La competitività delle cartiere italiane si gioca a livello UE

Scritto da il 27 gennaio 2014 in AMBIENTE, MERCATI & AZIENDE, Osservatorio - Nessun commento

Gli industriali del settore cartario italiano hanno incontrato a Lucca l’On. Tajani, vice presidente della Commissione Europea per l’industria e l’imprenditoria.

Gli industriali del settore della carta italiana che si sono riuniti a Palazzo Bernardini a Lucca per un incontro con il Vicepresidente della Commissione europea, Antonio Tajani e l’Assessore alle Attività Produttive, Gianfranco Simoncini della Regione Toscana, sono convinti che “gran parte della sorte della competitività delle cartiere italiane si gioca a livello UE”.
È stato forte l’apprezzamento per la posizione assunta dal Vicepresidente con riferimento ai nuovi obiettivi sul taglio delle emissioni di CO2, secondo la quale devono essere raggiungibili e non creare ulteriori gap competitivi all’industria europea.

Il tavolo dei lavori: da sinistra AntonioTajan, Paolo Culicchi, Simoncini, Tambellini

Il tavolo dei lavori: da sinistra Antonio Tajani, Paolo Culicchi, Gianfranco Simoncini e  Tambellini

«L’azione del Vicepresidente – ha detto Paolo Culicchi, Presidente di Assocarta, commentando i lavori – è stata improntata a considerare l’industria la leva essenziale per uscire dalla crisi con l’obiettivo di raggiungere il 20% del Pil Ue entro il 2020 e di ciò gli siamo molto grati. Questo è dimostrato anche dall’approvazione dell’Industrial Compact di qualche giorno fa
Nel corso dell’incontro si è fatto il punto sulle criticità e sulle prospettive di sviluppo in chiave europea dell’industria cartaria italiana. Un settore con 160 stabilimenti dislocati in tutto il Paese, con circa 20.000 addetti e che rigenera nel processo industriale oltre 5 milioni di carta da macero, oltre ad essere parte essenziale della filiera della carta e della trasformazione* che conta 210.00 occupati.
«Alla fine del 2007 – ha spiegato Paolo Culicchi – il nostro settore produceva 10,1 milioni di tonnellate di carta, per un fatturato di 7,7 miliardi di euro, aveva 186 unità produttive con 22.700 posti di lavoro. Tra il 2007 e il 2013 abbiamo perso complessivamente oltre 1,6 milioni di tonnellate di produzione e 3 mila posti di lavoro. Allargando il discorso all’intera filiera cartaria, includendo cioè i comparti delle macchine per carta, dell’editoria, della grafica e della stampa, il calo occupazionale tra il 2007 e il 2012 è di circa 40.000 addetti diretti e più di 60.000 nell’indotto

Inversione di tendenza

Riguardo all’export è importare sottolineare che a fronte di una domanda nazionale depressa, le imprese del settore hanno continuato a rivolgere la massima attenzione ai mercati esteri: nel 2012 la quota di produzione esportata ha superato il 42% in quantità e ha raggiunto il 50% in valore. E la crescita del nostro export è cresciuta anche nel 2013.
Per invertire la tendenza sono necessarie politiche europee sui dossier dell’energia e delle materie prime. Non è possibile rimanere competitivi quando gli Stati Uniti pagano il gas un quarto del prezzo pagato dall’industria europea. Inoltre, le politiche ambientali europee in materia di Recycling Society devono rappresentare un’opportunità innanzi tutto per l’Europa.
La politica industriale dell’Unione Europea deve essere di concreto supporto alle aziende italiane ed europee e non un fattore di penalizzazione rispetto ai competitor extra-europei.
«I nuovi obiettivi di taglio del 40% delle emissioni di CO2 entro il 2030 – ha spiegato Girolamo Marchi Vice-Presidente di Assocarta – non sono raggiungibili se non a costi elevatissimi. L’industria della carta è doppiamente penalizzata: nella bolletta gonfiata dagli incentivi alle fonti rinnovabili e nella concorrenza sull’approvvigionamento di materia prima con chi brucia le biomasse legnose. Agli obiettivi europei devono corrispondere misure strutturali europee come le compensazioni che non possono essere lasciate ai bilanci dei singoli Stati
L’obiettivo di abbattimento delle emissioni è condivisibile secondo gli industriali della carta ma bisogna investire in tecnologia, aiutare i produttori di impianti innovativi, non erodere i margini con un sistema, l’ETS, che è inefficiente e fuori mercato.
Anche sul fronte del riciclaggio è fondamentale ci siano delle politiche europee che promuovano il “Riciclaggio Made in Europe”, utilizzando anche lo strumento del “Riciclo di Prossimità”.
«Il riciclo di prossimità è uno strumento funzionale a una politica industriale europea che consideri il riciclaggio della carta da macero un’attività che difende l’ambiente e promuove lo sviluppo, sintesi perfetta degli obiettivi della European Recycling Society» ha evidenziato Ignazio Capuano, Componente del Comitato di Presidenza Assocarta. L’industria cartaria italiana è tradizionalmente grande utilizzatrice di macero, con cui viene annualmente realizzato almeno il 55% della produzione nazionale.
Per alcuni comparti (prodotti per imballaggio, in particolare carte e cartoni per cartone ondulato) il macero rappresenta l’unica materia prima fibrosa impiegata. Una materia prima strategica per il settore su cui le cartiere hanno nel tempo investito molto, creando una filiera del riciclo che ha permesso sensibili sviluppi della raccolta oggi purtroppo destinata per quasi un terzo ai mercati esteri, principalmente asiatici. La crescita dei volumi di macero diretti oltre confine non è un fenomeno solo italiano: per arginare l’emorragia di tale importante materia prima, alcuni partner europei (Francia e Spagna) hanno adottato il principio di prossimità, tutelando in questo modo ambiente e occupazione.

I numeri dell’industria cartaria italiana nel 2013

Addetti: 19.700
Stabilimenti: 160
Produzione: 8,5 milioni di tonnellate
Fatturato: 6,8 miliardi di €
Import: 3,5 miliardi di €
Export: 3,5 miliardi di €

I numeri della filiera della carta, editoria, stampa e trasformazione nel 2013

Addetti: 210.426
Fatturato: 31,4 miliardi di €
Import: 5,3 miliardi di €
Export: 9 miliardi di €

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