Intervista del mese Corrado Musmeci

Scritto da il 30 maggio 2017 in EDITORIALI, Interviste - Nessun commento

Questa serie di interviste intende indagare su come imprenditori, artisti, e personaggi della cultura vedono il mondo attuale della comunicazione e il suo futuro.

Cos’è per te la comunicazione ?

Sono cresciuto considerando il rapporto con gli altri di fondamentale importanza sia per esistere sia per svilupparsi. Filosoficamente parlando, credo l’uomo esista nel momento stesso in cui si relaziona col prossimo e comunicare significa relazionarsi. Comunicazione per me è relazione e scambio. Credo in questo senso che la comunicazione sia sempre presente perché due persone che si confrontano necessariamente comunicano. E per me comunicazione è uno sguardo, una mano sulla spalla, un cenno con la testa, un respiro, un segno lasciato sull’asfalto… Credo che anche gli oggetti inanimati siano in grado di comunicare, ovviamente in modo passivo, provocando sensazioni ed emozioni nell’uomo, esattamente come uno spot pubblicitario o un libro illustrato. Sta all’individuo la capacità di percepire, di elaborare, di tradurre, di giudicare i messaggi che riceve in ogni centesimo di secondo della propria esistenza.

All’invenzione della stampa dobbiamo, per definizione, la democrazia della comunicazione. Web, internet, social… cambiano la comunicazione. È ancora più democratica? Il tuo giudizio è positivo o negativo? Perché?

Ritengo che la comunicazione sia democratica per principio. Tutti hanno i mezzi per comunicare con il prossimo, a meno di gravi malattie o problematiche condizioni di salute, ed è tipico dei regimi totalitari il cercare di inibire lo spirito comunicativo dell’uomo. Ritengo che l’invenzione della stampa, più che democratizzare la comunicazione ha permesso la democratizzazione della conoscenza e della diffusione della cultura. Stampare è stato uno dei primi processi di accelerazione culturale, uno dei primi passi fondamentali per la globalizzazione del sapere. Oggi i social media hanno permesso di raggiungere enormi risultati nella diffusione della cultura e hanno permesso di mettere in relazione uomini da tutte le parti del globo, agevolando anche processi di democratizzazione politica e sociale. Essendo io nato nel 1982 sono della generazione a cavallo del processo di digitalizzazione della comunicazione e, malgrado sia molto appassionato di comunicazione stampata e molto critico nei confronti di alcuni strumenti digitali di diffusione del sapere, non posso che celebrare positivamente la diffusione di sistemi di comunicazione sempre più vari, complessi e accessibili come quelli digitali.

Nella tua vita professionale quale ruolo ha avuto la comunicazione? E come cambierà nel prossimo futuro?

Io sono nato e cresciuto in una famiglia di stampatori, ho l’inchiostro che scorre nelle vene e una passione sfrenata per gli oggetti ben fatti e per i dettagli sorprendenti. Ho avuto la grande fortuna di crescere con un padre visionario in un’azienda molto stimolante, fattori che mi hanno permesso di viaggiare il mondo e confrontarmi con culture e professionisti di tutte le parti del globo.
Quindi oltre che a produrre comunicazione stampata, ho un’indole molto comunicativa e godo a confrontarmi col prossimo proprio per accrescere le mie esperienze e la mia cultura.
Pertanto per me la comunicazione è fondamentale e ha sempre caratterizzato il mio agire. Da amministratore di un’azienda di stampa e insegnante di tecniche di stampa in diverse università, non posso che essere curioso e attratto dallo sviluppo moderno dei sistemi comunicativi e dall’integrazione degli stessi. Mi trovo spesso a dialogare con amici e studenti sull’approccio moderno della comunicazione e sullo sviluppo futuro della stessa. Ritengo che questi siano gli anni della grande rivoluzione dei sistemi comunicativi e risulta difficile comprendere in pieno una rivoluzione quando si è protagonisti della stessa. Solo la prospettiva storica potrà realmente darci una visione completa di quello che sta succedendo in questi anni in ambito comunicativo.

Su questi torchi tradizionali Fontegrafica stampa i libri di alto livello qualitativo ma anche fogli di grande formato

Nella comunicazione qual è il rapporto tra forma o contenuto? Qual è più importante e perché?

Da stampatore credo la risposta sia obbligata in quanto ritengo sia difficile distinguere forma e contenuto ritenendo la forma un contenuto stesso. La fortuna del mio mestiere è proprio quella di utilizzare forme e materiali per dare o sviluppare contenuto. Fatico a vedere un confine esatto tra i due concetti. La bellezza del mio lavoro è aiutare progettisti nella scelta della migliore carta e della migliore tecnica produttiva per comunicare un concetto o una sensazione. La stampa in questo senso ha ancora tantissimo da dire nel mondo della comunicazione in quanto associa forma e contenuto e ha una natura multisensoriale che difficilmente si trova in altri sistemi comunicativi. Ma la bellezza del nostro mondo contemporaneo è che possiamo scegliere come comunicare e quindi, a fianco delle emozioni e dei contenuti dati da un oggetto stampato, mi eccita pensare a come si sta sviluppando il concetto di realtà virtuale e di comunicazione immersiva realizzata con visori digitali.

Cosa vedi di positivo nel mondo globale di oggi ? E cosa di negativo?

La globalizzazione è un processo naturale che l’uomo sta istintivamente sviluppando da centinaia di anni e che ha avuto molte accelerazioni date dagli sviluppi tecnologici relativi. In questo senso non posso avere né un giudizio negativo né un giudizio positivo. Certamente la globalizzazione è una ricchezza se affrontata con criterio. Aver la possibilità di interazione sempre più multicanale con persone da tutto il mondo è una cosa nettamente positiva. Lo scambio culturale dato dalla comunicazione sempre più diffusa e accessibile è una fortuna dei nostri giorni che permette alle persone di avere sempre più stimoli per vivere la propria vita e sviluppare quella delle future generazioni. Certamente bisogna anche avere un criterio nello sviluppo globale e bisogna altresì tutelare le differenze perché uno dei difetti più grossi della globalizzazione è l’appiattimento culturale e la standardizzazione del sapere. Un concetto a cui sono legato è quello di Glocale cioè di un mondo caratterizzato dalla globalizzazione, ma anche dal rispetto delle culture locali, che in Italia sono certamente una ricchezza.

Secondo te un’azienda che ha sempre lavorato nel campo della stampa su carta, dovrebbe cambiare l’approccio al mercato? Se sì, come? Se non cambia, quale può essere il suo futuro ?

Oggi tutte le aziende sono chiamate a ragionare nuovamente sulla loro attività. Come ho detto è evidente che siamo in piena rivoluzione dei sistemi di comunicazione, ma sono anche gli stili di vita a essere profondamente cambiati in questi anni. Pertanto sia le persone comuni sia gli imprenditori sono chiamati a ragionare sui loro approcci alla vita o alla attività lavorativa. Guai a chi si ferma, magari adagiato sugli allori acquisiti o della generazione che lo ha preceduto.
Il futuro però è incerto e, non esistendo una sola strada di sviluppo, certamente non esiste una soluzione valida per tutti per affrontare tali incertezze. Se penso alla mia attività di stampatore, sono convinto che sia tanto necessario andare avanti seguendo gli sviluppi tecnologici, quanto riconfermare i valori della tradizione artigianale, riprendendo in mano la vera professionalità della stampa, che ancora oggi risulta stimolante e ha enormi potenzialità.
La mia visione è quella dell’integrazione dei sistemi di comunicazione, di un utilizzo a 360 gradi delle potenzialità che gli strumenti per comunicare offrono. Siamo fortunatamente in una condizione in cui possiamo scegliere e in cui nuovi e vecchi strumenti ci offrono molte differenti possibilità di comunicazione. Quindi perché non sfruttare i giusti strumenti per i giusti scopi?
Ad esempio io oggi, essendo molto appassionato di musica, non posso che essere felice di poter ascoltare in qualsiasi momento qualsiasi brano musicale attraverso applicazioni digitali e contemporaneamente godere dell’ascolto di un bellissimo disco in vinile con un packaging sorprendente.
Concludo con un’osservazione fatta da un mio studente: “Quando è stato inventato l’aereo si pensava andasse a sostituire il treno come mezzo di trasporto. Ma viaggiare in treno e viaggiare in aereo sono cose differenti con caratteristiche e pregi molto diversi. E quindi oggi posso scegliere quali dei due mezzi di trasporto preferisco per un dato viaggio. Non è questo democratico ?

Leggere qui le precedenti interviste:

Silvio Antiga
Giovanni Brunazzi
Camillo Cuneo
Maurizio D’Adda
Edoardo Elmi

 

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