La Sinfonia degli Addii

Scritto da il 21 dicembre 2011 in EDITORIALI - Nessun commento

Abbiamo iniziato il mese di dicembre con le tristissime notizie di due personaggi che ci hanno lasciato.
In concomitanza con queste, la notizia dell’insolvenza di manroland.
Questi fatti ci hanno fatto meditare. “L’industria della stampa è finita?” si chiedono in molti e non solo in Italia; e comunque, dova sta andando e dove andrà? È un tema scottante e attuale su cui dovremo tornare spesso, anche perché la congiuntura è tale da richiedere aggiornamenti continui.

Cominciamo a parlarne. (¹)
A parte il caso manroland, due parole a freddo vanno spese per Angelo Bartesaghi e Giuseppe Musmeci.  Due personaggi le cui vite e imprese non si sono incrociate, ma entrambi hanno dato lustro all’imprenditorialità e alla qualità italiana nel mondo.  Non dimentichiamolo.
Il primo ha fondato e portato a livelli mondiali di riconoscimento la Omet, un’industria prestigiosa in cui tutto lo staff ha i propri meriti; le sue rotative si trovano presso stampatori di etichette, astucci, packaging flessibile in tutto il mondo. Ricordo la prima volta che, insieme, visitammo un cliente francese il quale per primo aveva installato una rotativa per stampare, fustellare e piegare astucci in linea. Era la prima volta, e l’azienda italiana era all’avanguardia su tutti gli altri.
Il secondo, ha saputo trasformare la tipografia fondata dal padre, Fontegrafica, in una realtà i cui premi per innovazione, qualità e perfezione degli stampati, ha fatto il giro del mondo. Una persona, e un’azienda, perché anche qui lo staff e la collaborazione ne costituiscono la forza trainante, che ha saputo valorizzare i lavori di nicchia, spesso da alcuni sottovalutati, proprio perché di nicchia.
Ricordare queste due persone che non ci sono più, ci porta ad altre considerazioni.
L’industria grafica, come ben sappiamo sta ormai da anni vivendo una fase assai complessa e difficile e non c’è azienda che non abbia conosciuto difficoltà dal 2008 a oggi. E non solo in Italia. Questo vale per gli stampatori, ma anche e forse soprattutto per i fornitori di macchine: il caso manroland è sulla bocca di tutti perché il più eclatante e, come altri produttori di macchine da stampa e di prodotti di consumo, attraversa un momento di particolare gravità.
Mentre corrono voci più o meno contradditorie su manroland, quel che è certo è che l’azienda ha avviato discussioni serie con il proprio azionariato e con le banche per avviare una profonda ristrutturazione, in concordanza con il mercato. L’iniziativa è stata accolta positivamente sia dagli azionisti, sia dalle banche. È già iniziata una elaborazione di principio e la sua messa in opera seguirà in modo preciso e appropriato.
È il solo modo per ottenere e garantire che manroland resti nel futuro un partner ideale per i propri clienti, fornitori e dipendenti.
Ma il futuro, per tutti, è ancora pieno di sfide.  Resta il fatto che il problema da risolvere per tutti non è soltanto quello di superare il momento, ma di prepararsi a un mercato futuro in costante evoluzione.
Queste delicate situazioni  non sono certo facilitate dalle voci incontrollate: è per questo che cercheremo di tenere informati i nostri lettori – che vediamo crescere di giorno in giorno – in maniera puntuale, corretta e appropriata.

L’industria della stampa è finita?

Da queste considerazioni su un caso specifico, viene spontanea questa domanda, che sta facendo il giro dei blog  internazionali del nostro settore: “L’industria della stampa è finita?“.
È un’affermazione che suona piuttosto dura, e sono certo che i lettori mi risponderanno di no. Ma forse è meglio, pur senza essere pessimisti, ma neppure troppo ottimisti, o piuttosto, superficiali, tenere presente quello che succede in giro per il mondo, anche in Paesi che stanno meglio di noi. Nel Regno Unito i giornali locali sono in grave crisi – ed è notizia di questi giorni che la disoccupazione in Gran Bretagna è ai massimi storici – anche a causa del crollo della pubblicità che sta spostandosi su internet.
La stampa è legata al consumo quindi in recessione si taglia proprio questo costo. L’industria grafica è in declino da quando si è affermato internet, dicono alcuni. Il che non è, a mio parere, del tutto vero. Ciò che forse ha influenzato il crollo della carta stampata, in certi settori, è la combinazione tra internet, i social network e la crisi. La mancanza di liquidità, la mancanza di pubblicità, il rincaro delle materie prime, tutto contribuisce a tagliare i costi di produzione.
Quindi internet ne è “una causa”, ma non “la causa”, anzi a volte la promuove.
Allora, per cominciare, si può dire che la stampa è in crisi là dove è legata al fattore pubblicità, e là dove può essere sostituita dalla comunicazione via web. La dove, cioè, la stampa è in usata solo come mezzo di comunicazione di massa, senza innovazione (a questo proposito è da citare il prossimo convegno promosso dai giovani imprenditori di Assografici).
Senza innovazione infatti, come emerge dai molti pareri raccolti sui blog, prepariamoci a chiudere, come già accade per molti. Stampatori che non sanno offrire un servizio innovativo in linea con le nuove esigenze di mercato, che non rivedono le proprie strategie, uno dopo l’altro sono destinati a spengere la propria candela e uscire dal palcoscenico. Proprio come nella famosa “Sinfonia degli Addii” di F. J. Haydn*.
Una raccomandazione: l’ultimo spenga la luce.

(¹) Un interessante complemento a questo editoriale si può leggere in questa “Lettera al direttore

* È la Sinfonia 45 in Fa diesis minore così chiamata perché nell’esecuzione dell’adagio finale i musicisti a turno smisero di suonare, spensero la candela del proprio leggìo e uscirono dalla sala. Questo per far notare al loro mecenate, il principe Nikolaus Esterházy, che era ora di tornare a casa.

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