Dubito ergo sum (ovvero la confusione regna sovrana)

Scritto da il 5 novembre 2012 in MERCATI & AZIENDE, Osservatorio - 9 Commenti

Quando si parla di condizioni economiche spesso senti dire che le cose vanno male, ma c’è un caso addirittura peggiore. È l’incertezza. In effetti c’è una certa logica in quello che potrebbe sembrare un’esagerazione. Se so come le cose stanno andando, posso metter su una strategia e limitare i danni. Ma se non do dove stia andando, sono disarmato e in balia di una corrente che può portarmi sa Iddio dove.

di Vittorio E. Malvezzi

Questa è la situazione di oggi: appena nasce un segnale che potrebbe sembrare positivo, qualcuno altrettanto affidabile e con strumenti parimenti attendibili, ci dimostra il contrario. Sia chiaro, ho preso anche in considerazione un’ipotesi basata sul buon senso più elementare. Se le cose andavano tutte male, prima che vadano tutte bene ci dovranno essere delle fasi intermedie, con segnali misti.
Perfettamente logico, può capitare. Ti confesso che sotto sotto me lo continuo ad augurare. Mica sono un autolesionista che gode per un masochistico tanto peggio tanto meglio. Anch’io vivo su questo pianeta. Ma purtroppo mi sembra che non sia questo il caso.  Dati precisi ci dicono che in alcuni casi non abbiamo ancora toccato il fondo e ci sono avvenimenti a livello mondiale, che andranno a impattare negativamente sulle condizioni economiche.

Segnali positivi e negativi

Adesso cerco di farti degli esempi evidenziando le varie contraddizioni, i segnali positivi e quelli negativi messi fianco a fianco. Poi vediamo le nuvole nere che ancora si addensano minacciose nonostante l’acqua reale e metaforica già venuta giù. In ultimo avrai in mano tutti i dati e, grafici alla mano, potrai farti un’idea personale della situazione, andando a controllare alla fonte le informazioni, se lo vorrai.

Incominciamo dagli USA perché, piaccia o no, da qualche secolo tutto arriva da lì.

Qui la confusione di una situazione  economico-finanziaria ingarbugliata a livello mondiale, fino al 6 di novembre è ulteriormente complicata dalla politica.

ISM USA

Oltretutto la parte USA che se ne occupa, lo fa con convinzione, pragmatismo, spirito di parte e, soprattutto, un approccio che noi definiremmo da campionato di calcio.
Come vedi, un mix esplosivo che viene dichiarato, accettato e trovato completamente normale. Al punto che si sono visti in TV i giovani che giravano per fare propaganda e raccogliere eventuali adesioni: se il malcapitato accettava di dichiararsi… lo marchiavano. Nell’andarsene appendevano sulla maniglia della porta un cartellino che lo identificava nelle sue preferenze politiche. Tanto di cappello per la trasparenza e per il coraggio con cui ci si assume la responsabilità pubblica delle proprie scelte. Si condivida o meno il comportamento, mi sembra di vederci una piccola lezione per noi eterni nipotini del Macchiavelli.
Tutto questo per prepararti al fatto che anche i dati economici, che negli States hanno una importanza estrema nei dibattiti politici, come vengono ufficializzati sono immediatamente passati al vaglio da chi non vuole che in qualche modo servano da supporto alla controparte. Gran cosa il bipartitismo. In questo modo se da loro un responsabile politico dovesse parlare di chiari segnali positivi, prima di tutto lo costringerebbero a farlo grafici alla mano. Senza dati a supporto delle asserzioni manco gli darebbero retta. Poi se appena appena i dati possono essere non così sicuri come chi li spara fuori vorrebbe, nel giro di cinque minuti arrivano altri grafici che dimostrano la chiara possibilità di interpretarli in modo diverso.
Come ti ho anticipato questo crea incertezza, ma meglio mettere in dubbio una situazione non chiara, che accettare come farlocchi tutto quello che ci passa il convento. Una concezione non certo perfetta della democrazia, ma un paio di passi avanti rispetto a casa nostra.
Eccoti il primo esempio di quanto ti ho detto.
Escono i dati recenti della disoccupazione, dato importante mica tanto perché si tratta di esseri umani, uomini e donne che magari devono anche mantenere una famiglia. Macchè!

Sulla disoccupazione in USA i dati sono contrastanti

La cosa oltre oceano è molto importante perché cinicamente il 72 % o più del loro PIL si basa sui consumi privati. E se uno o una non lavora, non ha danèe o palanche in saccoccia e quindi non può comprare molto.
Escono dunque i dati e partono gli ululati di gioia dei governativi.
Guardate come siamo bravi (e ricordatevelo quando andrete a votare!) abbiamo fatto cadere la disoccupazione al 7,8%: mai successo da anni.
Passano un paio d’ore e i mercati finanziari tentano di metter su qualcosa che somigli a un festeggiamento.
Ma eccoti che escono degli altri dati che considerano anche tutta una serie di elementi che i precedenti “dimenticavano”, come ad esempio chi ormai si è rassegnato e non si presenta più alle liste di disoccupazione.
Morale: con rabbia ti salta fuori che la reale disoccupazione sarebbe addirittura superiore all’11%.
Che non siano tutti pettegolezzi partigiani lo dimostrano due cose: le borse smettono subito di festeggiare e le inchieste online (Poll) dimostrano come il popolo della rete non sia disposto a bere tutto quello che gli viene rifilato. Qualunque sia lo stemma sulla carta o sulle slide che arrivano on line. Il reale massimo rispetto per il Presidente in carica, non elimina lo spirito critico con cui si pesano le sue parole.
 Per concludere la visione americana, ti aggiungo un dato che viene da ECRI, un istituto privato per lo studio della congiuntura, che ci dice qualcosa di chiaro su come stiano andando le cose e su come probabilmente andrà interpretata l’incertezza attuale.
Il grafico viene presentato e commentato dal presidente dell’Istituto, che ci ricorda di aver lanciato un allarme mesi fa e che ora di fronte all’impennata del grafico asserisce che, dati alla mano, secondo lui gli Stati Uniti sono già entrati in recessione. Bisogna dire che chi parla è uno che dall’inizio dell’attività dell’istituto, non ha mai cannato una previsione. Quindi in queste condizioni mi viene difficile sperare che i dati misti siano dovuti a una fase transitoria di evoluzione.

Germania, UK, Italia

Così mi son messo a verificare anche su altre piazze. Magari più vicino a noi. Anche in Europa saltano fuori dati contrastanti.
In Germania ci sono un paio di Indici serissimi e affidabili, lo dubiteresti mai?, che interpretano il sentiment: lo Zew e l’IFO.
Tutti aspettano la loro uscita mensile per rendersi conto di come stiano andando le cose o almeno di come la gente pensi che stia andando.
Esce lo Zew e tutti si rallegrano: le cose sembrano migliorare. Dopo qualche giorno esce l’IFO e come vadano le cose lo puoi vedere dal grafico. Il commento addirittura dice che “le nubi che si addensano sull’economia tedesca si vanno facendo più scure”.

In UK, spesso dimentichiamo che anche se fuori dell’area Euro è pur sempre Europa, il reddito delle famiglie dimostra la drammaticità del momento, secondo il grafico di Markit.

UK ricchezza famiglie

Nel leggere il grafico ricordiamoci che la linea di spartizione è a livello 50. Sopra siamo in espansione, sotto marca male.

In Italia le cose non vanno diversamente. Il nostro governo parla di chiari segni positivi.
Alcuni segni positivi ci sono, ma sono tutto fuorché chiari e univoci.
Lo dicono altri Istituti pubblici accreditati.

Il risparmio nella famiglie italiane

Dai grafici allegati salta fuori che nel nostro immediato futuro i redditi delle famiglie sono destinati di qui al 2014 a ridursi fino a quasi il 10 %.
Non si può certo affermare che ormai il peggio sia passato, né dare per scontato un’evoluzione in positivo.

 Cina

Cina: fiducia imprese

Un breve accenno alle economie del Far East, Cina in testa. Qui ormai da tempo si discute se andrà incontro a “soft landing” o a “hard landing”. Chiunque abbia fatto un viaggetto in aereo sa ormai che landing vuol dire atterraggio.
Quindi per parlare come mangio, diciamo atterraggio morbido o duro. Per non tediarti la faccio breve e mi limito a osservare come nella discussione nessuno si sogni di ipotizzare un decollo. Andiam bene, neh?

Bene o no, almeno non illudiamoci e non accettiamo di essere trattati come bambini o esseri incapaci di intendere e volere.

9 Commenti on "Dubito ergo sum (ovvero la confusione regna sovrana)"

  1. Vittorio E 5 novembre 2012 alle 18:28 · Rispondi

    ADESSO, uno cattivo come me potrebbe sospirare “meglio tardi che mai”, anche una certa Frau Angela (mi raccomando va pronunciato come se fosse scritto Anghela) non può più fare a meno di dire che la ripresa non è certo una storia di mesi.
    Ma com’è che non sono mica contento che le cose mi diano ragione ??

  2. Longchamp Le Pliage 23 luglio 2015 alle 00:46 · Rispondi

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