Stampa a Fondo

Scritto da il 23 gennaio 2012 in MERCATI & AZIENDE - Nessun commento

Pixartprinting: il 75% passa a un fondo d’investimento.
Parlo del trasferimento di un’attività di stampa dal singolo proprietario, a un fondo di investimento di Treviso.
È l’ultimo caso in ordine di tempo di qualche giorno fa, quasi alla fine di gennaio, e subito è girata la notizia sui blog appena dopo la conferenza stampa organizzata da Matteo Rigamonti a Milano.

di Vittorio E. Malvezzi

Matteo Rigamonti, protagonista a fine gennaio di una operazione che dà il titolo a questa riflessione. Nell'immagine di copertina i membri del nuovo CdA di Pixartprinting: Matteo Rigamonti - Presidente; Alessandro Tenderini - Direttore generale (a sinistra); a destra, Sonia Lorenzet e Franco Valvasori, esponenti di Alcedo SGR

È una scelta già da anni in atto nel mondo e qui a casa nostra, anche se ovviamente impatta meno sull’opinione pubblica della sfilza di ditte che scelgono o sono costrette a cessare la loro attività. Parafrasando un
vecchio detto, direi che fa più rumore una foresta che cade, di un albero che cresce.
Qualche esempio tra i nomi più conosciuti, almeno da chi bazzichi l’ambiente da un po’ di tempo. Non ne è passato molto da quando una storica famiglia di stampatori, i Viappiani, curano una ristrutturazione e la costruzione di un nuovo modernissimo stabilimento in area strategica ai fini logistici. Tutta roba che non poteva non ingolosire un possibile acquirente alla ricerca di efficienza e produttività. Infatti l’affare si combina e la proprietà passa a un gruppo finanziario [straniero, in questo caso – ndr].
Nel nostro settore, parlo di carta e stampa, non sono solo gli stampatori a passare la mano, [per non parlare poi delle fusioni, come le due storiche Grafiche Bazzi e Grafiche Moretti – ndr]. Qualche mese fa, prima delle ferie, è successo con un altro nome storico impegnato nell’attività di raccolta e trasformazione e riutilizzo del macero.
Partita con l’attività legata a ciò che una volta era chiamata la “cartaccia”, la famiglia Masotina nel corso di lunghi anni di duro e abile lavoro diventa un gruppo integrato. E Pioneer P.P. non se la lascia scappare, disposto a sborsare un bel po’ di soldini.
Ma, come dicevo il processo è partito già da tempo. La famiglia Pantaleoni, nel Piacentino impegnata su diversi fronti sempre con successo, prima moduli continui ed edizioni, poi etichette, foglietti informativi e prodotti per l’industria farmaceutica, a cavallo del nuovo millennio, entra a far parte di un gruppo mondiale ben noto. Quello che in un modo o nell’altro fa capo a un certo Murdoch.

Alla ricerca di risorse

D’altra parte è fatale, il salto di qualità si impone quando si vuole realmente agire sul locale ma pensare globale.
A questo punto occorrono risorse a misura mondiale: umane, gestionali e naturalmente finanziarie.
Nel caso più recente – quello di Pixartprinting – spicca la presenza dell’imprenditore che resta con una presenza azionaria non trascurabile, ancorché sempre minoritaria. Probabilmente si è trattato di un accordo che per ragioni diverse faceva comodo a entrambi le parti. Chi vende vuole vedere come va a finire, chi compra vuole assicurarsi che non ci siano forme di concorrenza palesi o indirette. Alla luce di qualche esperienza e conoscendo un po’ i gestori finanziari, dubito che la cosa possa durare a lungo. Prima o poi, talvolta anche in modo brutale, i nuovi padroni tagliano ogni cordone ombelicale con il passato. Con il cordone spesso tagliano anche qualche testa.
Un altro tratto distintivo di questa avventura è la caratteristica tecnica e gestionale dell’azienda. Come già è facile capire dalla data di fondazione e dalla stessa ragione sociale, sembra che in questo tipo di stampa ci sia poco da spartire con il mondo di chi all’attività lega un compositoio e la cassa Rossi.

Una storia che si ripete

La “stampa” come abbiamo insieme tirato fuori in altre occasioni, diventa un’attività sempre più differenziata, meno legata al supporto cartaceo e forse più vicina all’editoria.  Il che, tutto sommato, fa pensare al buon Giobatta Vico e ai suoi Corsi e Ricorsi storici. Il mitico Mondadori, parte con un carrettino per vendere libri, poi si mette a stamparli e quindi diventa editore. Ovviamente ci sarebbe molto da dire anche in merito alle nuove strade dell’editoria, ma rischierei di perdermi per strada e andare fuori tema.
Comunque in un mondo in cui le consegne annue vanno decisamente diminuendo, come puoi vedere dal grafico che sempre indulgendo alla mia passione ti rifilo qui sotto, qualcosa bisogna fare se si vuole sopravvivere.

Andamento stampa in USA

Valore degli stampati commerciali in USA dal 2007 al 2011 (periodo gennaio-novembre). In blu il valore corrente; in rosso il valore aggiustato all'inflazione

È fra l’altro una notizia recentissima: quanto da un po’ di tempo si avvertiva riguardo la Scolastica, ora sta precipitando come una tegola su tutti quanti stampano libri per l’istruzione dei più giovani. Stavolta si sono mossi addirittura i grossi calibri e temo ci sia “poco da sfogliare verze”, come diceva papà.
Apple – te lo dicevo che era un pezzo da 90 – ti ha tirato fuori una robina da niente, una Apps, come ‘sti disgraziati
te la chiamano oggi, che permette di scaricare i testi in collaborazione con McGraw-Hill o Pearson. Così uno studente, caso mai già non lo avesse, e ne dubito fortemente, dovrebbe fatalmente comperarsi un iPad, su cui poi può studiare. Se non altro con indubbi vantaggi per la sua colonna vertebrale e per la pazienza di una mamma che dovrà tribulare un po’ meno a mettere ordine tra i libri. Ci puoi giurare che ‘sta volta nessuno studente dimenticherà a casa il Diario.
Quindi tutti contenti. Beh, quasi tutti.

Se ti interessano gli aspetti economici e finanziari in generale, tutti i fine settimana puoi leggermi anche qui:  Soldionline.  L’articolo di questa settimana è: Mercati USA: non si fa così

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