Ipazia d’Alessandria: un libro d’artista

Scritto da il 14 giugno 2011 in GRAFICA&CULTURA, Libri - Nessun commento
La copertina del libro su Ipazia d'Alessandria

Presso la storica Libreria Bocca (patrimonio FAI, libreriabocca@libreriabocca.com) in Galleria Vittorio Emanuele a Milano, Mauro Carrera, storico dell’arte, ha presentato l’11 febbraio scorso, il “Libro d’artista” (Livre précieux) dedicato a Ipazia, la grande, e forse prima, donna scienziata e filosofa della storia, vissuta nel IV secolo d.C.

La copertina del libro su Ipazia d'Alessandria

La copertina del libro su Ipazia d'Alessandria

Hypathie d’Alexandie, questo il titolo del libro edito in francese, per le Editions La Diane Française, Nice – erede in Francia della tradizione dei ‘maîtres graveurs’ quali Bonnard e Garantière, come da noi Enrico Tallone – contiene testi di Raphael Monticelli e Mauro Carrera ed è corredato da 8 xilografie originali di Fernanda Fedi. Il libro, stampato su pregiata carta a mano, con copertina rigida telata volutamente non rilegato secondo la migliore tradizione dei bibliofili, che scelgono le proprie legature, è stato rigorosamente composto con caratteri in piombo a mano e stampato su macchina tipografica piana.

Un volume, la cui stesura e composizione ha richiesto tempi lunghi come è facile immaginare, vede la luce in un momento molto particolare, come ha voluto sottolineare Mauro Carrera «Dopo una lunga gestazione, il caso ha voluto che la presentazione al pubblico avvenisse nel giorno in cui l’Egitto di Ipazia, ha cambiato il suo corso. Ma ha coinciso anche – ha aggiunto Carrera – con la rivolta delle donne a difesa della propria dignità, di cui Ipazia può a ben ragione essere considerata il simbolo.» è triste infatti pensare come oggi, terzo millennio, molti considerino ancora le donne esseri inferiori quando non oggetti.

Nata intorno al 370 d.C., Ipazia, figlia di “Teone, il geometra, il filosofo d’Alessandria“, dove insegnava dedicandosi alla matematica e all’astronomia – osservò l’eclisse solare del 15 giugno 364 e quella lunare del 26 novembre -, seguì le orme del padre di cui fu allieva e collaboratrice, tanto che lo storico della Chiesa Filostorgio affermò che “ella divenne molto migliore del maestro, particolarmente nell’astronomia e che, infine, sia stata ella stessa maestra di molti nelle scienze matematiche”. Non solo, ma, aggiunge “fu di natura più nobile del padre, non si accontentò del sapere che viene dalle scienze matematiche alle quali lui l’aveva introdotta, ma non senza altezza d’animo si dedicò anche alle altre scienze filosofiche”.

L’Alessandria d’Egitto dei tempi di Ipazia rappresentava il vero centro culturale del mondo occidentale e la sua scuola, di cui Ipazia fu a capo dal 393 ´fino agli ultimi anni della sua esistenza, godette di piena libertà di pensiero, elemento essenziale per il fiorire di una cultura e fece compiere importanti passi avanti in numerosi campi che dovevano diventare fondamentali nel Rinascimento: la geometria quantitativa piana e solida, la trigonometria, l’algebra, il calcolo infinitesimale e l’astronomiaª, come afferma lo storico Kline.

Ipazia non aderiva al cristianesimo da poco ufficializzato nell’Impero (il cristianesimo l’Egitto era prevalentemente gnostico rifacendosi ai primi testi evangelici poi dichiarati apocrifi dalla Chiesa romana) e fu dai cristiani uccisa, in quanto pagana.

Mauro carrera ha poi voluto associare la figura di Ipazie a quella, di Fernanda Fedi che ha illustrato il libro con la sua “poesia visiva”: otto xilografie che rappresentano il linguaggio verbale, – il logos – che restituisce l’intensità dell’idea frutto della cultura mediterranea di cui facciamo parte, prima ancora che di una cultura europea.

Fernanda Fedi vive ed opera a Milano, dove ha compiuto gli studi artistici e si è laureata con lode all’Università di. Lettere e Filosofia (Corso DAMS) di Bologna. Ha quindi frequentato corsi di perfezionamento in ‘Museologia e Museografia’ alla Facoltà di Architettura di Milano e in Arte Terapia alla Civica Scuola Pedagogica e Sociale del
Comune di Milano. Dopo una lunga ricerca nel campo strutturale 1968-1978 e un periodo concettuale passa alla scrittura-segno, quale gesto della memoria/mente. Oltre alle sue esposizioni a Milano, New York, Ferrara, ci piace sottolineare la sua partecipazione, ne 1995 al Museo attivo delle forme inconsapevoli di Genova/Quarto, forma sperimentale di arte povera tenutosi presso l’Ospedale Psichiatrico.

 

Hypatie è stato stampato in due edizioni rispettivamente con otto e sedici xilografie, e rispettivamente in tirature, di 60 e 30 copie numerate. Una chicca per veri amatori del libro e della cultura.

(le informazioni su Ipazia e il suo ritratto sono tratte da Wikipedia)

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