Igor Eškinja, The Day After

Scritto da il 13 novembre 2011 in GRAFICA&CULTURA - Nessun commento

Fino al 1° gennaio 2012 presso la Galleria Federico Luger di Milano, avrà luogo la personale di Igor Eškinja The Day After, a cura di Giorgio Verzotti.

The Day After raccoglie le opere realizzate per la Fondazione Pomodoro in occasione della personale mai inaugurata causa la fine dell’attività dell’istituzione. In particolare i lavori di Eškinja, nati a partire da effimere e complesse situazioni site specific sullo spazio della fondazione, raccontano la forza e la vitalità dell’arte che sopravvive al tempo e resiste alla sfuggevole mutevolezza del contesto umano, sociale e politico.
Eškinja ha realizzato dei set fotografici in situ, sovrapponendo alle consuete geometrie del luogo delle vere e proprie finestre, ritagli visivi in cui l’occhio della fotocamera fosse ingannato permettendo a chi guarda di vedere gli spazi possibili oltre la siepe. L’artista ha avvertito infatti l’esigenza di costruire dei nuovi contesti per ambientare le proprie rappresentazioni, in maniera tale che l’opera – la fotografia – possa essere il prodotto finale di un’operazione scultorea e tridimensionale: in questo modo realtà e spazio di visione coesistono ambiguamente, l’uno all’altra indissolubilmente legati. Nel lavoro di Eškinja la manipolazione dell’architettura e delle sue geometrie (in forma non invasiva né irreversibile: successivamente alla realizzazione dello scatto, gli ambienti vengono difatti
riportati alla situazione iniziale) è l’artificio grazie a cui è retto il suo metateatro; e la finzione artistica diventa rappresentazione del corto circuito tra tutte le possibili prospettive.
Nel condensare un complesso lavoro allestitivo in uno scatto di una frazione di secondo o nell’impiego nella realizzazione del set di materiali di scarto, come la sabbia utilizzata per gli stampi durante la fusione dei metalli (gli spazi della Fondazione Pomodoro erano ricavati in una ex fonderia), le opere dell’artista croato sottolineano così la dimensione transitoria e fragile della costruzione di senso. Ma anche la volontà di uno slancio vigoroso, necessario ad afferrare il tempo che fugge e a trattenerlo con forza fino al giorno dopo.
A corredo della mostra una pubblicazione con testi di Capra Daniele e del curatore.

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