Riflessioni sull’intervista a Cherubini

Scritto da il 31 ottobre 2010 in Interviste, MERCATI & AZIENDE - Nessun commento

Riceviamo e volentieri pubblichiamo queste riflessioni e note all’intervista a Federico Cherubini, sull’influenza dell’attuale crisi finanziaria nel settore grafico-cartotecnico

Caro Direttore,

Lo spunto di queste riflessioni mi è stato suggerito dalla intervista concessa dal dottor Cherubini, Presidente Unione Industriali Grafici e Cartotecnici di Milano, pubblicata sul portale MPA.

Il suo riferimento alle analisi degli ultimi dieci anni sul comparto grafico-cartotecnico, rende indubbiamente merito a quanto gli operatori del settore hanno fatto per lo sviluppo di questi settori ma potrebbe, a mio avviso, essere frainteso e fuorviante se non letto nella sua giusta dimensione. è ben vero infatti che i nostri imprenditori sono cresciuti, purtroppo però non solo in qualità e capacità produttiva, ma anche come ëquantitàí di imprese, fatto questo che può non essere sempre correttoper un coerente e adeguato sviluppo del mercato. Non sempre infatti la cultura díimpresa ha guidato questo sviluppo consentendo a volte il nascere di aziende le quali, anche per una certa superficialità con cui i fornitori di impianti in certi momenti si sono mossi, hanno dato luogo a un ‘inquinamento’ del mercato con la proliferazione di aziende che erano e sono tali solo di nome ma non di fatto. Se è vero che il settore grafico-cartotecnico nel suo complesso è costituito da circa 18.000 aziende contro le 8.000 della Germania (che di abitanti – con i relativi consumi- ne ha più dell’Italia), questo la dice lunga su come questo comparto sia strutturato.

E’ ben vero peraltro che tra le tante aziende che sono nate molte, fra quelle caratterizzate da una configurazione di PMI hanno saputo organizzarsi al meglio e hanno saputo definire la propria struttura guardando al futuro; ma molte altre sono cresciute senza alcuna base pratica, con il solo scopo di ìfare produzioneî giorno dopo giorno, senza configurare il proprio assetto e il proprio lavoro in funzione di un progetto che potesse in qualche modo proiettarle nel futuro e metterle al riparo da una crisi come quella che stiamo attraversando.

Come giustamente ha sostenuto Tonino Dominici nel suo editoriale nel numero di Next del febbraio scorso, da questa crisi, per quanto drammatica, dovrebbero crearsi le opportunità per una migliore gestione del futuro: d’altra parte anche Albert Einstein diceva “Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita diventa routine, una lenta agonia“. Per questo, chi ha provveduto in tempi non sospetti a crearsi le giuste premesse, può raccogliere la sfida e farne uno strumento appropriato per migliorarsi e proiettarsi nel futuro in maniera corretta; chi invece non ha le condizioni adeguate per farlo, dovrebbe quantomeno pensare di allargare forse la propria visione aziendale con aggregazioni, come sostiene Cherubini, senza il ‘timore di perdere il controllo maggioritario societario’, ma con l’intento e la volontà di dare alla propria azienda una nuova e più idonea dimensione in relazione agli scenari che si presentano, per essere più competitivi e ìdare risposte produttive sempre più rapideî mantenendo o cercando di acquisire elasticità per rispondere con prontezza alle esigenze di mercato. è un’esigenza questa che va considerata non soltanto sotto líaspetto della risposta in ordine alla consegna dei prodotti, che è un fatto certamente importante nellíeconomia aziendale, ma anche per quanto riguarda una più attenta strutturazione tecnologica degli impianti (e in questo comparto líevoluzione in tal senso è notevole), che costituiscono la base peruna sempre migliore e più adeguata soddisfazione del cliente.

Non bisogna poi dimenticare, in aggiunta a tutto ciò, che occorre una corretta gestione della forza di lavoro la quale, in funzione di un’etica aziendale, dovrebbe essere sempre più valorizzata negli aspetti umani e sociali, oltre che naturalmente in quelli operativi nellíambito del lavoro.

Mario Di Berardino

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