Fascinosa Typograph

Scritto da il 5 dicembre 2011 in GRAFICA&CULTURA, Storia & Musei - Nessun commento

Le nuove tecnologie nel campo della stampa possono stupire per l’alto grado di funzionalità e di velocità di lavorazione, ma è difficile emozionarsi osservando un’ipertecnologica offset dove i gruppi colori ricordano lavabiancheria industriali. Per non parlare, poi, delle modernissime ma antiestetiche apparecchiature elettroniche. Basta invece una visita a un museo della stampa per rimanere incantati da capolavori di ingegneria meccanica, enormi pachidermi di ferro che, pure immobili, evocano magiche atmosfere regalando un fascino istintivo, come la compositrice meccanica monolineare Typograph.

di Giorgio Coraglia *

Compositrice a caldo Typograph al Museo della Stampa di Mondovì

Compositrice a caldo Typograph

John Raphael Rogers, americano dell’Illinois, sul finire del XIX secolo, abbandonava l’insegnamento e si gettava nell’impresa di realizzare una macchina per la composizione meccanica a lingotto (che fonde cioè i singoli caratteri in un’unica riga) per contrastare il monopolio della strabiliante Linotype, appena inventata dal tedesco Ottmar Mergenthaler, che stava imponendosi nelle officine tipografiche americane.
A  Cleveland (Ohio), nel 1891, J.R. Rogers fonda la “Rogers Typograph Company”,  la fabbrica che produrrà la sua piccola macchina compositrice.
Il mercato accoglie favorevolmente la Typograph perché costa la metà della carissima Linotype, pesa pochissimo (circa duecento chilogrammi) e “non occupa più spazio di una macchina per cucire”. È una macchina robusta e di facile manutenzione, che si rivelerà quindi particolarmente adatta alle piccole officine grafiche.
La Typograph ha nella parte superiore una ventagliera mobile che porta le matrici; nella parte inferiore sono collocati gli organi di giustificazione e la sezione di fondita. La tastiera ha 84 tasti: premendoli si liberano le matrici (che sono incise su lunghe aste) dalla ventagliera e, scendendo a una a una per gravità su verghe d’acciaio inclinate a 30°, vanno ad allinearsi in un compositoio cieco dove si formerà una riga, che ingegnosi spazi costituiti da anelli elicoidali provvedono a giustificare.
Si avvicina poi il crogiuolo contenente la lega tipografica e si fonde la riga, che va poi ad allinearsi sul vantaggio ¹.
Terminata la fusione, l’operatore sblocca il cestello (la ventagliera), lo alza facendo ricadere le matrici nuovamente al loro posto.
La produzione, dimezzata rispetto alla più sofisticata Linotype (capace di sei righe al minuto), era comunque soddisfacente: circa cento righe all’ora.

La guerra dei brevetti

Ma fin da subito la Linotype iniziò una guerra di brevetti che si risolse nel 1895 con la cessione del brevetto della Typograph alla società di Mergenthaler (per 415 mila dollari d’allora) e l’inventore Rogers entrò in Linotype come dirigente.
La Typograph allora venne costruita in Canada, a Windsor (Ontario): le macchine compositrici si vendevano, ma nel 1907 lo stabilimento va a fuoco.
Allo scadere dei brevetti della Linotype la produzione della Typograph venne spostata a Detroit (Michigan) dove resistette fino al 1912.

Typograph diventa europea

Miglior fortuna la Typograph la trovò in Germania. La macchina di Rogers venne in seguito, e con modifiche, costruita a Berlino. Si presentava con nuovi caratteri, con le matrici a due lettere (modello B) e con il rovesciamento automatico del cestello “facilitando l’impiego di donne come operatrici, così come il lavorar seduti”.
Nel 1914 a Leipzig fu presentato il modello Universal che permetteva di cambiare il tipo o il corpo di carattere in meno di tre minuti. La Universal B componeva dal corpo 6 al corpo 14 su una giustezza da 4 a 30 righe.
Nel 1934 si stimavano in circa quattromila le Typograph che servivano giornali e tipografie.

La Typograph nel suo ambiente al Museo della Stampa di Mondovì

La Typograph nel suo ambiente al Museo della Stampa di Mondovì

Poi venne la seconda guerra mondiale: la fabbrica berlinese fu bombardata. Ma dopo vent’anni, nel 1960, la macchina di Rogers del 1892 viene ripresentata in drupa con molti miglioramenti e un disegno moderno. Nel 1965 era ancora in produzione.
Oggi una Typograph, sempre fascinosa, ma silenziosa, la si può ammirare nel bel Museo civico della Stampa di Mondovì.
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¹ Il vantaggio o avvantaggio (galley in inglese), nelle macchine compositrici, è il piano su cui vanno a collocarsi le righe a mano a mano che vengono formate. In tipografia è la tavoletta in legno o in metallo con regoli a destra e sul davanti contro cui si appoggiano le righe composte, che verranno poi serrate con lo spago formando un pacchetto che permette di trasportare la composizione sul portapagine o sul tiraprove.

* Giorgio Coraglia, ex linotipista a Tuttosport e a La Stampa di Torino, è oggi uno dei pochi studiosi della storia della composizione meccanica «a caldo». In «Linotype & linotipisti – L’arte di fondere i pensieri in piombo» (www.linotipia.it) Giorgio Coraglia racconta la storia lunga un secolo delle macchine compositrici meccaniche dell’età del piombo, arricchita dalle testimonianze di chi ha vissuto in quelle straordinarie tipografie odorose d’inchiostro e rumorose di Linotype.

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