Il ‘caso manroland’ e l’economia

Scritto da il 30 novembre 2011 in MERCATI & AZIENDE - 1 Commento

Vittorio E. Malvezzi commenta così il “caso manroland“. Data l’importanza del caso stesso e del commento assai articolato, riteniamo utile proporlo come articolo a sé. Nel suo commento l’Autore si rivolge in prima persona come in una “lettera al direttore”, che in realtà è un discorso, come sempre in questi casi, diretto a tutti gli imprenditori e operatori del settore della comunicazione.

Ho fatto finta che nonno e papà si fossero occupati di banane invece che ‘sporcar carta’ per due vite. Ho provato cioè a chiedere a Zio Google chi diavolo fosse questa ditta dal nome tipicamente ‘tudesch’, come se a me non dicesse niente. In 0,20 secondi mi ha sparato fuori  991.000 links. In questo momento ne parlano tutti, e dire che dopo il fallimento dei Fratelli Lehman nemmeno la moglie di Cesare può essere al di sopra di ogni sospetto.

Un vero shock per i mercati

Lo shock è tuttora forte e non solo per chi può averle conosciute quando le ditte erano ancora due [M.A.N. e Roland – ndr].  Anche i mercati finanziari guardano sconcertati la chiusura di una componente della sacra trimurti delle macchine da stampa tedesche. Sarà per la sua posizione sul mercato, o per i 6000 e passa dipendenti che rischiano di andare a spasso in un momento in cui la disoccupazione è uno dei punti focali della crisi mondiale. È anche, e sì, business tedesco e la Germania, ci piaccia o no, sia giustificato o meno, continua a mantenere nell’immaginario dei mercati finanziari, la posizione della Locomotiva d’Europa: l’ultimo baluardo dell’Euro.
Come vedi da me non avrai cifre e analisi spietate all’ultima riga di bilancio. Nello scrivere quello che mi auguro non debba essere davvero un ‘Coccodrillo’, come viene chiamato il pezzo di commemorazione scritto a caldo post-mortem da quelli che scrivere lo fanno per mestiere. Voglio solo vedere nel fatto economico, umano e di settore, un altro pezzo del nostro mondo che se ne va. La seconda rivoluzione che sta partorendo il mondo post-Gutenberghiano, ha dei costi altissimi come tutte le rivoluzioni. Io rifiuto la logica della rivoluzione come levatrice della storia. Sanculotti e calzettaie ante ghigliottina mi hanno sempre  fatto rabbrividire. Ma non si può non vedere come evolvono mercati e mestieri.

La sardina mangia la balena

D’altra parte, a freddo, mica tanto facile proprio per la componente emotiva, la cosa non avrebbe dovuto sorprendere troppo.
Il mercato si sta restringendo, i grossi stampatori che comperavano questi bestioni per stampare tonnellate di carta, diminuiscono: chiusure, fusioni, riduzioni. In un prossimo mio articolo troverai dei numeri circa la riduzione avvenuta negli ultimi venti anni e ancor peggio le estrapolazioni statistiche per i prossimi dieci.
Era già avvenuto in settori di nicchia. Una specie di prova generale. Modulistica per elaboratori, quella che oggi fanno diligentemente le stampanti laser partendo da banali fogli bianchi A4. Con la loro scomparsa o quasi, le fabbriche di rotative come Goebel, un altro mito scomparso, hanno finito per essere acquistate da concorrenti sopravvissuti grazie anche a dimensioni molto minori. La sardina mangia la balena.  Fenomeno aggravato anche dalla contemporanea scomparsa dei francobolli, ormai ridotti a oggetto per collezionisti. Morale, anche la sardina ha avuto gravi problemi digestivi.

Se Atene piange…

C’era stato anche il precedente di Heidelberg. Da bambino io ho imparato che questa specie di grosso scarafaggio – le Heidelberg della mia infanzia erano tutte rigorosamente nere come le auto di Henry Ford – condivideva anche il nome con una città e con una Università famosa nel mondo. Ma non abbastanza famosa per venir prima della macchina, anzi della ‘Druckmaschinen’, nel mio processo di crescita conoscitiva.
Ciò nonostante anche lei qualche anno fa ha ‘dondato’ di brutto [e si è salvata grazie all’intervento massiccio del governo federale – ndr].
Il fatto è eloquente: manroland ha dovuto prima affrontare un merging. Poi, a fusione fatta, per sopravvivere sceglie di essere praticamente acquistata da una grossa compagnia di assicurazioni, la Allianz.  E’ un’altra tessera di questo mosaico.
Altre aziende grafiche di grandi o medie dimensioni – abbastanza recente anche una vecchia stamperia nostrana di etichette – hanno trovato una strada tracciata dai tempi attuali, buttandosi in braccio a fondi di investimento. Questi gestiscono l’acquisito senza particolari riguardi al core business o a tradizioni consolidatesi nell’arco di generazioni. Stampa o frutta sciroppata, l’importante è che i conti economici quadrino e si produca reddito.

Mors tua,vita mea…  Cinque giorni fa Heidelberg in borsa ha fatto +8%. Non ho ancora notizie circa le reazioni dei giapponesi. Ma non c’è da far troppo i ‘ganivelli’, come si dice dalle mie parti. Sono notizie che ho trovato abbastanza recentemente sui mercati finanziari: i dannati sedicenti esperti, fatti due conti, hanno concluso che dal settore grafico-cartario si debba uscire o comunque non investire più che tanto.
Le proiezioni dei grafici e degli ETF danno loro spietatamente ragione, purtroppo.

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1 Commento on "Il ‘caso manroland’ e l’economia"

  1. Alberto Neri 1 dicembre 2011 alle 17:57 · Rispondi

    ….Purtroppo e proprio così…..non bisogna investire più di tanto in questo settore, che invece fino ad una ventina di anni fa era equiparato dalle Banche, alle Farmacie….!!!! be’ oggi le Farmacie stragudagnano , noi ????….

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