Se il pubblico non va alle xilografie le xilografie vanno al pubblico

Scritto da il 2 settembre 2012 in Ex libris, GRAFICA&CULTURA - Nessun commento

Canelli ospita una simpatica mostra di xilografie di Gianni Verna. Inaugurazione sabato 15 settembre ore 17,30 – 19; a seguire buffet e degustazione di vini della Enoteca Regionale di Canelli. Un’occasione da non perdere.
Qui sotto la presentazione, dell’artista e della mostra, di Bruno Quaranta.

 Gianni Verna, Xilografo 

Gianni Verna a Canelli

La locandina della mostra di xilogtrafie di Gianni Verna a Canelli

Chi se non l’ippogrifo potrà condurci là dove avevamo smarrito il senno? L’omaggio di Gianni Verna allo zoo fantastico anche questo è: un filo d’Arianna porto a ciascuno di noi, smarriti in un Far West senza pepite, con la sella in mano, disarcionati e impolverati, orfani di un mito che ci sollevi dal quotidiano, sterile girotondo intorno all’ombelico, onorandoci di un copione, quale che sia il copione: il dramma o l’unguento, la polla d’acqua fresca o la trappola.
Addentrarsi in questo altro mondo xilografico significa far rotolare, e generosamente, i dadi della metamorfosi: leggendo nello scarafaggio di Kafka l’umiliazione che ci aspetta, fino a chiederci «se questo è un uomo», o scrutando nell’asino d’oro la possibilità di un ritorno in sé, a se stessi, sempre che non ci si areni nelle rose non colte.
La nostra miserabilità è la rinuncia (l’inettitudine) a immaginare, prigioneri come siamo di canforati, maculati specchi. E così mai auscultando – noi che confondiamo mistero e inganno – il richiamo dell’unicorno, l’invisibile tra gli invisibili, mai riconoscendone il passo, mai suggendone la formula che l’eden possa aprirci (o, chissà, riaprirci).
Perché i poeti? Ma perché, infine, correggendosi a vicenda, onorano la verità. Ci sarà sempre un Eusebio, un Montale che, affrettandosi lentamente (festina lente), alla maniera oraziana, riscatterà l’upupa calunniata nei millenni, dalle malefatte di Tèreo ai sepolcri foscoliani.
Giabbi Verna, Canelli, Uccelli  L’ilare uccello è tra le creature «incise» (e così salvate) da Gianni Verna. Attingendo nelle «classiche» riserve, da Apollodoro a Aristotele, da Eliano a Fedro. A Esopo, verso cui La Fontaine non lesina suprema ammirazione introducendo le “Fables”: «Je me sers d’animaux pour instruîre les hommes». Un’illusione o un alibi che la «voce» di lupi e agnelli, di cicale e formiche, di corvi e volpi, volendo navigare spensieratamente nella letteratura, confeziona ad hoc?
E’ l’interrogativo che non può non echeggiare visitando la prodigiosa, «meravigliosa» arca di Gianni Verna: instruîre ou s’amuser? Rammemorando la sicura bussola che scorta il Graham Sutherland di «A Bestiary and some Correspondances». Non pedagogica, non morale, non religiosa. Ma devota, «sensibile» unicamente alla forma in cui si manifesta l’energia vitale, circense, burlesque della natura. Non a caso, nella galleria che ruota intorno al «Rhinoceros Beatle», Roberto Tassi legge non simboli demoniaci, come nei bestiari medioevali, «ma esempi della fantasia e della ricchezza della forza naturale, oscuri grovigli di questa forza».
Non a caso, traducendo il «Manuale» di Borges, di arpia in fenice cinese, di minotauro in cervo celeste, Franco Lucentini felicemente celebrerà «il diritto per tutti gli uomini di condiscendere senza “déchirements” alla proprie inclinazioni al divertente, allo svagato, all’inutile». Gianni Verna, Canelli, xilografia
Dove, se non nella favola, l’airone può nutrire il lupo nulla temendo?
Il «segno» di Gianni Verna ha il respiro di una speranza tanto più genuina, straordinaria, vasta quanto più colorata d’impossibile.
Bruno Quaranta

Bagna cauda di Gianni Verna

Bagna cauda, una xilografia di Gianni Verna, omaggio alla cucina piemontese

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