Primo Levi e la stampa gutenberghiana

Scritto da il 9 febbraio 2011 in GRAFICA&CULTURA, Storia & Musei - Nessun commento

Come l’Armus, Museo della Stampa di Genova – Archivio Francesco Pirella -, ha ricordato il Giorno della Memoria del 27 gennaio scorso

Sono numerose le manifestazioni pubbliche e private che celebrano la ricorrenza; poche però, ci sembra, hanno la genuinità e la freschezza che i volontari del Museo della Stampa di Genova hanno saputo infondere a questo evento.

A differenza di chi utilizza la data per mettersi in mostra o, peggio, speculare con vendita di libri appositamente ristampati per l’occasione (vedi la pubblicazione di “La Tregua” di Primo Levi distribuita a 10 € da un quotidiano italiano) Francesco Pirella ha voluto donare ai visitatori libri sull’olocausto dal “Diario” di Anna Frank a “Se questo è un Uomo” e “La Tregua” di Primo Levi, salvati nel tempo dai volontari del Museo sulle bancarelle del mercato libraio di seconda mano, allo scopo di “umanare” questo tragico periodo del Novecento.

Ma a parte questa simbolica iniziativa, la giornata del 27 gennaio (ripetuta poi il sabato 29 per una quarta ginnasio del Liceo Classico C. Colombo di Genova) ha avuto risvolti insoliti e particolarmente apprezzati da tutti i visitatori.

Innanzi tutto si è potuto assistere alla proiezione di una intervista a Primo Levi risalente agli anni ’50 quando ancora era fresco il ricordo della prigionia e del turbolento rientro descritti in libri, non romanzi, che, come l’Autore ha voluto sottolineare, sono stati scritti “perché li dovevo scrivere”.

La consueta visita guidata alla stampa tradizionale con i torchi tipografici e litografici, particolarmente viva, come sempre, grazie agli interventi in alternanza di alcuni dei volontari, tutti esperti dell’arte tipografica, è stata completata con la conoscenza delle curiose, ma non solo, particolarità della raccolta Pirella, che hanno qualche collegamento con la stampa, da quella naturale (impronte fossili ad esempio) al laboratorio di tipografia sperimentale di Francesco Pirella.

La bozza tipografia a torchio di Shemà di Primo Levi

Staffetta simbolica

Per la Giornata della Memoria però, quest’anno Armus ha voluto fare molto di più: l’artista Franco Barchi ha voluto preparare per l’occasione una tavoletta xilografica, con una simbolica rappresentazione della shoa, mentre Armus ha commissionato a Giorgio Coraglia, tra gli ultimi linotipisti esistenti nonché curatore del Museo della Stampa di Mondovì, la composizione in piombo del testo poetico Shemà (“Ascolta!” in ebraico), che fu scritta da Primo Levi il 10 gennaio 1946 e che costituisce la prefazione del suo capolavoro letterario “Se questo è un uomo” .
Come in una sorta di “staffetta” dedicata alla memoria di Levi, uomo dalla salda coscienza etica e scrittore fra i più noti dell’Italia contemporanea, la consegna della matrice – prodotta con gli antichi gesti dei maestri linotipisti Giorgio Coraglia e Michele Francia nella calcografia “Al Pozzo” di Dogliani Castello (Cuneo) – è avvenuta in Torino, la città dove Levi ha vissuto dal 1919 al 1987, proprio il 27 gennaio 2011. Il passaggio del testimone è avvenuto tra Giorgio Coraglia e Mariglò Garrapa in rappresentanza di Armus in un luogo carico di significato qual è l’Istituto piemontese per la Storia della Resistenza e della Società contemporanea Giorgio Agosti (ISTORETO), nello stesso complesso che ospita il Centro internazionale di studi Primo Levi e dove ha sede il Museo diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà.
Presente alla consegna Luciano Boccalatte, vicepresidente dell’Istoreto, che ha riservato ai protagonisti di questa incredibile staffetta una sensibile accoglienza in una delle sale del centro studi, dove per l’occasione si è svolta anche un’estemporanea tavola rotonda con frammenti di memoria storica, che hanno dato spessore all’atto della consegna stessa.
La matrice di Linotype è stata quindi trasferita da Torino a Genova presso la sede espositiva del museo, dove nel corso della visita dei ragazzi della quarta ginnasio è stata inchiostrata e stampata per la prima volta su un torchio tipografico a mano del 1870 dal mastro tipografo Romolo Olandesi, che ne ha spiegato il funzionamento; durante la stampa i versi venivano declamati per poi essere consegnati sui fogli freschi di stampa. La successiva tappa del viaggio di questa  Shemà in piombo sarà il Museo della Pace di Gerusalemme, Yad Vashem, dono di Armus tramite l’Ambasciata di Israele a Roma.
La visita dei ragazzi presso il museo è stata anche animata con ascolti di musiche appositamente selezionati per loro e, tra queste, oltre alla meravigliosa musica del celebre film “Shindler list”, due brani cantati da Esther Béjerano, una delle ultime musiciste viventi che suonò nell’orchestra femminile di Auschwitz e fu costretta con la sua musica a intrattenere le SS, fungendo da sottofondo alle loro brutalità. Abbiamo avuto il privilegio di conoscerla per merito del Goethe-Institute di Torino, che ha organizzato un concerto-lettura invitando Ester, da decenni sulle scene per “irradiare su chi l’ascolta, la sua ribelle solare vitalità”. Musica particolarmente apprezzata, come la “La canzone della pace” (Shie la Schalom), suonata dai Coincidence, il gruppo fondato alla fine degli anni ottanta dalla figlia di Esther, Edna Béjerano.

L’entusiasmo e la partecipazione non solo dei molti visitatori adulti della giornata del 27, ma in particolare degli studenti che hanno vissuto con interesse e curiosità tutte le fasi della visita, senza mai mostrare segni di insofferenza o di noia, è un segno di fiducia nel futuro in un mondo senza più ideali. Un complimento alle insegnanti e agli stessi ragazzi. E Armus, ha fatto la sua parte.


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