Economia: un’occhiata in giro

Scritto da il 17 aprile 2012 in MERCATI & AZIENDE - 7 Commenti

di Vittorio E. Malvezzi

Fai conto che ci siamo incontrati al bar e ci scambiamo due chiacchiere mentre ci apprestiamo a buttar giù uno di quegli intrugli come si usa fare con nonchalance, per dimostrare che anche noi quanto a rischio non abbiamo nulla a che invidiare a John Rambo.  Purtroppo io di calcio non so nulla e quindi devo ripiegare su argomenti più facili, tipo l’economia e la finanza mondiali. Dico più facile non per fare una battuta, è così!

Davanti a un goal segnato, c’è una realtà indiscussa, salvo contestarne la liceità. Invece in economia i veri esperti, a posteriori, sono bravissimi a tirarti fuori tutta una serie di ineluttabili ragioni, di solito avallate dalle teorie di almeno un paio di Nobel e grafici a iosa, per cui le cose non avrebbero potuto che andare in quella maniera.
Come sai io mi limito a guardarmi in giro e raccontare quello che vedo, magari aiutandomi con un paio di grafici e solo quando riesco a incastrare qualche malcapitato al bar o sul lungomare. Opzione che quanto prima diventerà disponibile. I grafici mi servono anche per dare al mio interlocutore, tu nella fattispecie, la possibilità di verificare dal proprio punto di vista, quanto da me sciorinato. E vedere cosi se la conto su giusta.
Stavolta partiamo dal luogo comune che tra finanza ed economia non ci sia più collegamento. La finanza, cioè, sembrerebbe prescindere da quella che viene chiamata “economia reale” e fa più danni che vantaggi, per la qual cosa se proprio non la si riesce a eliminare, bisogna almeno non tenerne assolutamente conto.
Come avrai capito, l’è no inscì. Finanza ed economia fanno parte di un insieme inscindibile, legate da rapporti biunivoci di causa ed effetto, anche se indubbiamente hanno tempi e ritmi diversi. Permettimi di parlarti di due approcci diversi ma complementari per chiacchierare di questa materia complessa, ma come sempre tenendoci terra terra.
Generazioni di colti studiosi e di operatori si scontrano sul valore da attribuire alla Analisi Fondamentale e all’Analisi Tecnica. Vedi scontri più duri di quelli di una curva Sud in una domenica di derby. L’Analisi Fondamentale si dovrebbe basare sul valore da attribuire ai valori fondamentali. Semplificando al massimo e prendendo ad esempio la Fiat, guarda caso, si tratta di esaminare il valore di libro di tutti i beni materiali e immateriali, sottrarre le passività e dividere poi per il numero di azioni circolanti e proclamare trionfanti e forti di una verità rivelata che quello è il valore corretto da attribuire a Fiat.
I fautori dell’Analisi Tecnica, torcendosi dalle risate o sfoderando un cachinno di disprezzo, dicono che tutto ciò non vale un tubo.  Loro ti parlano del mercato, anzi Mr.Market come viene umanizzato questo mostro amorale e inumano fin che vuoi, ma troppo spesso quasi onnisciente. È lui a stabilire quanto valga un bene, minuto per minuto alla luce di una serie di condizioni oggettive e soprattutto soggettive. Qui come puoi aspettarti, entra in gioco la psicologia delle masse e tutta una serie di equazioni che a me almeno complicano moltissimo le vedute.
Devo confessarti che con alcune pesanti limitazioni, di cui parleremo tra un po’, io propendo per sti matti: quelli dell’A.T. e a mia difesa ti faccio un esempio. Facciamo conto che per qualche sconsiderato motivo turistico, ci si trovi nel bel mezzo del deserto del Sahara: hai presente? Sabbia, caldo, vento, sole che picchia di brutto. Dopo ore spese alla ricerca di quel cretino di tour operator che ci ha mandati lì, la sete ci dà veramente fastidio. Improvvisamente salta fuori non si sa bene da dove un imbecille, solo uno così potrebbe fare scherzi del genere a noi due morenti di sete, con due pacchetti in mano: in uno c’è un fascio di biglietti da 500 Euro per un totale di 100.000 Euro e nell’altra un cestello di acqua minerale. Freschissima.  Possiamo scegliere: soldi o acqua.
Io delle palanche ho un sacrosanto rispetto, ma in ‘ste condizioni scelgo l’acqua. Questo vuol dire che il “prezzo giusto” di un cestello d’acqua in quel momento e in quel luogo è di ben €100.000, non di qualche Euro come potresti trovare in qualunque supermarket.
Quelli dell’A.F. avrebbero detto che il prezzo giusto sarebbe stato il prezzo medio reperibile sul mercato, aumentato del costo di trasporto ed eventuale magazzinaggio sotto qualche duna.  Balle!  lì c’ero io assetato e pronto a scambiare il mio pacco di bigliettoni e a fare mercato su livelli ben commensurabili e molto lontani dal valore dell’A.F.
Ovviamente condivido questa logica, fatte salve però alcune pesanti limitazioni, che i puri si guardano bene dall’ammettere.  Come sempre cercherò di semplificare al massimo.  Anni fa a cavallo del millennio, scoppia la bolla delle nuove tecnologie.   Dalla Sardegna arriva una società di belle speranze, una certa Tiscali Spa che nel giro di qualche mese vede le proprie quotazioni superare i 100 Euro, capitalizzando così più di Fiat. Senza averne ovviamente la struttura, l’organizzazione, gli impianti e i saldi bancari.   Follia ! un lungo attimo di sbandamento di Mr. Market, che ci ha messo un po’ per ritornare coi piedi per terra ma che oggi ha finito per rendere giustizia. Se hai la pazienza di cercare le quotazioni di Tiscali, oggi te la ritrovi a  € 0,04 o giù di lì. Tanto di cappello a Mr.Soru che è riuscito a sbolognare ampie fette di azienda a condizioni che avrebbero strappato grida di ammirazione a quel pirata di J.P.Morgan, ufficialmente banchiere http://en.wikipedia.org/wiki/J._P._Morgan .
Quindi anche in economia e finanza vale la regola del buon senso. Se una cosa sembra urtare ogni regola di logica, molto probabilmente la ragione sta nel fatto che proprio non è logica.  E dunque se sembra non stare in piedi, finirà per cadere, nonostante quanto possa sembrare in quel momento.
La stessa cosa possiamo ritrovarcela se consideriamo l’andamento dell’economia mondiale. Il mercato può sembrare dimenticare che l’Italia stia entrando in una chiara, indiscussa, documentabile recessione e portare a rialzo il mercato finanziario per alcuni mesi . Poi si sveglia e magari recupera il tempo perso in poche battute. Hanno tempi diversi e funzioni diverse, ma economia e finanza sono aspetti imprescindibili dello stesso fenomeno e non possono dire cose diverse nel medio-lungo periodo. Ovviamente se pretendo di vedere delle correlazioni nel giro di qualche settimana, posso imbattermi in grosse sorprese.

Ciò premesso, diamo un’occhiata insieme a come butta, con l’aiuto di questi diagrammi.

Il lavoro

Il lavoro è uno dei problemi che ci tormentano quotidianamente, da qualunque punto lo si guardi. Lavoro dipendente che manca e che stiamo cercando affannosamente, lavoro per chi ne porta la responsabilità e deve continuare a retribuirlo inquadrandone i costi nella logica di mercato.
Purtroppo i due grafici che ti allego ci mostrano un incremento della disoccupazione e un drammatico peggioramento dell’utilizzo della CIG, la Cassa Integrazione ordinaria.

Cassa Integrazione Ordinaria autorizzata

La Situazione Economica

Quando si parla di situazione economica, la tentazione è di metter su un a chiacchierata che salta da un argomento all’altro, prendendo spunto dai diversi input che ci arrivano. Messaggi che riguardano il territorio, o quelli che si differenziano per rami merceologici.
Io sono affezionato ad un indice riepilogativo, estremamente pragmatico, come già dichiara il suo nome. Si tratta del PMI o Purchase Manager Index, mensilmente raccolto ed elaborato dalla Markit, una Istituzione internazionale che intervista ed elabora le dichiarazione dei capi ufficio acquisti. La logica è semplice ed efficace: se gli uffici acquisti non acquistano, vuol dire che marca male per l’economia.
C’è una scala precisa, di cui ti ho già parlato. C’è un Break even Point a 50: sopra il mercato è in sviluppo, sotto siamo in recessione.  Io considero i mercati di maggior importanza per l’Italia e cioè: l’Italia stessa, l’area della Eurozona, la Germania come locomotiva d’Europa, la Cina, come mercato di maggior impatto.  Qui di seguito trovi i grafici relativi e come vedi non ce n’è uno che sia sopra 50. Tanto per avere una conferma guardiamo anche l’andamento della produzione industriale italiana. Come vedi questa volta non faccio commenti, lascio a te il tempo per esaminare con calma i grafici, che parlano da soli.
Interessante è anche seguire l’evoluzione del trend, il prossimo mese vedremo se ci sarà conferma o cambierà qualcosa.

Andamento della disoccupazione (dicembre 2011)

Confronto del PMI tra Cina, Europa e, sotto, tra Germania e Italia:

PMI Cina

 

PMI Europa

 

 

 

 

 

 

 

 

PMI Germania

PMI Germania

PMI Italia

 

 

 

 

 

 

 

E per finire, l’indice (e la media) dell’andamento della produzione industriale tra il 2010 e il 2012:

Produzione industriale al febbraio 2012

 

 

 

 

 

 

Se ti interessano gli aspetti economici e finanziari in generale, puoi leggermi tutti i fine settimana, anche qui:  http://www.soldionline.it/network/mercati-usa/

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