Il mercato globalizzato richiede alternative

Scritto da il 7 novembre 2017 in EDITORIALI, Interviste - Nessun commento

Questa a Giovanni Daprà *, è la nona intervista per indagare su come imprenditori, artisti, e personaggi della cultura vedono il mondo attuale della comunicazione e il suo futuro.

Cos’è per te la comunicazione ? E come è influenzata dal mezzo ?

Tutti sappiamo e parliamo di comunicazione, ma essendo “bombardati” continuamente su più fronti che richiedono immediatezza e tempestività nello scambio di comunicazione, molte cose sfuggono, forse anche le più importanti. Comunicare e gestire i “mezzi tecnologici” è un secondo lavoro causa di continue distrazioni, deve essere ottimizzato in modo opportuno per ridurre fatica e tempo.

All’invenzione della stampa dobbiamo, per definizione, la democrazia della comunicazione. Web, internet, social… cambiano la comunicazione. Oggi è ancora più democratica o no ? Il tuo giudizio è positivo o negativo? Perché?

Sicuramente i mezzi digitali hanno ampliato le possibilità di comunicare, di confrontarsi, e di diffondere le notizie. Tutti oggi possono fare comunicazione, ma come in tutte le cose bisogna saperle fare bene se si vogliono vedere i risultati. Le regole ci sono, pochi le seguono, nessuno controlla, e succedono anche molti guai. Il giudizio di per sé è positivo, ma a seguire tutto e tutti questi mezzi di comunicazione, il rischio è di fare un’indigestione tecnologica. Prima che accada, è meglio limitarsi, per esempio, a ridurre o abbandonare una parte di attività social.

Nella tua vita professionale quale ruolo ha avuto la comunicazione ? E come potrebbe cambiare nel prossimo futuro ?

Mi ha cambiato la vita, si comunica e si lavora in molti casi senza fare chilometri di strada, lunghe telefonate, ecc. S’imparano molte cose tecniche seguendo sintetiche lezioni davanti a un computer. Miglioramenti clamorosi non ne vedo, se pur ogni giorno si aggiunge qualcosa di nuovo aumentano anche le distrazioni. Si deve scegliere con attenzione cosa fare, come farlo in modo professionale, e non seguire gli “influencer marketing”.

Cosa vedi di positivo nel mondo globale di oggi ? E cosa di negativo?

Difficile risposta, ma ci provo. Divido le persone in quattro gruppi; i giovanissimi, i giovani, i meno giovani e gli anziani. I giovanissimi oggi sono molto globalizzati, ma senza schemi precisi nell’utilizzo dei mezzi tecnologici. I giovani nella gran parte dei casi sono “intrippati”, non sempre sfruttano le opportunità culturali e professionali che la globalizzazione offre. I meno giovani voglio dimostrare di essere alla moda e si globalizzano, fanno fatica ma resistono per non essere tagliati fuori. Per ultimo gli anziani, che soffrono e faticano a gestire il cambiamento tecnologico per la quotidianità (fatture, bollette, modulistica), ma giocoforza si devono adeguare.

Nella comunicazione qual è il rapporto tra forma o contenuto? Qual è più importante e perché?

Sicuramente il contenuto. Sono consapevole che nella maggioranza dei casi nella comunicazione si è più attenti alla forma, all’estetica, alla moda. Per emergere da tutto quello che si invia e si riceve quotidianamente su tablet, computer, smatphone, si fa qualsiasi cosa, molto spesso mischiando il rapporto tra forma e contenuto, con risultati disastrosi.

Secondo te un’azienda che ha sempre lavorato nel campo della stampa su carta, dovrebbe cambiare l’approccio al mercato? Se sì, come? Se non cambia, quale può essere il suo futuro ?

L’azienda di stampa che non si è adeguata ai nuovi approcci di mercato, ora non è più in grado di farlo, deve resistere fin che può. Le opportunità sono sempre meno e sempre più presidiate dalle multinazionali “globalizzate”, che appena vedono degli spiragli di business le colgono al volo. Molti imprenditori grafici non credono alle nuove opportunità commerciali attuando dei cambiamenti. Capita che non siano nemmeno in grado di gestire la loro azienda a causa anche del personale, abituato alla solita routine. Pochi imprenditori pensano al futuro pianificando delle strategie e non improvvisando, per esempio inserendo in aziende tecnologie disomogenee che seguono le tendenze di mercato, cercando di entrare in mercati che non conoscono (stampatore offset che diventa un cartotecnico…). In alcuni casi è doveroso valutare delle alternative, per esempio delle possibili aggregazioni tra più aziende. Non si può più attendere e sperare, ci si deve adeguare al cambiamento organizzando tutti i reparti dell’azienda, individuando e assegnando ruoli e responsabilità, non improvvisando e tamponando continuamente le falle, come spesso accade. Imprenditori, collaboratori, commerciali, devono essere attenti alle nuove opportunità che di giorno in giorno cambiano, magari sono poche, ma ci sono. L’imprenditore per continuare l’attività se non ha validi eredi in grado di gestirla deve delegare, individuando un dirigente con competente di riorganizzazione dell’azienda, che sappia individuare altre opportunità di business oltre alla stampa. Per affrontare il mercato globalizzato si chiede alla stessa struttura, più servizi, oltre alla puntualità e flessibilità, che non sono sempre punti di forza dell’azienda grafica. Se i figli, i nipoti, ecc., non vogliono imbarcarsi con impegni e preoccupazioni per portare avanti l’azienda, è meglio chiudere se pur è un grande dispiacere.

* Giovanni Daprà, è orientato all’organizzazione e all’ottimizzazione dei tempi e dei costi, nei reparti produttivi delle aziende grafiche. Da sempre lavora sulla gestione dei file, la correzione del colore e le automazioni da applicare nelle fasi produttive. L’impostazione delle regole tecniche in prestampa e stampa è la sua specializzazione.

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