Considerazioni sulla crisi del mercato grafico

Scritto da il 5 gennaio 2012 in MERCATI & AZIENDE - 2 Commenti

Riceviamo e pubblichiamo questa “Lettera a MetaPrintArt” ricevuta a seguito dell’Editoriale “La Sinfonia degli Addii”

Caro Direttore,
Come al solito il tuo editoriale coglie nel segno nel rappresentare una cruda realtà che purtroppo ci tocca in modo diretto.
L’industria della stampa è indubbiamente in crisi e non solo, come tu giustamente sostieni, per lo sviluppo di internet e dei social network, oltre che per la mancanza di liquidità; ma, mi permetto di aggiungere, anche per il “basso profilo” dei contenuti dei media.
L’esempio più eclatante d’altro canto è quanto sta accadendo ai giornali di Murdoch proprio in Gran Bretagna dove, guarda caso, la disoccupazione nel settore si è di molto incrementata, come tu stesso hai detto nel tuo editoriale.
A determinare la crisi ha comunque molto contribuito, a mio avviso, anche il modo in cui l’industria della stampa ha operato in questi ultimi venti anni, e cioè con modalità non sempre in linea con la realtà del mercato e, in molte occasioni,al di sopra delle proprie possibilità.
La stessa situazione di manroland la dice lunga sulla faccenda. Per anni, in tanti, abbiamo sostenuto la incongruenza rappresentata dalla presenza nel settore della stampa offset di tre grandi case (europee) costruttrici di macchine da stampa.
Era chiaro che non potevano sopravvivere tutte: l’offerta è stata infatti sempre superiore alla richiesta, una situazione questa che ha determinato una forte inflazione del parco macchine.
Siamo tutti a conoscenza d’altro canto dei problemi che da tempo affliggono la Heidelberg, problemi risolti, almeno fino ad ora, con sovvenzioni dello stato; ma fino a che punto questa situazione potrà ancora sussistere se il mercato non riprende? E come fa il mercato a riprendersi se, oltre ai problemi di liquidità, molte delle nostre aziende, rappresentate per la maggior parte da piccole e medie entità si trovano in fase di stallo o addirittura in difficoltà?
La mia sensazione infatti è che molte di esse, probabilmente convinte di essere ‘attrezzate’ nel modo giusto o magari per paura di ‘perdere il passo’ dei concorrenti in un mercato peraltro molto fluttuante, si siano adagiate sugli allori e non abbiano poi saputo cogliere il cambiamento, perdendo così l’occasione per rinnovarsi e migliorarsi in previsione di nuovi sviluppi futuri e non abbiano altresì saputo “essere reattivi e pronti al cambiamento per seguire il ‘nuovo formaggio’ e gustarselo senza paura, anche perché spesso il nuovo è meglio del vecchio” a dirla come Mario Picchio nella sua relazione all’ultimo Convegno Gifco quando, parlando della necessità del cambiamento si è ispirato al libro di Spencer JohnsonChi ha spostato il mio formaggio”. *
Quante volte ci siamo detti che molte delle aziende del comparto non hanno saputo ‘guardare avanti’ e cogliere la crisi non come un momento penalizzante, ma come l’occasione per rilanciare le proprie risorse? Quante delle aziende italiane hanno saputo proiettarsi in avanti per essere pronte alla ‘ripartenza’?
Tutto questo quindi, in aggiunta allo sviluppo delle nuove tecnologie di comunicazione e ai problemi della speculazione sull’euro, oltre alla poca accorta gestione della crisi da parte del nostro governo e dei governanti europei – i quali peraltro si stanno ancora azzannando per il ‘predominio’ nell’ambito della Comunità – ha per conseguenza portato il comparto della stampa, in Italia e in altri paesi dell’Europa, così come molti altri settori industriali, ad essere in difficoltà.
D’altra parte però, non dimentichiamo che per molti versi siamo noi e solo noi gli artefici principali del nostro successo e piangere sulle nostre disgrazie non ci garantisce certo il futuro.

Mario Di Berardino

* Note dall’articolo di Andrea Spadini sul numero di dicembre 2011 di Converter & Cartotecnica

2 Commenti on "Considerazioni sulla crisi del mercato grafico"

  1. Gianni 30 agosto 2013 alle 01:43 · Rispondi

    L’ottimismo sarà il profumo della vita ma … bisogna che si cominci ad essere realisti. Il computer sta trasformando quello che una volta era un mestiere che richiedeva ingenti investimenti, in un hobby alla portata di tutti. Ci sarà sempre meno gente disposta a pagare un grafico per fare un lavoro che si ritiene in grado di fare da sola (considerando anche tutta la grafica preconfezionata disponibile oggi). E se la gente può fare a meno dei grafici, ai grafici conviene imparare ad usare la chiave a pappagallo e cominciare a fare a meno degli idraulici.

    • Marco F. Picasso 30 agosto 2013 alle 11:08 · Rispondi

      In linea di principio questo commento ha la sua ragion d’essere. Fortunatamente per i grafici (bravi e cretivi) la “grafica fai-da-te” da computer va bene solo per volantini di associazioni dilettantistiche e parrocchie. Una azienda seria che vuole trasmettere la propria immagine ha bisogno di una grafica professionale. Quindi resta spazio per i grafici veramente bravi. Quelli improvvisati forse è davvero meglio che imparino a usare la chiave inglese…

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