Smens: legni e parole

Scritto da il 23 settembre 2010 in GRAFICA&CULTURA - Nessun commento

In occasione della quinta edizione dell’iniziativa Ottobre, piovono libri.

I luoghi della lettura 2010, la campagna promossa dal Centro per il Libro e la Lettura del Ministero per i beni e le attività culturali, la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze propone la Mostra Legni e parole, dedicata alla preziosa rivista di xilografia Smens, nata nel 1997 dalla iniziativa di Gianfranco Schialvino e Gianni Verna con il proposito di mostrare la possibilità di un illustrazione artistica che nasca dallo scambio continuo fra testo e xilografia e che riproponga con forza l’arte della stampa a rilievo con tutte le sue particolarità.

Con questa mostra la Biblioteca Nazionale prosegue la tradizione di esposizioni dedicate al libro d’artista con cui l’Istituto si è da sempre proposto di valorizzare il proprio ricchissimo fondo di documentazione formatosi grazie alla legge sul diritto di stampa, ai doni di privati e all’acquisto di importanti collezioni come la raccolta di oltre 4500 libri dei più grandi maestri italiani e stranieri del Novecento appartenuta a Loriano Bertini: ricordiamo la mostra Figurare la parola dedicata all’editoria e alle avanguardie artistiche, Vola alta parola, dedicata ai venti anni delle edizioni d’arte Colophon e la recente Parole figurate: i libri d’artista dei Cento Amici del libro.

La Mostra Legni e parole si inserisce inoltre nelle iniziative promosse dall’Assessorato alla Cultura della Regione Toscana in occasione della campagna di comunicazione “Tipi da biblioteca“.

Parole di legno

C’era una volta un pezzo di legno… Mastro Ciliegia voleva farne la gamba di un tavolino, ne sortì un burattino, quindi un ragazzo perbene. Schialvino e Verna, al pezzo di legno, mai sbatacchiandolo, per carità, mai agitando l’ascia, hanno dato la forma di una rivista, unica, Smens, una febbrile accalmìa, un’opera aperta, un superbamente inutile (e così necessario) volo di Vanesse, sì, le gozzaniane creature che idealmente scortano questo (questi) ´menabò’ di sapienza, di libertà, di stile.

Smens, ovvero? è un rebus, è una sillaba che aspetta d’essere svelata, un congegno magico, magia l’idea di bellezza che la nutre, che la sorregge. è un ponte. Fra semen e mens, la semente che irrora la mente, la mente che a sua volta feconda. Fino a ´dittareª questo cenacolo della parola. Così come la torniscono, la meditano, la porgono poeti e scienziati, filosofi e critici, scrittori e alunni del Diletto.

Vocali e consonanti nobilitate (irrorate) dalla xilografia. A un rinascimentale richiamo obbedisce Smens: corredare il testo, commentarlo, ri-vestirlo, animarlo, così suscitando un dialogo ininterrotto, gli alfabeti che si intrecciano, un torneo, una giostra, un’osmosi che lievita di lettura in lettura, di sguardo in sguardo.

Provando e riprovando: s’intona a Smens la divisa di un’Accademia d’antan. Là dove la tenzone è fra gli opposti: Alfa e Omega, il Bianco e il Nero, il Bene e il Male, la Verità e la Menzogna, il Sacro e il Profano, Natura e Cultura (la Cultura che smaschera – leopardianamente – la Natura matrigna), Panem et Circenses... è un’arena, un’agorà, un agone questa distesa di carta, carta di cotone. I concetti di ieri l’altro, di ieri e di oggi e in fieri si fronteggiano, si riconoscono, concordano un modus vivendi od optano per un nitido (e cavalleresco) dietro front, per un educato (mai definitivo, chissà) addio. Rifuggendo da ogni irenismo, da ogni patto scellerato che consenta (poco importa se è un’illusione) di ´stare’ sofficemente nel Terzo Millennio.

Bruno Quaranta

LEGNI E PAROLE – Smens

Smens? Non è un acronimo, ma una parola che corteggia la “S”. La corteggia per amore della linea curva, sensuale nel significato di dar senso alla vita, e perché ricorda il lavoro di sgorbia sopra le tavolette di bosso e di pero. Forse è anche un verbo con il solo tempo presente, che accetta tutte le persone (io smens, tu smens… noi, voi, loro smens).

Chi Smens, quindi? Due piemontesi, Gianfranco Schialvino e Gianni Verna, radicali e siderei, capaci di fare una rivista semestrale di pagine e figure, dove il ruolo di illustrazione possa essere mutualmente scambiato tra testo e xilografia.
E’ facile raccontare adesso l’avventura di questa rivista, unica nel suo genere per due motivi: la scelta di riproporre in tutte le sue peculiarità l’arte della stampa a rilievo, e la volontà di ribellarsi all’abbandono progressivo e ormai totale dell’uso di questa tecnica in tutto il mondo, determinato dalla rapidità della diffusione del computer e dalla velocità della divulgazione delle sue informazioni e dei documenti con esso realizzati.

Smens è stata un’idea a suo tempo bizzarra; vincente però proprio per questa sua caratteristica di essere apparentemente assurda. All’inizio i protagonisti sono stati gli autori dei testi, tanto sorpresi per essere invitati a partecipare a questo viaggio verso l’ignoto quanto pronti a inviarci i loro elaborati sui temi proposti. Ogni numero si basa infatti sulla contrapposizione fra due tesi: bene e male, bianco e nero, sacro e profano, verità e menzogna e così via, che sono anche due valori, e questo poter esprimere liberamente un proprio concetto, un pilastro di saggezza, ha riunito insieme i pensieri e le culture più disparate in una raccolta che ha assunto il valore di una suite, dove le pagine scorrono da una visione laica a una cattolica, o ebraica, o di partito, addirittura di setta, magari agnostica.

Le incisioni, tutte rigorosamente xilografiche, le abbiamo fatte dapprima Gianni Verna e io che scrivo – insieme da vent’anni nel nostro “cenacolo a due”, così definiva la nostra anomala associazione Nuova Xilografia il critico Angelo Dragone -, e successivamente i più prestigiosi e abili xilografi, di tutto il mondo, a partire dal decano Remo Wolf fino a Jean Marcel Bertrand dalla Francia, Evgenij Bortnikov dagli Urali, con il fiammingo Gerard Gaudaen, lo scomparso Leonard Baskin e il suo successore come più famoso incisore americano Barry Moser, Suzanne Reid dal Canada, Penelope Jencks, Osvaldo Jalil dall’Argentina, per tornare in Italia a Salvo, Francesco Franco, Togo, Nespolo, Costantini, Giulia Napoleone, Marina Bindella, Marcello Guasti, Tabusso, Soffiantino, Luzzati e tanti altri.

Tutti riuniti ad esprimersi con bulini e ciappole su un pezzo di legno per realizzare una xilografia a commento dei testi ora di Federico Zeri e ora di Elémire Zolla, o Ceronetti, Sgarbi, Ravasi, Orengo, Luzi, Roberto Sanesi, e ancora Norman Mailer, Alan Dugan, Philippe Jaccottet, Adriana Zarri, Elena Loewenthal ecc.
E tutti con pezzi originali, gli scritti come le tavole incise.
Tutto qui, con molto lavoro e molta fortuna, per un insperato e prezioso risultato: l’aver riunito intorno alle pagine di Smens un grande numero di artisti, quasi un centinaio, e di averli fatti cimentare con la xilografia, arte meravigliosa e antica, semplice e attuale, classica e rivoluzionaria. E facile: bastano un coltello, un pezzo di legno, un po’ di inchiostro e carta. Insieme alla volontà di essere artisti, di parlare liberamente di poesia, mirare al bello, cercare un ideale da realizzare, e vivere con la consapevolezza di poterlo raggiungere: e in fondo è meglio se agli altri, quelli “normali”, tutto questo sembrò impossibile, perché adesso appare davvero speciale.
Nel primo numero, datato Torino 1997, volava fuori da una doppia pagina l’uccello araldico di questa impresa: la gazza ladra. Monogama, ciarliera, seriamente curiosa, bianca e nera con un’insondabile pennellata di blu, elettrico come un fondo marino, una parete di ghiaccio. Si racconta – è vero – che il suo richiamo annuncia sempre una visita, un giro di carte e di destino.

Gianfranco Schialvino


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