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Ma poi, cos’è un nome?

Una vergognosa scritta sul quaderno dei visitatori alla mostra “…Ma poi, cos’è un nome?” alla Triennale di Milano non fa che confermare l’allarme sulla caduta libera dei valori.

La Triennale di Milano, in occasione degli 80 anni delle Leggi Razziali (17 novembre 1938), ha organizzato una mostra (23 ottobre – 18 novembre 2018) imperniata sul censimento degli ebrei a Milano nel 1938.

Sarebbe un marginale agli obiettivi della nostra testata, se non per un fatto incredibilmente increscioso e vergognoso che rientra nel tema della Comunicazione.

Il giorno 27 ottobre sul quaderno dei visitatori troviamo in fondo alla pagina, ultimo messaggio (e a quanto pare nessuno ha più avuto il coraggio di aggiungere altro per tutto il giorno 28 data della nostra visita).
Lo lasciamo vedere nella foto che abbiamo scattato, senza trascrivere la frase, che non ci sentiamo di sporcare con quelle lettere e parole, il nostro sito.

Triennale

Lasciamo anche ai lettori il giudizio. Ma non possiamo tacere, perché il silenzio è complicità.
Per questo noi di MetaPrintArt abbiamo subito denunciato il fatto ai curatori (cosa che per 24 ore nessuno aveva fatto come ci è stato confermato dagli organizzatori della mostra).

Proprio in contemporanea, leggiamo sul Corriere della Sera l’articolo di Roberto SommellaLa pericolosa epoca dell’ignoranza artificiale”.  Articolo che parla dell’ignoranza (rinunciando all’informazione corretta), che prevale oggi per chi si accontenta di ‘starsene’ di quanto si dice sui social. E della “percezione”. Senza approfondire. Senza pensare.
Il silenzio dell’opinione pubblica che nel 1938 lasciò che gli ebrei fossero censiti (non per appartenenza a una religione, ma a una ‘razza’) fu una delle cause della discriminazione prima (bambini che non avevano il diritto di andare a scuola, professori che non potevano insegnare, medici che non potevano curare e via dicendo), dell’internamento poi, e infine dell’olocausto.
E c’è qualcuno oggi che osa scrivere, perché il pubblico lo legga, quanto potete vedere nell’immagine. Siamo poi certi che l’integralismo islamico tanto (giustamente) deprecato, sia una loro esclusiva?
Noi condanniamo fermamente ogni integralismo religioso (e politico).

‘Data portraits’

La mostra sul censimento degli ebrei vuole essere un richiamo a fare attenzione. A non dimenticare.
La mostra è una installazione visiva che raccoglie, semplicemente, nome e quando possibile notizie, veri ‘data portraits’, in un lungo elenco (11.000 nomi). Nomi che si credeva perduti, ma ritrovati negli archivi del Comune di Milano. E i curatori Laura Brazzo e Daniela Scala della Fondazione CDEC, Emanuele Edallo dell’Università degli Studi di Milano e con un comitato scientifico di tutto rispetto, ne hanno fatto un luogo di “equilibrio tra contenitore e contenuto, che affida lo stesso peso alla vicenda di ieri e all’esperienza di oggi”.

2018-10-29T08:37:32+00:00ottobre 29th, 2018|CULTURA&FORMAZIONE, In evidenza|0 Comments

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