L’importanza dell’ambiente di lavoro

Scritto da il 18 dicembre 2013 in EDITORIALI, Gestione, MERCATI & AZIENDE - 2 Commenti

Un clima aziendale favorevole, oltre che portare benessere alle persone è funzionale alla produttività.
Ne segue che lavorare in ambienti “positivi” permette di ottenere performance più efficaci ed efficienti. Ma come ottenere questi risultati?

In questi ultimi anni, forse per l’accentuata mancanza di sicurezza nei riguardi del futuro, la sensibilità di imprenditori e collaboratori verso lo stress da lavoro correlato è cresciuta notevolmentenel nostro Paese ma anche in tutta Europa, tanto da rendere necessaria una nuova legge (Testo Unico 81 del 2008 con Decreto Correttivo 106 del 2009) per la quale dal 2010 le aziende hanno l’obbligo di valutazione dello stress in ambito lavorativo.
L’Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute al Lavoro dichiara che il 79% dei dirigenti europei è preoccupato dello stress lavoro correlato, ma solo un terzo ha stabilito procedure per affrontarlo. Questa mancanza è stata infatti la causa di malattia per ben 40 milioni di lavoratori europei, con un costo sociale e aziendale notevole.

Questo è solo uno degli aspetti che evidenziano la gravità della situazione, e sottolinea quanto sia importante nel contesto lavorativo un clima favorevole e funzionale per gli obiettivi di uno sviluppo aziendale positivo e produttivo.
Naturalmente lo stress ha di per sé una connotazione negativa nella nostra società, tanto che comunemente sentiamo le persone dichiarare di essere stressate, indicando con questo temine di essere stanche e affaticate a livello psichico o fisico o in entrambi.
In realtà lo stress, se guardiamo l’altro lato della medaglia, è una fonte di energia indispensabile per ogni individuo e una naturale risposta dell’organismo a uno stimolo. Ma attenzione, occorre distinguere: lo stimolo (detto anche stressor) non è mai lo stress, ma è quella situazione che mette in allarme l’individuo e il processo di adattamento che definisce lo stress.
Pochi forse sanno che esiste uno “stress buono”, detto eu-stress, quando si vive con benessere la risposta alle richieste che provengono dall’ambiente, come ad esempio quello lavorativo. Al contrario, quando si vive con disagio tale risposta siamo in presenza dello “stress negativo”, detto di-stress. Risulta forse ora chiaro che quando siamo affaticati non dovremmo dire che siamo stressati, ma piuttosto di-stressati.
Nonostante solo in pochi casi lo stress possa essere tanto grave da condurre alla malattia, normalmente porta con sé disturbi che recano disagio alle persone colpite, ma anche a quelle che sono a loro vicine, quindi anche i colleghi di lavoro.

Le cause

Lo stress è gravemente contagioso e le aziende farebbero bene a non sottovalutarlo in quanto un ambiente così contaminato, difficilmente può esprimere quelle performance desiderate dalla direzione ed essere in linea con l’efficienza desiderata.  Essere di-stressati significa in definitiva mettere un’energia maggiore di quella che normalmente sarebbe necessaria per raggiungere lo scopo prefissato, come si vede chiaramente nello schema che segue.

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Curva dello stress

Come risulta evidente abbiamo dei limiti e questo vale anche per l’energia che mettiamo nel fare ogni cosa; esiste un punto limite, che se viene superato, più energia mettiamo, minore è  il risultato che otteniamo, e questo avviene quando siamo stanchi o peggio ancora quando siamo in situazioni di depressione psico-fisica.
Avere quindi all’interno dell’organizzazione delle persone che sono di-stressate per vari motivi e a diverso livello, vuol dire avere da loro un minor rendimento, ma probabilmente anche un rendimento generalizzato inferiore a quello stimato e previsto dal management: non è davvero possibile sottovalutare tale fenomeno.
Alcuni degli effetti dello stress in ambito lavorativo che colpiscono gli addetti e che poi di conseguenza si possono ripercuotere sulla intera organizzazione e sulla conseguente produttività sono:
errori dovuti a disattenzione;
infortuni;
assenteismo;
problemi disciplinari;
perdita di motivazione.

I rimedi

Come ben sappiamo però, non possiamo porre soluzione agli effetti sopra elencati se non ricercando le cause degli stessi che posso essere generalmente:
incapacità di comunicazione da parte del management;
ricoprire un ruolo inadatto alle proprie capacità e inclinazioni;
lavorare in un ambiente dove le attrezzature risultano non idonee;
il mobbing (molestie – vessazioni – ecc…);
eccessiva focalizzazione dell’azienda esclusivamente agli obiettivi da raggiungere;
un’organizzazione del lavoro non efficiente;
una non corretta gestione dl tempo;
situazioni di eccessivo lavoro, in modo particolare se prolungate nel tempo.
E quanto sopra vale per imprenditori, dirigenti e collaboratori a tutti i livelli.
L’incapacità in azienda di comunicare e relazionarsi in modo efficace tra i diversi livelli gerarchici risulta spesso uno degli elementi che comportano disagio e possono poi tradursi in gravi conflittualità o peggio in situazioni di mobbing.

L’ansia poi, di ricoprire un ruolo per il quale non pensiamo di essere adatti o che non ci piace, la preoccupazione di non riuscire a raggiungere gli obiettivi prefissati dalla dirigenza, risulta essere spesso motivo di tensione che, se prolungata nel tempo, può comportare un aumento delle preoccupazioni le quali innalzano a loro volta lo stato di ansia, che produce di conseguenza alterazioni fisiologiche.
Questo circolo vizioso se non interrotto può essere alquanto pericoloso ed è quindi importante agire sulla nostra capacità di pensare positivo riuscendo a metter in evidenza anche e soprattutto gli aspetti positivi delle situazioni che stiamo vivendo e possono essere notevolmente pesanti.
Si deve quindi ridurre l’ansia che spesso è uno stato d’animo attraverso il quale pretendiamo di voler tenere tutto sotto controllo. Ma questa è solo una mera illusione che danneggia noi e le persone che condividono il nostro ambiente di lavoro.
Contesti lavorativi difficili o sprovvisti degli strumenti idonei a svolgere le attività indicate, carichi di lavoro, eccessivi e prolungati nel tempo, possono essere certamente tra le cause più frequenti di affaticamento e di di-stress che portano con sé spesso demotivazione.
Le aziende devono quindi intervenire concentrandosi su una comunicazione interna efficace e funzionale, sulla creazione di una squadra affiatata e che condivida gli obiettivi e le strategie per raggiungerli, in gruppi di lavoro che sappiano affrontare le problematiche strutturali dell’organizzazione con soluzioni condivise.
Adottare poi delle metodologie di lavoro condivise e non calate dall’alto (uno degli elementi base della lean production), che possano implementare le competenze già acquisite e permettano di avere un giusto rapporto tra performance ed energia erogata per ottenerla.  Ambienti di lavoro così strutturati sono certamente alla base del successo delle organizzazioni e dei loro membri.  Il benessere nei luoghi di lavoro equivale a business, chi non l’ha ancora compreso se ne faccia una ragione: il benessere conviene sempre, soprattutto alle imprese.

Azienda sana, azienda vincente

“Azienda sana, azienda vincente”, può essere uno slogan efficace, ma per la mia esperienza di consulente organizzativo corrisponde proprio alla realtà, perché queste aziende hanno una marcia in più rispetto alle altre, e tendono veramente all’efficienza.
Ma l’efficienza va guadagnata giorno per giorno con una costanza non comune, con capacità e abilità nella norma e con una infinita forza che spinge gli audaci e i visionari a crederci sempre!

Per maggiori informazioni : fcadore.g60@gmail.com

 

 

2 Commenti on "L’importanza dell’ambiente di lavoro"

  1. Arnette 10 giugno 2014 alle 20:19 · Rispondi

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