sostituendo i disegni – ha raccontato Loredana Pessa –, che fino al XV secolo erano stati l’unico veicolo di forme e modelli, le incisioni amplificano enormemente la possibilità di comunicare nuove idee, favorendo il contatto tra culture diverse, che a sua volta genera linguaggi artistici originali.” Gli effetti di questa circolazione sono particolarmente evidenti nell’ambito delle cosiddette “arti decorative”: tessuti, ceramiche, metalli, opere di ebanisteria e legature librarie, “che spesso, a un’attenta lettura, rivelano il rapporto con modelli elaborati in paesi remoti”.
Stampe sciolte o raccolte all’interno di un volume, espressamente destinato a fornire modelli agli artisti, affiancano le illustrazioni librarie vere e proprie in questa colossale opera di divulgazione che spesso riguarda proprio la cultura figurativa orientale.
“Nell’Europa Occidentale – prosegue la curatrice delle raccolte di Palazzo Bianco – svolgono in questo senso una funzione importantissima proprio i numerosi libri di modelli, stampati a Venezia, a Parigi e in Germania, che contribuiscono alla diffusione di disegni e tipi di decorazioni ispirati all’arte islamica. Questa penetrazione era del resto favorita dall’afflusso di preziosi manufatti prodotti in questo ambito che fin dal Medioevo erano entrati a far parte dei tesori delle chiese e delle collezioni nobiliari. Tra i motivi che godono di maggior fortuna in Occidente spicca l’arabesco, definito “lavoro alla moresca” o “alla damaschina”, al quale vengono dedicate numerose tavole del famoso libro di Giovanni Antonio Tagliente, che si affianca ad altre raccolte di modelli come il Livre de moresque di Francesco di Pellegrino.   Oltre all’arabesco, si affermano anche altri generi di intrecci, come i nodi o “groppi”, e i disegni di tipo geometrico, conosciuti in Europa grazie all’arrivo di opere in metallo, di tessuti e di tappeti e alla circolazione degli azulejos spagnoli.
I complessi disegni dei merletti cinquecenteschi sono uno dei prodotti più rappresentativi di questo “dialogo culturale” che attraversa tutto il secolo e che non costituisce un percorso a senso unico. Infatti, se un’interpretazione creativa di modelli derivati dal complesso e multiforme panorama dell’arte del mondo islamico è alla base di varie creazioni occidentali, talvolta è vero anche il contrario. Basti pensare, ad esempio, ai decori della ceramica turca fabbricata a Iznik (l’antica Nicea) intorno alla metà del XVI secolo, caratterizzati da un esuberante realismo. Le raffigurazioni di rose, giacinti e altre specie botaniche sui manufatti da mensa o sulle piastrelle destinate ad essere utilizzate come paramenti architettonici non possono non essere ricollegate alla grande diffusione delle incisioni a soggetto botanico nell’Europa cinquecentesca. Anche i decori degli azulejos spagnoli che, sino alla seconda metà del XV secolo, come altri generi di manufatti prodotti nell’ambito della cultura mudejar, erano prevalentemente ispirati a modelli di origine islamica, alle soglie del Cinquecento si arricchiscono dei motivi classicheggianti mediati dalle stampe italiane. In questo modo, ai temi più consueti del loro repertorio “moresco”si aggiungono le candelabre, le foglie d’acanto e le ghirlande tipiche della cultura umanistica, espressione di una “contaminazione” feconda di nuovi sviluppi nel campo dell’arte e, in senso più ampio, in quello della civiltà umana.”

Incisioni di Chiossone illustrate da Marco Cassini

Ritornando a Edoardo Chiossone, il collezionista Marco Cassini con “Edoardo Chiossone incisore a Genova” ha esposto e illustrato alcune incisioni che l’artista genovese realizzò prima di recarsi in Giappone, quand’era docente alla Accademia Ligustica di Genova.

Non poteva mancare una simpatica relazione ‘tipografica’; quella di Danila Denti, su “Giancarlo Sardella stampatore”. Sardella, che era presente in sala, è uno dei non pochi urbinati trasferitosi a Milano, o in Lombardia, dove opera fino al 2010 quando decide di tornare nelle Marche a coltivare frutta ma anche lastre calcografiche.

Alessandra Angelini

Ha concluso Alessandra Angelini docente all’Accademia di Belle Arti di Brera, Milano, che con la sua relazione “Scolpire l’impossibile – Dalla progettazione alla stampa 3D” ci ha illustrato, anche con l’aiuto di un filmato, le nuove frontiere della stampa 3D nell’arte. Il filmato è stato girato in occasione di un fuori salone del 2017 con Fontegrafica, e illustra la nascita di un ‘libro’ in 3D, di cui la relatrice ha spiegato come un artista può oggi ideare, e quindi elaborare da un disegno un ‘file’ che darà l’input per una scultura (v. articolo).  Alessandra Angelini ha anche sottolineato come questa tecnica, ormai ben nota, stia evolvendo tuttora in quanto a materiali, e possibilità finora impossibili con alre tecniche, in grado di offrire nuove opportunità artistiche.

Per chi fosse interessato ad approfondire, tutte le relazioni sono pubblicate integralmente nei supplementi di inPressioni, Colloquia Graphica et Exlibristica, rivista edita dalla Associazione “E. Fassicomo” (g.insieme@gmail.com )

La prossima decima edizione, che sarà imperniata sulla stampa a piombo e sulla carta, si terrà il 30 marzo 2019.

Lascia un commento