Affrontare il rapido cambiamento

Scritto da il 9 giugno 2009 in Interviste - Nessun commento

Intervista a Juri Camoni

Incontriamo Juri Camoni, con cui abbiamo un interessante colloquio per esaminare, da un punto vista privilegiato, l’attuale situazione del comparto per cercar di individuare delle soluzioni in buona parte innovative. Il suo punto di vista è molto utile perché come legatore vede il settore della stampa da una posizione al tempo stesso esterna e interna, ma anche perché spende il 30% del suo tempo come consulente di gestione e organizzazione aziendale con la Garnell Advisory.
Juri Camoni, bocconiano dove si è specializzato in strategie aziendali, si occupa con il papà Angelo Camoni, dell’azienda di famiglia alle porte Milano, la legatoria PGM, realtà specializzata nella produzione di libri cuciti cartonati di qualità,
è socio del Gruppo Giovani di Assografici.

Juri Camoni nel corso dell’intervista ci illustra schematicamente il suoi principi per la gestione aziendale.
Prendiamo spunto per la chiacchierata dal nostro editoriale di aprile in cui mettevamo in evidenza le responsabilità delle Case fornitrici di macchine offset a foglio per aver saturato il mercato oltre le reali necessità delle aziende grafiche.
«E’
 evidente – ci dice Camoni – l’attuale eccesso di capacità produttiva, che va da un 50% a un minimo del 20% per chi è bravo. Questo porta, innanzitutto, a un aumento del costo del prodotto con una conseguente riduzione delle marginalità nette e una forte diminuzione della capacità di generare reddito per remunerare gli investimenti. Quello che in gergo si definisce “cash trap”.
«Se un’azienda non riesce a produrre adeguatamente alle potenzialità delle proprie macchine, infatti, non riesce a ripagare gli investimenti, oltre a trovarsi con un costo del prodotto non coerente con i prezzi di mercato

In effetti un imprenditore che ha le macchine ferme è disposto a scendere con i prezzi di vendita pur di farle girare, ma questo non fa altro che peggiorare la situazione ed è molto pericoloso. E per quanto riguarda le responsabilità dei fornitori è certo che le troppe agevolazioni degli anni scorsi hanno danneggiato il mercato.

A questo punto chi ci legge vorrà sapere se si intravedono delle soluzioni, che forse sono sempre quelle che da tempo molti auspicano, ma che raramente vediamo applicate.
«Nessuno, quasi, parla di aggregazioni. Molte piccole o anche medie aziende, vanno in crisi o chiudono piuttosto che aggregarsi. È difficile vedere un imprenditore che va a fare lo stesso lavoro in casa d’altri. Ma se anche alcune aziende chiudono, le macchine restano comunque in circolazione e quindi è un gatto che si morde la coda: non è una soluzione alla sovra-capacità
Una strada che l’imprenditore avveduto percorre in anticipo, è quella della razionalizzazione.
Ma il vero ostacolo è la mentalità dell’imprenditore medio italiano che sovrappone la famiglia all’azienda andando a costituire un paradosso: “famiglia ricca / azienda povera”.
Cosa significa questo? Semplicemente che gli investimenti, quando si fanno sono basati sui capitali di famiglia, senza una reale programmazione che si basi invece sull’andamento del mercato, delle commesse, del bilancio.
«Chi ha detto che il bilancio si deve verificare una volta all’anno? Magari con la conseguenza che troppo tardi ci si accorge di essere in rosso. Il bilancio dovrebbe essere gestito in continuo, quanto meno avere una visione chiara e costante dell’andamento aziendale, se ogni commessa porta utile o perdita.
»
Vediamo allora quale contributo porta la formazione accademica e l’esperienza
professionale nella gestione aziendale nella struttura di PGM?
«Nel nostro caso – dice Juri Camoni – il lavoro di una legatoria è molto legato all’andamento del mercato della stampa e, nel caso specifico del cartonato, a quello dell’editoria che non sta attraversando un buon momento dovuto a diversi fattori, non ultimo, la riduzione degli spazi disponibili nelle case moderne. è chiaro che le soluzioni vanno individuate lavorando su due fronti: quello commerciale, per cui l’imprenditore deve rimboccarsi le maniche e andare a cercarsi il lavoro. Parallelamente, lavorando per recuperare efficienza. Per questo ci sono diverse vie da seguire in parallelo. In particolare la metodologia Kaizen e la disciplina sui costi sono certamente due strade valide
Del primo abbiamo già parlato a lungo; per disciplina si intende un controllo regolare e ragionato dei costi, degli extra costi, un controllo delle cose trascurate e così via. In più c’è l’arma, fondamentale, del servizio al cliente e un servizio che genera valore aggiunto permette di recuperare marginalità.
«In definitiva occorre saper avere una visione strategica a lungo periodo evitando di navigare a vista perché il cambiamento è oggi rapido e violento
Vivendo in prima persona l’associazionismo dei giovani imprenditori di Assografi, Juri Camoni ha una visione chiara di come le nuove generazioni si pongono di fronte al mondo dell’imprenditoria oggi. Purtroppo, se da un lato mette in evidenza la positività di quel gruppo, comunque ancora assai ristretto di giovani della seconda, in alcuni casi terza, generazione, che si incontrano regolarmente, discutono e assieme esaminano soluzioni comuni (come il recente viaggio in Giappone alla scoperta del Kaizen), dall’altro si vedono ancora troppi “figli di papà” che credono di avere in mano le conoscenze e le capacità che invece non possiedono e che danneggiano l’azienda di famiglia. è un fenomeno che Camoni definisce come ‘inerzia’,sia di tipo statico (sto fermo e non rinnovo) sia di tipo dinamico (vado avanti come se il mondo non fosse cambiato). In entrambi i casi è un suicidio.

Riassumendo

Juri Camoni ci illustra con uno schema sintetico la situazione di mercato che ha portato nel tempo a una crescita della curva dei costi e alla contemporanea riduzione della curva dei prezzi, con un calo, fino all’annullamento, della marginalità. Da quel momento l’azienda va in perdita.
Le cause sono: eccesso di capacità produttiva con conseguente aumento dei costi industriali del prodotto; calo della redditività e quindi riduzione della capacità di rimborso (dei debiti d’investimento o di capitale). Ci sono poi fattori esterni quali la recessione e quindi riduzione della produzione; la conseguente riduzione dei prezzi è una aggravante che pesa molto sull’economia aziendale. Ne segue per l’azienda una riduzione delle tirature e quindi la necessità assoluta di far fronte all’aumento delle complessità gestionali. A questo punto diventa d’obbligo rivedere tutta l’organizzazione interna, recuperare efficienza lavorando sui “muda” (gli sprechi secondo il metodo Kajzen) e la disciplina aziendale. Come ultima ipotesi, puntare sulle aggregazioni come già da più parti auspicato.

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