PIA vs Google: ovvero carta contro web

Google attacca e PIA, l’associazione degli stampatori americani, risponde per le rime. È l’inizio di una battaglia il cui risultato è già scritto: la comunicazione su carta è perdente finché deve reggersi sulla pubblicità che su web è più immediata e meno costosa.

di Vittorio E. Malvezzi

Vittorio E. Malvezzi

Vittorio E. Malvezzi

PIA, Printing Industries of America, è una macro-associazione di categoria: una associazione di dimensioni da far impallidire ogni confronto con chi sia abituato a ragionare in termini di Confindustria e Categorie. Nel nostro caso dovremmo confrontarci con Assografici, neanche con la filiera di cui Assografici fa parte.
PIA rappresenta 59 tipi di prodotti, 22 regioni, più di 8000 associati. Tanto per fare un paragone, la Unione Industriali Grafici, Cartotecnici e Trasformatori, brevemente detta GCT, agisce nella provincia di Milano, ma credo sia la più importante in Italia tanto da avere un doppio inquadramento, sia come territoriale sia come categoria, e ha un centinaio di associati. La maggior parte con meno di 15 dipendenti.

Se vuoi divertirti vai a dare un’occhiata on line al sito web della PIA. E allora è ovvio che quando un giorno Google è uscito con statistiche che raffrontavano la raccolta pubblicitaria in calo su tutti i media US – e non solo, naturalmente -, mentre è in costante e netto aumento da parte di Google in tutto il mondo, il guanto di sfida era lanciato. Non c’è come toccare i denti cariati per far sobbalzare un poverocristo e qui la carie è profonda, perché si innesta in un dente che sta perdendo lo smalto in una crisi strutturale ed epocale.
In realtà non esiste un cambiamento simile a quello che sta vivendo l’industria grafica in tutta la storia economica dell’umanità.
Ti faccio un esempio se non sei del settore. Quando lentamente – e un appassionato come me non può che aggiungere “purtroppo!” –  i cavalli hanno cominciato a essere sostituiti dagli horsepower e i maniscalchi dai meccanici (per non parlare di quando i meccanici sono stati sostituiti dagli elettronici), il cambiamento è stato enorme. Energie animali, viventi e dinamiche, barattate con puzzolenti mezzi rumorosi, ma che non mangiavano quando stavano fermi in scuderia.
Ma si trattava sempre di atomi, organizzati in materia viva, contro atomi che formavano carburanti e metalli. Atomi contro Atomi. Adesso no, qui si tratta di una nuova maniera di comunicare che si basa su elettroni , in concorrenza con gli atomi della carta e dei caratteri in piombo o delle lastre di stampa. I prodotti sono anche loro composti di elettroni e quindi possono essere veicolati con molta più facilità di quelli composti da atomi. Qualcuno sospirando può addirittura recriminare che siano veicolabili con troppa facilità ! Ma questa è un’altra storia, come direbbe Kipling.

Ecco i grafici di Google che hanno dato il via alla battaglia con PIA

Ecco i grafici di Google che hanno dato il via alla battaglia con PIA

Appurato quanto male possa fare la lingua che batta su questo dente dolente, torniamo alla nostra PIA.
È comprensibile che un tronfio annuncio di Google, proprio perché dannatamente vicino alla realtà, non poteva restare senza risposta. Ed ecco infatti ben in vista sulla loro Home Page il titolo: Printing Industries of America Challenges Google on Paperless Initiative.
In realtà mi sembra che la prendano un po’ alla lunga. Non potendo evidentemente negare certi dati, attaccano su quell’aspetto che ancora oggi trova orecchie sensibili, sia per ragioni politiche, sia economiche.
Le energie rinnovabili sono un aspetto economico e politico diminuendo la dipendenza da paesi che detengono il petrolio, ma non sono certo partner affidabili. Quando addirittura non se li trovano dichiaratamente contro.
E quindi giù a menarla con il fatto che gli alberi, con energia e acqua parte fondamentale del supporto cartaceo, sono una componente rinnovabile per eccellenza. La loro funzione depurante e vitale, è il caso di dirlo vista la loro attività di base per la nostra stessa vita, e viene rinnovata al punto che oggi dopo anni di sfruttamento intelligente, le risorse sono aumentate! Gli alberi sono il 20% in più di 40 anni fa. Altro che le balle di slogan sballati tipo “salva un albero, non usare carta“! [tanto che, proprio mentre scriviamo Google è già passata al contrattacco con Is Print the True Green Technology? – ndr].
Conseguentemente, un buon cittadino non dovrebbe usare mezzi inquinanti e avidi di energia come i computer, ma buttarsi in braccio a Madre Terra tutto fasciato di verde clorofilla agitando felice frasche e virgulti. In altre parole usare la carta e i prodotti stampati su supporto cartaceo.
Proprio per evitare di raccontarci fole, prego prendere nota dell’eleganza con cui sta volta ho dribblato termini più forti; bisogna ricordare che con gli alberi una componente a pesante impatto per la fabbricazione della carta è proprio l’energia. Ma facendo finta di niente, mi sembra che sia una magra consolazione per noi del settore, visto che comunque le cose stanno andando verso la riduzione dei cavalli a favore degli elettronici.
Strategia ben giocata, ma più che altro di immagine.

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