Un libro artistico su Matteo Ricci

Scritto da il 6 maggio 2010 in GRAFICA&CULTURA, Libri - Nessun commento

Dialogo, sulle orme di Li Madou – Un libro artistico di liriche di Gian Mario Maulo e immagini di Carlo Iacomucci su Padre Matteo Ricci nel quarto centenario della morte del gesuita che “scoprì” la Cina

È stato pubblicato il libro “d’arte” di poesie e immagini dal titolo “Dialogo, sulle ombre di Li Madou”, il libro contiene poesie scritte dal prof. Gian Mario Maulo con le immagini a colori dell’artista urbinate, maceratese di adozione Carlo Iacomucci.

Li Madou in caratteri cinesi

Li Madou in caratteri cinesi

Per sviluppare questo libro Maulo e Iacomucci sono andati alla ricerca delle tracce ancora presenti nella nostra città e nel nostro territorio che testimoniano la presenza di Padre Matteo Ricci (Li Madou in cinese) a 400 anni dalla morte avvenuta a Pechino l’11 maggio 1610.

Oltre alle poesie del professor Maulo il libro si arricchisce di opere illustrative di Iacomucci, e di un commento dello stesso autore che spiega i motivi di questa ultima opera, con le prefazioni del vice direttore de L’Osservatore Romano Carlo Di Cicco e dello storico dell’arte Prof. Stefano Papetti.

Commenta il Prof. Maulo «Il libro è un cammino sulle orme di Padre Matteo Ricci con le immagini che partono dalla Macerata del ‘500 e incontra i personaggi e gli ambienti cinesi e con i testi che vogliono affrontare i problemi esistenziali comuni ad un umanesimo perenne che rendono possibile un incontro in profondità fra due culture lontane: il problema dell’Assoluto, il volto di Dio, il silenzio di Dio, il tema della morte ed immortalità, la diversità e la comunione con la natura, l’Alfa e l’Omega del mondo

La copertina del libro, raffigura un quadro dello stesso Iacomucci e parecchie copie sono già state prenotate da diverse istituzioni e da alcuni sponsor che hanno sostenuto l’iniziativa. Il libro sarà presentato nel mese di maggio sia nel nostro territorio marchigiano, sia al Salone Internazionale del Libro di Torino, nello stand delle Marche.

Si ringraziano gli sponsor che hanno reso possibile una pubblicazione d’arte molto impegnativa, e inoltre: la Regione Marche, La Provincia e il Comune di Macerata, il Comitato per il IV Centenario di Padre Matteo Ricci per il patrocinio gentilmente concesso.

Il libro è stato stampato su carta speciale presso la Litografia Fast Edit per conto delle Edizioni Ephemeria di Macerata.

dalla Prefazione di Stefano Papetti (storico dell’arte )

Il segno di Iacomucci per Matteo Ricci

Sfruttando le doti mnemotecniche apprese durante l’alunnato romano presso i Gesuiti, padre Matteo Ricci stupì i sapienti cinesi dimostrando loro di conoscere quattrocento ideogrammi, gli stessi che Iacomucci fa volteggiare nei cieli delle sedici tavole che ha realizzato per accompagnare le poesie di Gian Mario Maulo.

Le immagini concepite dal pittore maceratese, più che un convenzionale omaggio a Matteo Ricci nel periodo in cui ricorrono i quattrocento anni dalla sua morte, costituiscono il diario di un viaggio che da Macerata ci conduce sino in Cina, nella Città Proibita, dove il gesuita marchigiano ebbe solenne sepoltura.

I cieli della fantasia dipinti da Iacomucci sono solcati da ideogrammi e da goccie di pioggia che sovrastano i luoghi dell’antica città che Matteo Ricci frequentò da ragazzo ma, nel segno di una continuità grafica e geografica che attraversa mari e continenti lontani, ritroviamo i medesimi simboli anche nei cieli d’Oriente, a sottolineare il ruolo di mediatore culturale svolto dal sacerdote maceratese.

Il segno di Iacomucci, nella sua nitida e rigorosa chiarezza, soddisfa bene la volontà didascalica che presiede questa iniziativa culturale: l’eleganza dei maestri orientali, che tanta ammirazione suscitò nei pittori europei del XIX secolo, si rispecchia negli acquarelli dell’artista, richiamandone certi raffinati preziosismi grafico-pittorici.

Questo stile che fonde la rarefatta semplicità dell’arte orientale con le capacità descrittive di quella occidentale, si attaglia bene ad esaltare i temi di carattere interculturale rappresentati da Iacomucci e può ben accompagnare i contenuti del trattato “Sull’amicizia”, il volume di Matteo Ricci che tanti consensi gli valse presso l’intellighenzia cinese.

Con le parole del gesuita marchigiano si potrebbe dunque dire “Se nel mondo non vi fosse l’amicizia, non vi sarebbe gioia“, la gioia di esistere che traspare anche nelle creazioni di Iacomucci.

Prefazione di Carlo Di Cicco (Vicedirettore de L’Osservatore Romano)

Sulle orme di Li Madou

Matteo Ricci (Li Madou in cinese) è stato un grande promotore dell’amicizia come stile missionario. Lo hanno definito pietra miliare nel processo di inculturazione del Vangelo e primo ponte culturale tra Oriente e Occidente. Una figura di cui si sente molto bisogno anche ai giorni nostri. La raccolta di poesie di Gian Mario Maulo dal titolo “Dialogo” si muove sulle orme di Matteo Ricci, suo eccezionale conterraneo. Con la poesia, strumento disarmato, flessibile. Materia delicata, a volte controversa, nella quale l’autore ha già dimostrato di muoversi con personalità e visione aperta del mondo e delle aspirazioni umane. La poesia, infatti, è questione di cuore che filtra la conoscenza del presente mescolata al mondo dell’inconscio, alle idee strappate al buio della caverna platonica e che richiede lenti speciali per leggere e raccontare la realtà senza separarla dai sogni. E’ arte e, dunque, dono che trasforma parole innocue in magie. La poesia, come ogni arte, è capace di esprimere grovigli di sensazioni altrimenti indicibili. Passioni e sentimenti sono la “selva selvaggia, aspra e forte” entro la quale tutti gli umani si aggirano cercando la “diritta via” e il senso definitivo delle cose. Il poeta, nel nostro caso, conserva lo spirito francescano nel momento stesso che svela il disincanto della nostra condizione lacerata dal dolore, assetata di speranza, scossa dall’interrogativo ineliminabile che turbava il principe Amleto.
Egli osa ripetere a Dio stesso la scomoda domanda che ha tormentato le vittime della Shoah: dove sei o Dio? “So che ogni giorno si attende la notizia“, si legge in una delle poesie che punteggiano una ricerca ininterrotta di senso, dalla prima giovinezza alla piena maturità dell’autore.
Quando la vita si fa notte che a volte può sembrare senza aurora, inutile attesa, Maulo non si rassegna a non sperare: forse una notte sorgerà il sole e le leggi che assicurano caducità al tempo potrebbero essere sovvertite. La parola forbita, scelta, limata, varia, viene utilizzata per comunicare emozioni percepite e vissute nella vita quotidiana, vita comune. Sia nell’età giovanile carica di turbamenti di attese per quello che potrebbe essere il nostro futuro prossimo, vissuto tra la nascita e la morte; sia nell’età matura per scrutare – dopo la ricerca lunga una vita – il nostro futuro oltre la vita carnale.

La stagione del fare e dell’indomabile moto tipica della gioventù, nelle poesie di Maulo, confluisce intatta nella stagione della contemplazione, dove si percepisce il desiderio crescente di incontrare un “Tu“, in grado di garantirci che non tutto di noi morirà e che il nostro obbligato passaggio nelle diverse fasi di vita non è stato vanità inutile.
Ora – recita la composizione finale – mi trovo/sulla soglia nuda/solo/in attesa ad invocare“.  Lo schema racchiuso nel “Dialogo” dell’autore è lineare: le tre parti della raccolta, “Pellegrino“, “Tendo le mani“, “Prima luce“, segnano nell’ordine – anche stilistico
che va affinandosi con lo scorrere degli anni e delle pagine – il progredire della ricerca dell’Altro. Un percorso dell’andare umano alla ricerca del senso nascosto nel sapere e nell’amare, nel vivere e nel morire, nell’inquietudine e nella finitudine che scava senza sosta il cuore e la mente di noi mortali.
Un passaggio graduale dal tutto e subito, inseguito come possibile miraggio agli inizi, alla capacità di trattenere saggiamente per sé le poche cose che contano, lasciando al vento la pula di sogni e aspettative appariscenti, sfiorite nel tempo.
Stille di saggezza di Matteo Ricci, si ritrovano dense e condivise dall’autore che con la sua poesia ne certifica l’attualità e la validità in ogni regione della terra, oltre le colline maceratesi, ispiratrici di poetici incanti. In simbiosi interdisciplinare tra le arti, le poesie prendono corpo visivo nei sedici acquerelli dell’artista Carlo Iacomucci sui luoghi ricciani di Macerata e sui principali personaggi incontrati in Cina.

Carlo Di Cicco

 

 

Lascia un commento