La Paniconografia che non fa paura

Il taccuino del ‘tipografista’. Con questo nome Giorgio Coraglia ci propone una serie di curiosità, spigolature e aneddoti riguardanti la tipografia storica, la cosiddetta “arte dei tipi gutenberghiana” che persino molti (o quasi tutti?) i tipografi hanno dimenticato.
Dopo l’origine dei biglietti da visita vediamo le origini della zincotipia.

di Giorgio Coraglia

Paniconografia: un nome inquietante per indicare la riproduzione chimica in rilievo mediante decalco di disegni autografici, di originali di testo o di incisioni, comunque stampati, su lastre di zinco. È il processo di incisione meccanica ideato nel 1851 da Firmin Gillot (1820-1872), litografo e incisore francese, che le diede questo nome nel brevetto. Va detto per completezza che fu chiamata in suo onore anche  gillotipia. La rivista satirica Charivari pubblicata in Francia dal 1832 al 1937, fu una delle prime a utilizzare la tecnica paniconografica

  La targa in onore di Firmin Gillot nel centenario della sua invenzione

Assiette au beurre

La rivista l'Assiette au beurre fondata da Samuel Schwarz utilizza la tecnica del gillotage

Suo figlio Charles, svilupperà poi nel 1872  un procedimento fotomeccanico più rapido, che chiama gillotage, che permetterà di stampare riviste illustrate a colori, come questa famosa rivista anarchica l’Assiette au beurre fondata da Samuel Schwarz.

Come il lettore avrà ben compreso, il termine paniconografia non si riferisce certo al pànico, ma deriva semplicemente dalle parole greche pan, ikonos e graphìa, da cui, letteralmente, ‘incisione a tutta immagine’.
Con questo sistema l’inventore riuscì a sostituire l’incisione su legno (xilografia) con l’incisione chimica su lastre di zinco in modo da ottenere clichés in rilievo di disegni al tratto (tracciati con semplici linee e tratti, cioè senza ombre).
Il disegno al tratto eseguito con inchiostro calcografico (gomma lacca, cera vergine, mastice, sapone, sangue di drago, sego e acqua) viene decalcato su una lastra di zinco, precedentemente lavata con soda e potassa per essere più ricettiva all’inchiostro grasso.
La lastra viene poi cosparsa di gomma arabica e lasciata seccare. Dopo averla risciacquata, si inchiostra e si spolvera con colofonia, che aderisce ai tratti inchiostrati proteggendoli dalla corrosione dell’acido nitrico nel quale si immerge la lastra di zinco, riparata dalla gomma lacca (resina di piante indiane) ai bordi e nel retro. L’operazione può essere ripetuta fino a che il rilievo del disegno sia ritenuto sufficiente per la stampa tipografica.
Se l’originale è stampato su carta cina (carta fabbricata in Cina, a mano, trasparente ma resistente, tanto fine da chiamarsi carta di seta – le imitazioni di questa carta si rendevano resistenti immergendola in soluzione di allume) si effettua il decalco senza nessuna preparazione preliminare; se l’originale è antico o è stampato su carta comune, lo si immerge prima del decalco in una soluzione di acido solforico al 5%; si inchiostra quindi la prova stessa con un rullo carico d’inchiostro grasso, il quale aderisce solo ai tratti stampati che, di conseguenza, possono venire con facilità «trasportati» o, come si dice in gergo, decalcati.

Nasce la mezzatinta

Firmin Gillot inventò anche una rivoluzionaria penna fine e molle per tracciare disegni a penna e autografici, che non costringevano più l’artista a scrivere o a disegnare a rovescio. E per completare l’opera realizzò anche un tipo di carta per eseguire disegni a mezzatinta senza reticolato (che arriverà solo alla fine del secolo XIX): la carta Gillot-Angerer, nota come «papier procédé». È una speciale carta patinata su cui vengono impresse, mediante lastre di acciaio o zinco incise a millerighe, una grande quantità di righe parallele vicinissime (tre in un millimetro), operazione che si ripete girando il foglio ottenendo così una finissima quadrettatura, un reticolato a rombo appena percettibile alla vista, ma sufficiente a riprodurre perfettamente un disegno a mezzatinta: il «grisé», che presenta all’occhio una specie di tinta grigia.
La paniconografia è stata quindi l’antesignana della zincotipia.

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