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Tornare a investire per tornare a crescere

Osservatorio trimestrale sui dati economici italiani dello studio Mazziero Research da cui si evince la necessità di tornare a investire, per tornare a crescere.

L’Osservatorio Mazziero esamina i dati economici italiani e l’evoluzione trimestrale del debito pubblico, dello stock di Titoli di Stato, delle Riserve ufficiali, della crescita del Pil, dell’inflazione e della disoccupazione a metà 2018.

“I mercati hanno già fatto sentire il morso della sfiducia a fronte di dichiarazioni scomposte e fra poco il bilancio dovrà fare i conti anche con una spesa di interessi in aumento. Non vi sono scorciatoie, bisogna commentare poco e lavorare molto, tenendo conto che il debito di oggi saranno le maggiori tasse di domani. La strada su cui non dovrebbero esservi dubbi è tornare a investire, l’unico modo per tornare a crescere.”

Riportiamo alcuni stralci e commenti di questo esaustivo e approfondito dossier dello studio Mazziero Research, al quale chi è interessato può richiedere l’intero Quaderno di Ricerca “Italia economia a metà 2018”.
Rivista scientifica Codice CINECA E230240 – ISSN 2283-7035 – Anno VIII – Numero 3.
Per informazioni: mmazziero@gmail.com

Mazziero Italia economia metà 2018

Si parte dal 14 agosto

Vogliamo tuttavia partire dall’introduzione in quanto affronta argomenti da noi già trattati in precedenti articoli cui rimandiamo (Zena la Bella, Sul Ponte Morandi, L’evoluzione della comunicazione visiva).

“Il tragico crollo del ponte Morandi a Genova, non è una fatalità, ma è l’emblema di un diffuso lasciar andare, di un voltarsi dall’altra parte. Con questo […] desideriamo sottolineare come vanno le cose in casa nostra. I ponti che cadono, le buche che si aprono, i rifiuti che si accumulano sono tutti figli di trascuratezza, di tirare a campare e di rimpallo di responsabilità [e non si parla (solo) di politici ma di tutti noi cittadini – ndr]. Le situazioni non sono certo migliori se si guarda ai conti pubblici: abbiamo dormito sugli allori in questi anni favorevoli in cui avremmo dovuto cercare di migliorare le nostre fragili condizioni e tornare a crescere per creare occupazione. Invece nulla, sono stati fatti tanti bei tweet e ora la realtà è ancora più fragile se posta in prospettiva a quello che ci aspetta.”

[A questo proposito le notizie in anteprima che ci giungono dalla Commissione Carte & Cartoni di CCIA del 26 08 2018 e dal comunicato del IHS Markit Flash PMI sull’Eurozona non sono proprio rosee facendo presagire i primi segnali di un diluvio che verrà – ndr]

Lo studio di Mazziero premette che nulla di quanto emerge (di negativo) dall’osservatorio è imputabile al “Governo che si è definito del cambiamento, ma il periodo di grazia sta per finire e ormai le scelte di programmazione economica non sono più rimandabili”.
Suggerisce pertanto di “invertire quella perniciosa diminuzione degli investimenti a favore della spesa che alimenta il consenso”. Suggerimento che, al momento, non ci sembra accolto.

Il cambiamento che non c’è

Al termine dell’Osservatorio vero e proprio, corredato di dati e grafici, di cui riportiamo sotto alcuni spunti, il Quaderno termina con due Approfondimenti molto interessanti.

Nel primo, dal titolo “Investimenti statali – i veicoli e i vizi” a firma Andrew Lawford, CFA, si torna al Ponte Morandi per la solita questione dei vincoli di bilancio imposti dall’Unione Europea: “Viene prima il diritto alla sicurezza dei cittadini italiani o il rispetto dei vincoli europei?”, e pone l’accento sul fatto che

“La campagna elettorale ha avuto altri temi, come il famoso “reddito di cittadinanza”, che certo impegnerebbe notevolmente di più le casse dello Stato rispetto a una campagna di sicurezza per l’infrastruttura del Paese. Se la priorità della nazione fosse la sicurezza, non mancherebbero i soldi dal budget attuale della pubblica amministrazione” […] Oltre a questa constatazione generale dell’atteggiamento sbagliato dei politici in questo contesto, bisogna anche considerare che gli investimenti nell’infrastruttura e sicurezza in Italia non sono mai mancati a livello europeo.”

L’approfondimento prosegue analizzando a fondo il funzionamento dei prestiti BEI (fonte Banca Europea per gli Investimenti: “Una Storia dell’Europa in 6 Progetti”; 2018) e di come l’Italia li abbia ricevuti e utilizzati.

Il secondo approfondimento dal titolo “Anche questa volta nulla cambierà” note economiche a firma di Gabriele Serafini, si esamina la prima Legge di Bilancio dell’attuale Governo definito del Cambiamento, spiegando perché non crediamo che la manovra riuscirà nell’intento di cambiare le cose.

“Per il finanziamento della spesa pubblica, con le attuali regole la moneta non può essere emessa dallo Stato italiano e non rimane che emettere debito pubblico con la speranza che il PIL cresca in modo adeguato a ripagare i maggiori interessi passivi e rimborsare il debito. Sorge così il problema del moltiplicatore keynesiano, ossia della possibilità che la spesa pubblica crei effettivamente una crescita economica. Ma, non potendo emettere propria moneta, lo Stato deve ottenere finanziamenti dagli investitori, i quali li concedono solo se pensano che la remunerazione sia adeguata e che potranno ricevere indietro il capitale. Quindi lo Stato deve remunerare proprio coloro i quali non hanno investito le risorse e le hanno solo risparmiate perché non intravedevano una prospettiva di guadagno. Se questa prospettiva di guadagno viene dallo Stato, essi procedono a prestargli la propria moneta, altrimenti per questa via la crescita non è stimolabile.”

Ma se l’obiettivo è il cambiamento, prosegue l’approfondimento,

“si devono prendere a prestito le risorse da chi non le ha investite, contribuendo a generare proprio la situazione che gli elettori italiani avrebbero stabilito di voler cambiare, come si può ottenere un risultato di cambiamento? Se per cambiamento si intende l’ottenere una crescita del PIL mediante una redistribuzione di risorse, tale attività di cambiamento sarebbe inibita proprio da parte di coloro dai quali dipende il finanziamento di questo cambiamento per il timore che gli si possa ritorcere contro. Fare politica economica mediante la Legge di Bilancio significa infatti realizzare provvedimenti normativi che modificano l’assetto produttivo, di scambio e distributivo delle risorse. La manovra economica che si prospetta, allora, non potrà realizzare le promesse dichiarate con le attuali regole economiche di obbligo di indebitamento, ma non per incapacità politica o mala fede.”

A conclusione di una esamina approfondita, risulta quindi che

le cose possono cambiare solo se si riconosce che la politica economica non può cambiarle se non mutano le regole del suo finanziamento. È quindi necessario riconoscere che l’unico luogo dove discutere questa ipotesi non è l’Italia ma è, come minimo, l’Unione Europea, che non è però all’ordine del giorno dell’UE.”

Quindi “in Italia non ci sarà il Cambiamento, ma la solita etichetta innovativa attribuita a un limitato rimescolamento delle solite carte, che determinerà, per l’ennesima volta, il ripresentarsi dell’inveterato detto degli antichi romani: nominibus licet mollire mala.”

I dati dell’Osservatorio
Mazziero

Mazziero – il barometro economia italiana

Dai dati, esposti nel dettaglio del Quaderno, emerge che il debito è ai massimi di sempre, l’equilibrio tra entrate e uscite è fuori controllo, la crescita in rallentamento e, in prospettiva, a rischio recessione.

Mazziero PIL

Mentre gli altri Paesi mostrano una crescita costante del 2009, e la Spagna una impennata dal 2014, l’Italia resta in fondo al gruppo

L’Italia è affetta da un morbo insanabile, in cui lo sperpero del denaro pubblico si accompagna a misure infruttuose per tornare a crescere.”
I dati di oggi segnalano lo spartiacque tra quello che hanno compiuto i passati governi e le misure ambiziose in termini di spesa del Governo Conte, in carica da giugno.

Mazziero produzione industriale

Mazziero – la produzione industriale italiana è in forte arretramento

Mazziero inattivtà

Disoccupazione e inattività (quest’ultima in crescita) restano tra i principali punti deboli dell’economia italiana. Il nostro personale timore è che il cosiddetto reddito di cittadinanza, sia un ulteriore incentivo per non darsi da fare, oltre a favorire il lavoro in nero

“Quindi i miseri risultati sono da attribuire a chi ci fu, mentre chi c’è ora deve ancora dimostrare cosa saprà fare. I mercati hanno già fatto sentire il morso della sfiducia a fronte di dichiarazioni scomposte e fra poco il bilancio dovrà fare i conti anche con una spesa di interessi in aumento. Non vi sono scorciatoie, ma soprattutto non servono sfide e provocazioni, quel che bisogna fare è commentare poco e lavorare molto, tenendo conto che il debito di oggi saranno le maggiori tasse di domani. La strada su cui non dovrebbero esservi dubbi è tornare ad investire, l’unico modo per tornare a crescere.”

Nonostante questi dati, non proprio positivi, le indicazioni Istat, come ci comunica il nostro esperto finanziario VEM sulla fiducia, dicono che:

“A settembre 2018 gli indicatori di fiducia delineano il consolidarsi di una fase moderatamente positiva per i consumatori, mentre persistono elementi di incertezza nello scenario evolutivo delle imprese. Peraltro, con riferimento ai singoli settori produttivi, si osserva un ritorno alla crescita per la fiducia del settore manifatturiero, il primo segnale positivo per questo indicatore dallo scorso febbraio, con un miglioramento dei giudizi sugli ordini, sia interni sia esteri. In leggera ripresa anche i giudizi sul fatturato all’export nel terzo trimestre, dopo le flessioni osservate nei primi due trimestri di quest’anno, mentre risultano ancora in diminuzione le attese.”

2018-10-08T16:53:44+00:00ottobre 7th, 2018|EDITORIALI, In evidenza, MERCATI & AZIENDE|0 Comments

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