Mondo della stampa: ci sono problemi culturali

Scritto da il 11 novembre 2013 in EDITORIALI, MERCATI & AZIENDE - Nessun commento

Technology intelligence & open innovation: Strumenti operativi per la strategia, l’innovazione e la competitività delle imprese. Se ne è parlato alla “Due Giorni con l’Unione”.

Sono tredici anni ormai che l‘Unione Industriale Grafici e Cartotecnici della provincia di Milano (GCT) organizza il viaggio di due giorni con il doppio scopo di coesione e di aggiornamento sui mercati e quindi come intervenire per i necessari aggiustamenti di rotta. Dai primi anni 2000 a oggi le cose sono cambiate molto, e anche la “Due Giorni” si è adeguata alle nuove esigenze. Meno turismo, più concretezza.
Quella del 2013 è stata anche ridotta a due giorni effettivi (il venerdì pomeriggio e il sabato, in pratica una 24 ore), molto più consona al momento e alle esigenze lavorative dei partecipanti. Una formula che condividiamo.
Quello che invece lascia perplessi è la scarsa partecipazione di aziende di stampa: in pratica i soli consiglieri della GCT e pochi altri. Questo significa che, pur avendone bisogno, sono poche le aziende di stampa che dedicano 24 ore del proprio tempo a tastare il polso al mercato e, soprattutto, a se stesse. Ma come ha osservato  nel saluto di apertura, il presidente GCT, Marcello Caroni,  «ci sono problemi culturali nel nostro settore». A nostro parere ha centrato il problema con una sintesi perfetta.  Con le conseguenze che abbiamo davanti agli occhi.

Tema di fondo l’innovazione

UsainBolt

Usain Bolt

Ma veniamo al convegno vero e proprio. Quest’anno sono stati chiamati a tenere la relazione principale due consulenti di Systems Consulting. Il tema di fondo era l’innovazione, argomento sul quale le aziende sponsor (senza di loro la Due Giorni non esisterebbe) hanno dato il proprio contributo con brevi interventi su cosa sono in grado di offrire, di innovativo, al mercato. (L’elenco delle aziende sponsor al termine dell’articolo).
Lorenzo Di Martino traccia una panoramica dell’andamento del comparto stampa e cartotecnica, con previsioni al 2016, basato sui dati PIRA e Intergraph: dati a tutti noi noti che confermano, anche a livello mondiale, la stagnazione della stampa commerciale e la crescita di etichette e packaging.
Per indicare il modo di affrontare le difficoltà di mercato, porta l’esempio del pluricampione olimpico sui 100 e 200, il gamaicano Usain Bolt, affermando che alla base dell’uomo vincente ci sono forza, allenamento, costanza.

A dire la verità l’esempio non ci sembra calzante perché per l’imprenditore si richiede non tanto la forza del momento, quanto la durata. Il campione olimpico è destinato per forza al declino, ciò che un imprenditore non vorrebbe mai vedere nella propria azienda. Inoltre, ci sembra anche che all’imprenditore si richieda la capacità di guardare lontano, guardare oltre e non nel solo spazio di 100 metri. Pazienza.

Il relatore indica poi quali sono le tendenze dei ‘driver’ nella stampa, anche queste a tutti ben note, quali riduzione dei tempi di processo e consegna, la pressione sui costi, l’evoluzione dei processi di stampa, la personalizzazione, il web-to-print e la stampa digitale. Nulla di nuovo.
Soffermandosi poi sul packaging e le etichette, settori in crescita, indica nella richiesta di un packaging innovativo la principale richiesta in atto sul mercato per ottenere vantaggi competitivi.
Indica quindi le opportunità  che prevede nei prossimi 5-6 anni nel mondo della stampa in genere, indicando tra queste la stampa di riviste personalizzate e il settore transpromo. Anche qui ci sentiamo di dissentire, in quanto le riviste specie se personalizzate, si sposteranno sempre più verso internet, mentre il transpromo (bollette con pubblicità) sono appannaggio di gruppi già affermati e comunque non in crescita (anche le bollette e le rendicontazioni bancarie sono ormai sempre più online).

Trasformare i segnali in idee

Uscendo dallo specifico del settore stampa, che il relatore, a detta dei partecipanti, ha dimostrato di conoscere poco, passa parlare delle tecniche da usare per accrescere la propria competitività.
Anche qui prospetta un quadro negativo, parlando ancora del calo di pubblicità, pressione sui prezzi, sovraccapacità strutturale.
Dà invece una indicazione importante quando raccomanda di saper individuare i segnali per trasformarli in idee. Un concetto del resto ben espresso da Edoardo Elmi al seminario tenuto al Viscom e a cui rimandiamo. È nota infatti l’importanza di saper captare i segnali deboli, prima che li vedano i nostri concorrenti. E per segnali deboli intendiamo segnali innovativi non evidenti e difficili da individuare per tempo.

Mercati: punti forti e punti deboli

Per quanto riguarda i mercati dà una analisi dell’Europa in cui i punti foti sono una produttività moderna e di qualità, contro i punti deboli quali la sovra capacità produttiva, la grande quantità di piccole imprese la cui negoziazione è debole (fare rete è una delle soluzioni raccomandabili). La opportunità sono rappresentate da una possibile differenziazione nella multimedialità, ma per contro c’è (e in Italia in particolare) scarsità di ricerca e sviluppo cui si aggiunge la minaccia dei paesi terzi che si stanno attrezzando con le nuove tecnologie.

Il relatore in un momento della sua esposizione

Il relatore Lorenzo Di Martino in un momento della sua esposizione

Quali sono dunque le misure da prendere secondo i processi di Technology Intelligence e innovazione aperta?
«Per essere forti e farsi sentire, ha detto il relatore, bisogna mettersi insieme, un concetto che manca ancora a troppe aziende italiane
A questo proposito ha informato come l’Unione Europea mette a disposizione fondi per quelle aziende che presentano progetti sostenibili, ma – aggiunge – noi italiani non abbiamo voce in capitolo. Anche questo è un tema già noto, ma soprattutto è noto il fatto che difficilmente una azienda di stampa possa presentare un progetto tale da ottenere finanziamenti, sia pur mettendosi insieme. Questa è una politica che dovrebbe spettare alle istituzioni, tanto più che i soldi messi a disposizione sono i nostri, dei contribuenti. Ma sappiamo anche dove spesso questi soldi sono finiti. Quindi la raccomandazione “trovare il progetto per trovare i soldi” temiamo che lasci il tempo che trova.

L’importanza della conoscenza

Più concrete altre piccole raccomandazioni quali: analizzare la propria azienda, chiedersi cosa sa fare e cosa può fare, a chi rivolgersi. Quali tecnologie privilegiare per tenersi al passo e aggiornarsi. Sono domande semplici che comunque riteniamo che ogni azienda già si ponga. A parte quelle che, come abbiamo sentito, dicono che stanno aspettando che la crisi finisca. Purtroppo queste non avranno vita lunga, perché la crisi non passerà mai, e comunque il mercato non sarà più quello di prima.

Per attivare un ciclo virtuoso occorre applicare l’economia della conoscenza, e questo richiede la ricerca dei dati, organizzali in informazioni e quindi trasformarli in conoscenza, utile per governare il proprio business. Essere tempestivi e continui. Il ciclo virtuoso si compone quindi di quattro fasi: gestionericercaselezioneanalisi e quindi nuovamente gestione

Importante anche sottolineare che la conoscenza non riguarda solo un settore della azienda (produttivo o di marketing) ma deve coinvolgere tutta l’azienda, questo perché occorre valutare le sfaccettature diverse che ogni reparto “vede”.  La vera conoscenza è quella integrata, e solo allora chiedersi “quale tecnologia mi serve e per quali applicazioni“. Ma prima, chiedersi “cosa posso fare con quello che ho o che mi posso procurare“.
«A volte – ha sottolineato il relatore – abbiamo l’innovazione sotto gli occhi ma non riusciamo a vederla perché ci sembra appartenere a un altro mercato (prendiamo ad esempio la stampa 3D che ancora nessuno sa come utilizzare – ndr) : per andare in battaglia bisogna avere le armi adeguate, e se ce ne sono delle nuove, anche se ancora non conosciute, occorre valutarle e eventualmente cambiare rotta
In tutti i casi prima di partire verso una nuova avventura, un investimento, occorre una vera programmazione e una conoscenza del mercato.

La famosa foto di Indro Montanelli con la sua Lettera 22

La famosa foto di Indro Montanelli con la sua Lettera 22

A volte però, aggiungiamo noi, anche andare contro corrente può essere utile: ricordiamo Adriano Olivetti quando fece costruire la Lettera 22: leggera, colorata, portatile. E questo fu fatto contro tutte le indicazioni che venivano dagli uomini di marketing, che secondo le loro indagini presso gli utilizzatori, ritenevano che il mercato volesse una macchina per scrivere robusta e solida e, naturalmente,  nera.

Gli Sponsor della “Due Giorni con l’Unione” 2013

Assocaaf + Comieco rappresentate da Floriano Botta
Cartiere Fedrigoni, rappresentata da Stefano Benedetti e Silverio Gaspani
Colorgraf, rappresentata da Erminio Cortesi
Edigit International rappresentata da EnricoParisini
Fujifilm Italia rappresentata da Elio Ramponi
KBA Italia rappresentata da Joachim Nitschke
PGS – Nuova KBM rappresentata da Ivan Dalla Pozza e Giancarlo Banfi
SAS Italia rappresentata da Aldo Gambineri
Tresu Italia rappresentata da Claudio  Semenza e Giovanni Amendola

 

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