Quali scenari per gli inchiostri da stampa

Scritto da il 21 aprile 2011 in MERCATI & AZIENDE, Osservatorio - Nessun commento

Mercoledì 13 aprile scorso, al termine dell’Assemblea dei soci di Avisa- Federchimica si è svolto un workshop per analizzare i trend del mercato degli inchiostri e vernici da stampa.

Dopo il benvenuto e l’introduzione ai lavori da parte di Paolo Pellegrini, presidente Gruppo Inchiostri da Stampa e Serigrafici, Juliette Vitaloni della Direzione Centrale Analisi Economiche Internazionalizzazione di Federchimica ha presentato lo scenario economico, con una analisi dell’andamento delle materie prime e sulla congiuntura economica per i produttori di inchiostri da stampa.

Crescita a macchia di leopardo

Nel 2011 la crescita mondiale proseguirà a buon ritmo con un 3.9 del PIL medio mondiale (molto superiore a quello italiano). In Europa la ripresa si nota soprattutto in Germania e nei paesi del centro ed est europeo [purtroppo, come ben sappiamo, l’Italia non si allinea a questi dati – ndr]. Vi sono tuttavia ancora diversi fattori d’incertezza e instabilità che frenano una ripresa più consistente. La relatrice ha citato la sostenibilità del debito pubblico nei paesi periferici dell’area euro; la restrizione fiscale; i rischi di guerra valutaria; le tensioni del nord Africa e il terremoto del Giappone. Da qui deriva che le condizioni operative delle imprese potranno subire cambi repentini e impatto negativo per alcuni settori specifici, con ovvie ricadute sulla comunicazione stampata. Per l’Italia, in particolare, si aggiunga il calo degli investimenti, cui si associa il forte aumento del costo delle materie prime, con difficoltà anche a reperire materie prime economicamente alternative come ad esempio materie prime di derivazione naturale in sostituzione di quelle di origine petrolchimica. Questo costringe quindi i produttori a rivedere i prezzi di vendita. In Italia la domanda resta bassa anche per l’alta percentuale di disoccupazione, frenata da una ripresa che non si vede. Si aggiungano a questo le sofferenze bancarie, i ritardi nei pagamenti e i rischi di insolvenza.
Juliette Vitaloni ha concluso con alcune valutazioni per ristabilire la redditività come selezionare i clienti e prestare maggiore attenzione alle nicchie di mercato più dinamiche e all’esportazione.

Quale futuro nella nuova comunicazione?

La seconda parte del seminario, introdotta e condotta da Marco Picasso, aveva il compito di esaminare le tendenze del mercato della comunicazione in funzione delle nuove tecnologie.
Ha quindi iniziato Alessandro Mambretti consigliere di TAGA Italia, esperto di stampa digitale di cui ha illustrato i nuovi scenari tecnologici. Dopo aver presentato brevemente gli obiettivi e le importanti iniziative di TAGA, Mambretti ha invitato a pensare alla stampa digitale come concetto, in cui tutti gli attori della comunicazione devono entrare in sintonia e collaborazione. Ha quindi ricordato che nella stampa digitale il supporto ha un’alta valenza relativamente agli inchiostri, per la necessità di offrire resistenza agli shock termici, alle deformazioni e la capacità di assorbimento. Inoltre, ha ricordato che il tipo di inchiostro cambia la resa visiva anche in funzione della coprenza.
Dal punto di vista tecnologico attualmente gli inchiostri si dividono tra inchiostri in polvere (toner), inchiostri all’acqua per le macchine a getto d’inchiostro veloci, e a solvente per i grandi formati. L’evoluzione prevede un futuro per l’inkjet ad alta velocità con un aumento nell’impiego degli inchiostri UV. Da tenere conto anche delle applicazioni industriali che avranno importanza nel prossimo futuro. Il problema attuale resta la liberalizzazione del mercato in quanto al momento esiste una oligarchia tra produttori, come ha sottolineato il moderatore.

Editoria e comunicazione digitale

Sui pericoli dell’editoria virtuale ha parlato Luca Pianigiani (JPM), uno dei massimi esperti in questo campo in cui da anni [ all’avanguardia. Pianigiani ha sostenuto che si possono considerare i vantaggi e non solo i pericoli che esistono per tutti. Dopo aver illustrato il funzionamento e i vantaggi pratici ed economici, dell’editoria via informatica, quali web, iPad, iPhone, e-book ha sottolineato le notevoli differenze tra questi mezzi e quelli stampati, per cui la convivenza tra questi può costituire dei punti di forza. Ad esempio nel confronto qualitativo, se la stampa è perdente rispetto allo schermo, per nitidezza, colore, economicità e distribuzione, la stampa può vincere se punta sulla qualità nei suoi vari aspetti, quali la voglia di toccare, la libertà, ad esempio di regalare un libro, l’esclusività, il formato e l’innovazione e la sincerità (è più difficile mentire su un mezzo stampato, che resta, che non su un video). Senza dimenticare che ci sono prodotti che non possono fare a meno del supporto stampato, il packaging in primo piano. Quindi ha concluso dicendo che il futuro ha bisogno anche della carta e dell’inchiostro, ma resta la necessità di inventarsi quale futuro vogliamo. E qui si entra nello specifico degli stampatori e dei produttori di inchiostri.

Le tendenze del mercato degli stampatori

Mara De Giuseppe forte della sua lunga esperienza di Print Account per stampati di alta qualità, ha tracciato un quadro della situazione dal punto di vista degli acquisitori di stampati, chiedendosi se “la tendenza” del momento, sia la migliore soluzione. C’è chi dice cavalchiamo l’onda, c’è chi dice mi differenzio, ma il problema è che tanti e soprattutto i più piccoli in questo momento chiudono. La reale tendenza è accorpare, acquistare, fondere aziende in crisi.

Qual è dunque la soluzione migliore? Il pensiero del buon vecchio tipografo che lavorava con fasce bianche agli avambracci non si è estinto, ma è diventato sempre pi˙ di nicchia.† Ad esempio, il “made in Italy” riesce a sopravvivere? Molto spesso le associazioni di categoria non tengono conto dell’importanza, anche numerica di questi artigiani, in quanto la maggior parte delle industrie tiene sotto controllo i numeri e i numeri non sono di nicchia. Eppure anche i piccoli, nell’insieme fanno numero. A volte sono questi artigiani che con la loro quotidiana e continua ricerca di migliorie da proporre al mercato con soluzioni interessanti e non solo nel prezzo, fanno mercato, e tendenza.
Non si trascuri che nella tendenza, modaiola o di sentito etico, c’è quella dell’ambiente: molti si sono certificati ISO 14001, ISO 12647, FSC, ma quanti utilizzano realmente un risparmio energetico con fonti rinnovabili, scelgono carte ecologiche, inchiostri a base vegetale? Gli impegni verso l’ambiente da parte dell’intera filiera si possono contare sulle dita di due mani.
Venendo agli inchiostri si può dire che nel mercato si avverte una certa confusione e poca chiarezza. Questo perché chi acquista stampati non dispone di campionari da visionare sulle differenze degli effetti di inchiostri e vernici. Spiegare a uno stampatore che lavora sulla macchina da stampa quotidianamente, è il mezzo migliore per far comprendere al mercato la differenza? E perché invece non lo si spiega a chi deve proporre un risultato? Quindi alle agenzie e ai print buyer?
A questi attori, mancano campioni specifici di ogni produttore, che permetterebbero loro di capire meglio il plus di una vernice rispetto a un’altra e, di conseguenza, decidere per l’una o per l’altra a seconda della scelta visiva di chi ha progettato.
Visto il drastico calo di vendite di macchine in questi ultimi anni, tanto che fonti Argi parlano di minimi storici, possiamo dire che questo si ripercuote sul mercato di chi stampa con commesse non realizzate. Purtroppo prevale una scarsa serietà mancando uno stile di vendita etico, soppesato, tale da far sì che i più aggressivi riescono a confondere il mercato. Serietà, professionalità, stima che si sviluppa con il tempo, viene annullata con un colpo di spugna che fa vincere solo la quotazione, e anche questa è tendenza. Eppure l’inchiostro, che incide sul costo dello stampato appena per il 3%, dovrebbe essere esente da queste speculazioni. Non si spiega quindi il perché della lotta dei prezzi anche sugli inchiostri.

Che fare?

A questo punto si è aperta una discussione in cui da un lato i produttori di inchiostri ritengono che sia sufficiente dare spiegazioni agli stampatori; dall’altro, i relatori e il moderatore hanno sottolineato che il mercato lo fa chi compra lo stampato, non chi lo produce, quindi è a questi che bisognerebbe fornire i mezzi per la migliore conoscenza tecnica di inchiostri e vernici.
Un altro punto emerso è che mancano scuole di vendita se non quando qualche stampatore si inventa maestro e offre la possibilità di crescere nel settore. Raramente gli stessi operatori si informano andando a contattare direttamente le aziende produttrici di inchiostri per avere quelle informazioni dettagliate di cui hanno bisogno per offrire soluzioni innovative. Eppure, i clienti finali sono alla ricerca costante di qualsiasi cosa li aiuti a personalizzare il più possibile il proprio prodotto.

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