Non Parlare al Manovratore

Sembriamo diventati tutti parcheggiatori o tranvieri. Non si parla d’altro che di manovra, il che rientra nei costumi italici.
O si parla di calcio o di quel che combina il governo. C’era un altro argomento, mi pare, ma la natura benigna ha per me steso un pietoso velo. Di calcio proprio non mi interesso, mentre mi sento autorizzato a guardare con occhio attento e critico quel che combina il bocconiano Monti. Se andiamo a bolli, lo metto sull’attenti!
Naturalmente lo faremo alla nostra maniera: guardando i numeri e cercando di evitare i luoghi comuni e gli asserti aprioristici.

di Vittorio E. Malvezzi

A partire dalla pretesa di Governo Tecnico. Proprio in Bocconi, nei primissimi anni di frequentazione, mi hanno inculcato il concetto che non possa esistere un governo “non politico”.
Infatti, se per tecnico intendi un governo di persone competenti, se ne dovrebbe dedurre che chi c’era prima competente non fosse. Di Tremonti si può dire che non sia simpatico, che abbia atteggiamenti da maestrino, ma quanto a competenza niente da dire. Anche risparmiandoci la battuta che col suo cognome di Monti ne valga Tre.
Se invece per non politico intendessimo un governo che si occupa di funzioni tecniche senza fare politica, qui saremmo completamente fuori.
Già nel momento in cui è stato scelto, privilegiando alcuni e scartandone altri, costantemente in antitesi con chi lo abbia preceduto, ti accorgi che esiste un leit-motiv comune. Poi se esamino le difficoltà e gli equilibrismi che il quasi nuovo premier è costretto a fare quotidianamente per raggiungere determinati fini ed evitare gli assalti, riscontriamo esattamente una inevitabile azione politica. Cambiato niente.
Comunque sia, il governo, ancora in rodaggio, si è trovato a lavorare in fuori giri per inseguire tutte le gatte da pelare. Partito bene, evidenzia subito una grossa pecca: l’aver creato grandi aspettative. Contestualmente all’installazione (non posso usare il termine elezione perché contrariamente alla norma questo governo non è stato eletto) è arrivato il rilascio dei dati sulla Fiducia del Consumatori.

Grafico dell'Indice di fiducia dei consumatori

Vedi qui il grafico: in un trend di giustificabile caduta di fiducia, si produce un’improvvisa impennata. Quasi che tutti gli intervistati fossero convinti, o almeno sperassero, in una svolta positiva per la soluzione dei principali problemi. Convinzione per lo meno azzardata, perché se è vero che a non far nulla peggioreremmo le nostre condizioni, i problemi sono globali.
Quindi finché non si riuscirà a migliorare la situazione del villaggio globale, anche per l’Italia le cose stenteranno ad andare meglio. Non te lo dico io: mai come in questo periodo, i mercati finanziari mondiali hanno presentato un indice di correlazione così elevato.
Come ulteriore conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, ecco la caduta di fiducia in dicembre.

In giro per il mondo, le cose non è che diano serenità. L’economia degli USA, tuttora la prima economia mondiale, è basata per più del 70% sui consumi. Quindi se il nostro Joe non lavora, non guadagna e gli mancano i danè o le palanche da spendere.

Occupazione su popolazione negli USA

Eccoti un grafico che trovo particolarmente interessante perché di solito si raffronta la disoccupazione con le liste delle persone in cerca di lavoro. Quando però le cose vanno veramente male, alla lunga la gente finisce addirittura col rinunciare a cercare e quindi le statistiche presentano dati non omogenei e non significativi.
Un grafico con base la popolazione dà una risposta meno precisa, ma se esaminiamo il trend, che è la cosa che ci interessa per decidere come butta, è perfetto.
Anche i dati più relati al nostro settore, non ci danno una grossa speranza.

Dati sull'industria della stampa e carta negli Stati Uniti

Qui a fianco c’è una lista di dati negativi redatta da quello che oggi è uno dei principali informatori di settore: WhatTheyThink, “che cosa si pensa in giro”, letteralmente.

Torniamo a casa nostra

Tra capo e collo con la Manovra ci arriva un articolo 29, comma 3, con il quale ”si prevede che con la gestione 2013 cesseranno i contributi diretti all’editoria”.
Prima reazione: tragedia greca. Temo che fra poco subentrerà la logica e l’approccio italico: … iiihhh, da qui al 2013 …
Ma a proposito di italianità ecco un bell’omaggio all’Orgoglio (iniziale maiuscola voluta) italico: ce l’abbiamo fatta ! Siamo i primi in Europa come costo della benzina alla pompa. Vabbè si fa quel che si può, neh!

La Casta

Tutti noi abbiamo seguito i dibattiti televisivi e i commenti sulla stampa (dai, bisogna pur che qualcuno legga anche la carta stampata) sulla Casta.
Penso che anche tu avrai alternato momenti di sana incazzatura a semplice rabbia, con qualche punta di giustificata invidia. Per non farti mancare nulla ti avviso che come negli icebergs, anche la Casta nasconde sottacqua la sua parte più insidiosa. Tutti noi abbiamo concentrato la nostra attenzione sui livelli di retribuzione e relativi benefits. Pensavi che ce ne fosse abbastanza? Illuso …
“Loro” si preparano alla contromossa. Alla minaccia del passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo, alcuni deputati hanno avuto l’idea di adeguare i loro contributi versati dall’8,6% al 33%, in modo tale che la sostanza del loro vitalizio futuro non cambi. Una parte sostanziosa di questo 33% sarà a carico dello Stato. Ma per non dar luogo a false speranze, ti ricordo che quando si parla di Stato vuol dire che a pagare sarà sempre Pantalone.
Intanto, già che ci siamo completiamo un parziale tour sulle condizioni di salute di ciò che da 150 anni continuiamo a chiamare Italia. Tossicchia di brutto, decisamente bolsa: fosse una cavalla nonostante tutto il bene che voglio a queste creature, interpellerei il mio Vet per sentire se sia giusto continuare a farla soffrire.

Cassa Integrazione Guadagni

All’inizio dell’anno la curva si è posizionata con una partenza migliore, un venti milioni di ore in meno son sempre qualcosa, anche se non dobbiamo dimenticare la dura purga di licenziamenti e perdite di posti per chiusure.

Cassa Integrazione Guadagni in Italia

Cassa Integrazione Guadagni

Poi nonostante qualche gridolino di soddisfazione, come puoi vedere dal grafico a fianco il trend ha seguito quello del 2010 con una fedeltà degna di miglior causa.
Fino a novembre. Qui il trend è cambiato: in peggio. L’anno scorso il grafico scendeva, ora nel 2011 sale.

E ora un’occhiata al mio indicatore preferito: il PMI, acronimo che sta per Purchases Manager Index. L’indice dei capi-ufficio acquisti.
La logica te l’ho già raccontata altre volte: si domanda ai responsabili acquisti come vadano le cose e poi Markit mette giù i dati in forma organizzata e inequivocabile, come del resto è logico aspettarsi da uno dei leader mondiali delle ricerche economico finanziarie.

Indice del Purchases Manager Index in Italia

Il Break even Point, la linea del Piave che separa lo sviluppo dalla recessione, sta al livello 50. Come puoi vedere dal grafico qui riportato da qualche mese il trend è preciso e deciso.
D’altro canto troviamo conferma nell’analisi del grafico rilasciato da Istat (vedi diagramma qui sotto), circa la produzione industriale e il suo andamento nel corso dell’anno.

Istat: dati sulla Produzione

Istat: dati sulla produzione manifatturiera in Italia

 

 

Naturalmente ogni trend prima o poi cambia. Tutto dipende dal prima e dal poi.
Come diceva un premio Nobel, John Maynard Keynes, “nel lungo andare siamo tutti morti”.

 

Se vuoi continuare il dialogo, lo puoi fare anche su : http://www.soldionline.it/network/mercati-usa/non-ci-resta-che-babbo-natale.html

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