C’è Langley Holdings dietro l’acquisizione della divisione macchine a foglio di manroland. Anche stavolta una finanziaria esterna al mercato della stampa.
La questione manroland si avvia verso una soluzione. Dopo l’offerta del gruppo tedesco Possehl, gruppo familiare di Lubecca presieduto da Uwe Lüders che controlla più di 300 società, impiegando oltre 8000 collaboratori per un giro d’affari di 2 milliardi di €, per la divisione rotative, il gruppo privato ingegneristico britannico Langley si è rivelato come l’investitore dietro alla acquisizione della divisione delle macchine a foglio manroland, con i suoi stabilimenti, compreso quello di Offenbach e tutta l’organizzazione internazionale di vendite in più di 40 Paesi (www.manroland.com).
Werner Schneider, il curatore fallimentare si è dichiarato soddisfatto della soluzione che offre alla Casa tedesca una prospettiva a lungo termine per gli 840 dipendenti di Offenbach oltre che per quelli delle organizzazioni di marketing nel mondo.
Langley Group è in mano a un unico azionista Tony Langley, noto nei mercati finanziari come investitore che agisce strategicamente in operazioni a lungo termine, che ha dichiarato di prevedere ottime prospettive in questa operazione a seguito della recente ristrutturazione, anche per l’eccellente reputazione di manroland e dei suoi reparti di ricerca e sviluppo, come una delle migliori società di ingegneria tedesche. Langley, che non ha precedenti nel campo della stampa, detiene già due divisioni tecnologiche in Germania nel campo delle macchine: il gruppo Piller di Osterode e il Gruppo Claudius Peters di Buxtehude.
Andy Tribute, il noto giornalista esperto nel settore, giudica molto positivamente questa transazione in quando ritiena Langley un uomo d’affari “astuto e di successo”.
Nel 2011 Langley Holdings ha fatturato 500 milioni di € con un utile, al lordo delle tasse, di 76 milioni di €.
Il contratto di acquisizione è stato firmato il 1° febbraio scorso e si attende l’approvazione da parte del Bundeskartellamt tedesco nelle prossime settimane.
Resterà ancora da chiarire un piccolo particolare: Uwe Lüders, presidente di Possehl, è anche nel CDA di Heidelberg.
Giornalista e scrittore, nasce a Genova, dove si laurea in geologia. Dopo un’esperienza nel settore minerario e industriale, si specializza in marketing e comunicazione tecnica. Giornalista pubblicista, è stato redattore di Rassegna Grafica e direttore di Graphicus. Nel 2009 fonda MetaPrintArt, la prima rivista online dedicata alla tecnica e alla cultura grafica, di cui è editore e direttore.
Nel 2007 pubblica Analisi e prospettive del mondo grafico, un’analisi di marketing e gestione aziendale dell’industria grafica. Nel 2010 è docente a contratto di Tecnologie di Stampa al Politecnico di Torino.
Parallelamente all’attività giornalistica, si dedica alla scrittura. Debutta nel 1998 con il romanzo La Tunelo, in lingua Esperanto, premiato dalla rivista svizzera Literatura Foiro come Verko de la Jaro 1999. La versione italiana, con l’editing e la prefazione di Wilma Coero Borga, è in attesa di pubblicazione.
Nel 2020 pubblica Il Segreto dei Dieci Laghi (DiMarsico Libri Editore), un romanzo ambientato sulle Ande, dedicato alla cultura Inca e all’alfabeto dei nodi.
Nel 2021, in self-publishing, esce I Cavalieri Astrali, scritto con Stefano Gatti (Stegat), una raccolta di quattro racconti iperdeterministici con un intermezzo quantistico curato da un professore universitario di fisica quantistica.
Nel 2022 pubblica Un cerchio di stelle, basato sul diario di viaggio scritto nel 1960 durante un’avventura in autostop alla scoperta dell’Europa nascente.
Nell’aprile 2024, per De Ferrari Editore, esce I Briganti del Vigoleno, una fiaba per adulti o un racconto per ragazzi, scritto a quattro mani con Wilma Coero Borga.
Nel tempo libero alterna la lettura al trekking e al gioco degli scacchi di cui è istruttore di primo grado.
E’ bene che la manroland sia stata salvata – certamente con la separazione tanto know-how e esperienza nella rete di vendita, distribuzione, servizio andranno perse. Poi c’è il rischio che la finisca dentro la Heidelberg e poi lo stabilimento di Plauen farebbe parte delle Rotative. Interessante sarebbe di sapere perche la manroland ha fallito – qual era l’errore? Certamente l’unione Roland con MAN non è mai stata felice. Rotative a bobina e macchine a foglio sono due mondi – vedi Heidelberg e Goss. KBA prima dell’acquisto della Planeta poi con la Planeta sono sempre due mondi – nella stessa Nebiolo la rotativa era sempre un corpo a sé dal primo momento quando Cattaneo aveva deciso per la Hantscho – mi ricordo le battaglie contro di Cappetti – la Hantscho produceva con 60 persone 18 macchine all’anno e la Nebiolo con 120 persone 2 macchine che non funzionavano…