Etichette ed ex libris

Scritto da il 22 ottobre 2009 in Ex libris, GRAFICA&CULTURA - Nessun commento

Relazione tenuta da Marco Picasso alla inaugurazione della Mostra “Di Vino Ex Libris” a La Morra (CN) nel maggio 2008

C’è un’analogia troppo facile tra l’ex libris e l’etichetta: il formato.
Ma a questa possiamo aggiungere un altro elemento distintivo e fondamentale di entrambe, che io considero piccole opere d’arte. La necessità di racchiudere e sintetizzare in un piccolo formato, l’idea comunicativa e l’immagine di un prodotto e di una persona.
L’ex libris deve sintetizzare le caratteristiche del committente; l’etichetta, parlo in particolare di quella per il vino, le caratteristiche di ciò che il contenitore contiene; nel nostro caso il vino.
L’etichetta è stata spesso definita come l’abito della festa della bottiglia: è allegra o seria, sobria o riccamente ornata, ma sempre festosa, ricca, anzi deve mostrare la ricchezza del contenuto e della casa che rappresenta.

Chi disegna e realizza un ex libris è un artista: xilografo, incisore oltre che buon disegnatore.
Che progetta un’etichetta è un grafico, un comunicatore, spesso non è considerato un artista, ma in molti casi lo è, sia pure inconsapevolmente.
Ci sono però anche etichette d’artista, o affidate ad artisti noti e affermati. Non vorrei però ora soffermarmi su questi, perché, pur consapevole di far arrabbiare qualcuno, a mio parere l’affidare un’etichette a un grande artista affermato può essere controproducente per il prodotto: rischia di valere per l’etichetta e non per il vino.
Chi crea l’etichetta, invece, deve o dovrebbe, come l’exlibrista, conoscere a fondo il committente, la casa produttrice, ma anche il tipo di vino che deve rappresentare. Deve anche conoscere il target delle bottiglie che va a vestire, a quale pubblico si rivolge.
Infatti, tornando alla mia definizione, indossando l’abito della festa si sceglie quello più idoneo all’ambiente di questa festa. Più o meno formale a seconda di chi lo frequenta. Così l’etichetta deve vestire il vino per una specifica circostanza.
L’etichetta trasmette un messaggio, così come un ex libris; anzi nel nostro caso è o dovremmo chiamarlo un ex vinis o ex amphora?
E per trasmettere un messaggio occorrono alcuni elementi fondamentali: un testo, un’immagine, colori (anche se non sempre necessari).
L’etichetta deve però rispettare certe regole: regole legislative e regole di mercato.
Relativamente alla legislazione, la disposizione (D.L. 109 del 27/1/1992) afferma che “l’etichetta è uno strumento sintetico, ma informativo tramite il quale è possibile ottenere le indicazioni, minime ma indispensabili, sulle caratteristiche del prodotto che il consumatore sta per acquistare.”
Rispetto ad altri prodotti il vino ha un vantaggio: esiste la contro-etichetta, che ne descrive le caratteristiche e riporta quei dati che sono richiesti per legge, come ad es. “contiene iposolfiti”. Anche se a volte poi, come dice Davide Paolini, il gastronauta, si esagera fornendo informazioni ridondanti.
Ma veniamo, brevemente, alle esigenze di mercato.
Sappiamo che spesso è proprio l’etichetta a vendere il prodotto. Non tutti conoscono il vino in questione e soprattutto non tutti conoscono il produttore. E allora l’etichetta diventa parlante, deve riuscire a trasmettere emozioni: la serietà del produttore; il valore intrinseco del vino; la cura, esperienza e la passione del vignaiuolo e dell’enologo.
A questo punto si capisce come il progettare un’etichetta non sia un compito facile e alla portata di tutti. Forse, oltre che essere un buon grafico, un buon comunicatore, il progettista deve essere anche un po’ psicologo. Non dimentichiamo che deve riuscire a creare in uno spazio assai limitato un messaggio completo e attraente.
Rispetto all’ex libris, se vogliamo, l’etichetta ha però un vantaggio: le tecniche di stampa. Direte che l’ex libris è personalizzato. Certo, ma oggi anche la stampa può farlo.  Oggi per stampare un etichetta da vino si ricorre a tecniche miste che comprendono oltre alla stampa di base, in genere in offset, l’aggiunta di elementi serigrafati, di aggiunte con oro o metalli stampati a caldo, e persino rilievi a secco, o anche l’uso di vernici lucide e opache. rendendo così questo piccolo e semplice pezzetto di carta, uno straordinario vestito. Della festa appunto.

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