Gipea 2011: valorizzare le sinergie

Scritto da il 5 dicembre 2011 in Label&Pack, MERCATI & AZIENDE - Nessun commento

Si è tenuto a Milano il 18 novembre scorso, il XXII Convegno Tecnico Gipea, con una giornata densa di relazioni consistenti seguite con attenzione da tutti  partecipanti, etichettifici e soci simpatizzanti (fornitori di macchine, accessori e supporti). Nel suo discorso di benvenuto il presidente Alfredo Pollici ha definito simpaticamente questo incontro “un momento di stabilità nella nostra vita instabile”. In effetti Pollici ha subito introdotto il tema caldo della giornata, quello dei prezzi da comprendere e discutere mediante un’analisi delle dinamiche di settore, alla base della relazione pomeridiana da parte del professor Visconti.

Etichettifici presenti al Convegno Gipea di Milano La sala al Convegno Gipea

Alfredo Pollici (Notarianni) ha illustrato l’attività associativa nel corso del 2011 e i programmi per il 2012, tra cui emergono l’espansione dell’Associazione a sud con i positivi risultati dell’incontro di Bari e del Congresso di Taormina.
Ha quindi annunciato la ristrutturazione del sito web di Gipea che diventa un vero strumento di servizio per scambio di informazioni tra associati. Positiva anche la partecipazione al Labelexpo Europe lo scorso settembre con visita, da parte degli associati, allo stabilimento MACtac e la presenza di Gipea presso lo stand Finat, dove l’attenzione era focalizzata sul recupero degli sfridi.
Importanti pure le iniziative che hanno portato a una convenzione con uno studio legale per la consultazione gratuita sui contratti e il diritto di lavoro e la convenzione Fidocart per la termovalorizzazione dei rifiuti per uno smaltimento sostenibile.
Gipea ha partecipato all’indagine AWA sull’andamento in Europa dei prezzi dei componenti di base dei materiali autoadesivi e ha aderito a una ricerca di monitoraggio  al di sopra delle parti sull’andamento dei dati reali.
Infine, le statistiche, di cui ha riferito Elisabetta Brambilla (Eurolabel): Gipea conta il 70% degli associati al centro-nord, il 20% al centro e il 10% al sud e Sicilia. In totale sono 87 etichettifici e 29 fornitori, soci simpatizzanti. Interessante anche la suddivisione delle aziende per fatturato, che rappresentano il 64% del fatturato globale del settore: 51 sono le aziende che fatturano meno di 5 milioni di Euro; 20 che fatturano da 5 a 10, e 15 oltre i 10 milioni di Euro.  Il 63% sono aziende srl, 11 le società per azioni, 8 le snc e 5 di altro tipo, notando che si è ridotto il numero delle società di persone.
Un ultimo dato riporta i metri quadri di autoadesivi in bobina consegnati nei primi tre trimestri del 2011 in cui si osserva una crescita rispetto al 2009 e al 2010, andamento in linea con altri gruppi appartenenti ad Assografici.
Per quanto riguarda le attività per il 2012 Alfredo Pollici ha annunciato che è stato proposto un calo del contributo forfettario al Conai sulle etichette dal 1° gennaio con una riduzione, se verrà accettata la proposta, del 36%.
Proseguono le iniziative in tema di gestione dei rifiuti, sotto la guida di Domenico Tessera Chiesa (Sales) e il lancio di un concorso per scuole grafiche per un packaging e catalogo a favore della ONLUS Fondazione Francesca Rava a sostegno dei bambini di Haiti (www.nph-italia.org).
I prossimi appuntamenti Gipea sono per un workshop in ambito Ipack IMA (28 febbraio – 3 marzo), il Seminario Finat a Barcellona (8-9 marzo), e l’Assemblea del 18-19 maggio in Franciacorta (http://www.relaisfranciacorta.it) e quindi il Congresso Finat il 6-8 giugno Atene.

Contatto con i prodotti alimentari

Maria Zemira Nociti illustra il nuovo quaderno Gipea

Maria Zemira Nociti illustra il nuovo quaderno Gipea sulle linee guida per le etichette a contatto con gli alimenti

Maria Zemira Nociti dello Studio Zetapi ha quindi presentato la seconda edizione del primo Quaderno Gipea con le nuove “Linee guida riguardanti le etichette autoadesive destinate a venire a contatto con i prodotti alimentari” che sono state oggetto di una revisione da parte di un gruppo di esperti, tenendo conto della specificità dei materiali autoadesivi e dell’evoluzione del quadro normativo di riferimento.
In particolare il primo capitolo riporta le procedure richieste dagli organi di controllo sulla pulizia delle macchine nel passaggio da un lavoro “non food” a un lavoro per il settore alimentare; il secondo capitolo, relativo al controllo del processo di stampa, riporta i metodi di prova Finat (FTM21 e FTM22) sull’ancoraggio degli inchiostri, con alcuni accenni in merito agli inchiostri a bassa migrazione e agli inchiostri all’acqua; il terzo capitolo è relativo alla tracciabilità, sempre nel campo delle etichette per prodotti alimentari, e fornisce consigli pratici su cosa si può e cosa non si può concedere al cliente, fornendo anche un modello per la raccolta dei dati e la comunicazione all’autorità competente nell’avvio di una procedura di ritiro/richiamo per motivi di sicurezza, e una check list per la valutazione dei requisiti di rintracciabilità e ritiro o richiamo, con esempi pratici di messaggi rivolti ai consumatori.
Il quarto capitolo è dedicato al Good Manufacturing Practice (GMP) con le linee guida generali per l’applicazione del regolamento 2023/2006/CE il cui testo completo è disponibile sul sito Gipea (www.gipea.net) e un estratto dal progetto Cast per carta e cartone e per imballaggi flessibili. Analogamente, sempre sul sito Gipea si trova il testo completo delle linee guida CEPI per carta e cartone a contatto con alimenti di cui riferisce il quinto capitolo. Il sesto riporta modelli di dichiarazione di composizione e conformità dei materiali in entrata, in particolare gli inchiostri da stampa e vernici per sovrastampa proposto da EUPIA/AVISA e per gli adesivi proposto da FEICA, con esempi da adattare alla propria azienda; seguono un glossario e conclusioni riassuntive sugli obblighi degli etichettifici.
A seguire Valter Rocchelli dell’istituto di ricerca IRCPACK ha parlato della valutazione di rischio di danno sensoriale e tossicologico dei materiali destinati al contatto con alimenti, tema attuale e un’esigenza molto sentita, per le normative che ne regolano l’attuazione. In pratica, occorre dimostrare che l’imballaggio non ceda nulla di pericoloso dal punti di vista tossico e organolettico, andando oltre i controlli analitici previsti dalle normative per essere in grado di prevenire il rischio di contaminazione.
Valter Rocchelli ha quindi illustrato le basi dei fattori di rischio e le relative analisi sensoriali e strumentali.  Relativamente al set-off ha sottolineato che gli inchiostri da stampa applicati sul lato dei materiali o degli oggetti non a contatto con il prodotto alimentare devono esere formulati e/o applicati in modo che le sostanze presenti sulla superficie stampata non siano trasferite al lato a contatto con il prodotto attraverso il substrato oppure a causa del set-off quando vengono impilati o sono sulle bobine, in concentrazioni che portino a livelli di sostanza nel prodotto alimentare non in linea con le prescrizione dell’articolo 3 del regolamento 1935/2004 CE. Le superfici stampate non devono trovarsi direttamente a contatto con l’alimento.

La guerra dei prezzi

Federico Visconti della SDA Bocconi illustra il tema della guerra dei prezzi

Federico Visconti della SDA Bocconi illustra il tema della guerra dei prezzi

La sessione pomeridiana  ha toccato un tema che sta diventando sempre più caldo, un vero e proprio nervo scoperto del sistema: la costante tendenza al ribasso dei prezzi di vendita che, in un mercato polverizzato come quello delle etichette autoadesive, rappresenta la più grande minaccia da fronteggiare.
Al Prof. Federico Visconti dell’Università della vallle d’Aosta  SDA Bocconi, è stato quindi chiesto di guidare i partecipanti nell’analisi di questa situazione.
Il tema trattato “La guerra dei prezzi in atto nel settore: alcune possibili chiavi di lettura” si basa sull’elaborazione dei dati di bilancio degli etichettifici disponibili nella banca dati di Cerved e su interviste a imprenditori del settore; le informazioni raccolte sui differenti modelli organizzativi e gli stili manageriali, consolidatisi negli anni, sono stati tradotti in “schemi” sui quali ha Visconti condotto la discussione partendo da alcune chiavi di lettura.
Gli spunti di riflessione fanno riferimento ad alcuni indicatori di bilancio contenuti nell’analisi Tatios, condotta da Databank su due campioni di etichettifici (63 aziende nel periodo 2007-2009 e 41 nel periodo 2008-10, che in pratica valorizzano le idee di fondo del recente libro dello stesso Federico Visconti e Guido Corbetta “Gli imprenditori, il valore dei fatti” (ne riporteremo a breve una recensione).
La prima domanda è: se ho a disposizione una cifra da investire, quali sono le considerazioni da fare sulla possibilità o meno di intraprendere un tipo di attività?
Queste sono: l’attrattività e la redditività attuale e futura (ROA).
L’attrattività di un settore dipende dallo spazio economico e da quello operativo; a titolo d’esempio, l’osservatorio economico del settore cartotecnico promosso dal Gifasp, su un campione di 58 aziende, evidenzia che la redditività operativa del settore è in calo strutturale. Tra il 1995 e il 2004 il ROA era mediamente pari al 13,9% e tra il 2005 e il 2008 al 9,6%; ma nel biennio 2009-10 era sceso al 5,6%. In termini reali, il fatturato totale delle imprese del settore è, nel 2010, di poco superiore a quello del 2000. Il settore, in buona sostanza, fatica a trovare spazi di crescita.

Gipea, campione di 63 aziende 2007-09 (Databank)

anno               2007    2008    2009
ROA*              8,42     7,12      4,71
Ricavi**        441      451        433
var % ric.     +6,7     +2,3     -3,9
* utile corrente ante oneri finanziari/attivo. Esprime la redditività dell’intero complesso dei capitali investiti.
**in milioni di €

Per le etichette autoadesive i dati da un campione di 41 aziende sono:

anno             2008      2009       2010
ROA*            7,07       5,37         7,67
Ricavi**      295         284          311
var % ric.    +2,77    -3,79      +9,53
* utile corrente ante oneri finanziari/attivo. Esprime la redditività dell’intero complesso dei capitali investiti.
**in milioni di €

Le forze in campo

Le forze in campo sono composte dai concorrenti e dalla pressione competitiva interna che dipende, a sua volta, dalla crescita della domanda, dalle differenze tra i prodotti, da un eccesso di capacità produttiva, dall’identità di marchio e dalle barriere all’uscita.
Bisogna quindi chiedersi se c’è ancora l’onda lunga della crescita, se non si rischia invece una “sovrapposizione” tra i prodotti; e la “macchina di guerra” di impianti installati troverà sfoghi sul mercato?
Occorre anche considerare un mercato in cui poche multinazionali forniscono una materia prima che incide sui ricavi degli etichettifici tra i 30 e il 40%, in cui la voce acquisti netti e variazioni materie prime, secondo i dati raccolti, si stabilizza sul 45% dei ricavi.
D’altro lato, tra i dati positivi del comparto, rientra la struttura di settore che è il risultato degli straordinari spazi di segmentazione che il settore ha storicamente generato: tipologia di prodotto, settori di utilizzo, ambiti geografici; ma la domanda è se questi spazi ci saranno sempre e, ancora come in un precedente seminario cui rimandiamo, il professor Visconti dubita che le nicchie continuino a essere remunerative.
Esaminando quindi ancora le forze in campo, nelle cosiddette guerre di movimento con i potenziali entranti e con i prodotti sostitutivi, il settore appare ancora protetto da barriere legate agli investimenti, alle specificità del prodotto, al know how di progettazione e produzione. Non solo, ma gli effetti di sostituzione hanno giocato e stanno giocando ancora a favore, promuovendo le etichette a scapito di altri materiali.
Ma a questo punto la vera domanda è: quali sono i confini del settore? Ha senso ipotizzare fenomeni di “ricomposizione” tra etichette e cartotecnica o tra etichette e flessibile, o altro?
Ne segue che la manifestazione ultima della rivalità interna tra concorrenti è proprio la guerra dei prezzi; la debolezza e l’esposizione nei rapporti di forza con gli attori esterni al settore, genera una “guerra dei prezzi al quadrato” e, nei fatti, la tendenza può essere (o è realmente) la concentrazione del settore, più o meno rallentata dalla solidità patrimoniale delle imprese.
Quali sono allora le scelte e le azioni degli imprenditori? Visconti dà alcuni spunti di riflessione in cui il punto di partenza è che le imprese realizzano performance altamente differenziate, come è emerso dall’analisi Databank per il periodo 2008-2010: nel 2008 con un ROA medio del 7,07%, 15 aziende erano sopra la media e 24 erano sotto; nel 2009 (ROA medio 5,37%) e nel 2010 (ROA medio 7,67%) 13 aziende erano sopra la media e 28 sotto. Una forte dispersione attorno alla media si registra anche a livello di ricavi pro-capite, di valore aggiunto operativo pro-capite, di incidenze del costo del lavoro sui ricavi, di patrimonio netto su debiti finanziari totali.

Nodi da sciogliere

Quali sono i nodi da sciogliere e le azioni da intraprendere? E su questo punto Federico Visconti ha sottolineato con forza alcuni difetti congeniti nell’industria italiana in genere, come il mito della one man band contro il processo di managerializzazione; il familismo, contro la valorizzazione dei giovani meritevoli
e l’apertura del capitale; il tabù della dimensione contro la crescita e, soprattutto, le reti tra imprese, punto quest’ultimo su cui ha molto insistito.
In conclusione molti vedono l’impresa come una vacca da mungere, altri cone un nemico da abbattere. «Io, ha detto Visconti, la vedo per quella che è, e per dirla con Winston Churchill “un cavallo robusto che tira una carretta molto, molto pesante”. Con la crisi, il cavallo si è indebolito e la carretta si è ulteriormente appesantita. Per questo oggi più che mai, gli imprenditori in Italia hanno bisogno dell’aiuto di tutto. Non lasciamoli soli e quindi un’arma vincente è la collaborazione anche tra concorrenti quando permette di valorizzare le sinergie.»

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