La formazione in azienda è una necessità

Scritto da il 31 ottobre 2009 in FORMAZIONE, Interviste - Nessun commento

Al termine del Convegno GCT di Ferrara abbiamo intervistato Silvia De Meo, consulente per la formazione aziendale presso la società Profexa Consulting S.r.l. di Bologna

Alla luce di quanto abbiamo ascoltato oggi al Convegno, possiamo constatare che in molte aziende grafiche e cartotecniche si sente la necessità di una formazione interna non solo di carattere tecnico, ma anche attitudinale.
Cosa si può fare per migliorare le prestazioni all’interno delle aziende?
Dal Convegno di oggi è emerso che la crisi può offrire anche spunti positivi, basta saperli cogliere. La crisi che stiamo vivendo ci pone di fronte alla necessità di un cambiamento strutturale che non sarà più possibile ignorare, neanche quando ci sarà la ripresa economica che tutti auspichiamo. è nell’indispensabilità del cambiamento il cuore della positività della crisi perché, volenti o nolenti, siamo tutti chiamati a mettere in azione la creatività e a pensare l’alternativa. Non è più possibile ragionare secondo i soliti schemi mentali e mettere in campo le solite vecchie strategie, anche se fino a ieri erano efficaci, per il semplice fatto che il fenomeno che stiamo vivendo è unico e irripetibile e come tale c’è necessità di strategie di intervento innovative capaci di trovare radici solo nell’oggi.
Ora più che mai diventa indispensabile investire sulle risorse umane.
Come?
Occorre dare nuova dignità e riconoscimento al ruolo della formazione in Azienda. La formazione, qualora ben personalizzata ai valori e all’organizzazione di ogni singola realtà aziendale, ha il potere di far “crescere” le persone, di far sì che le persone evolvano dalla cultura del “compito” alla cultura dei “comportamenti responsabili e proattivi”. Noi di Profexa, con i nostri progetti di formazione costruiti ad hoc sulle esigenze aziendali, lavoriamo con l’Azienda per aiutarla a diffondere nei propri collaboratori la cultura della “responsabilità collettiva e di gruppo”. Aiutiamo inoltre le aziende in cui operiamo a valorizzare e a tradurre in comportamenti osservabili le potenzialità dei loro collaboratori.
Ma un’azienda che si trova in difficoltà per trovare lavori, farsi pagare, come può dividere il suo tempo tra la rincorsa al lavoro e la ricerca di nuove soluzioni, ad esempio mediante la formazione interna ?
È proprio questo il punto: in un momento storico in cui tutti corrono freneticamente è necessario rallentare, addirittura fermarsi un attimo e pensare a come riorganizzarsi al meglio, come dare maggiori opportunità ai propri talenti e come investire al meglio sul personale affinché dia il massimo di sé.
Tutti i responsabili aziendali sanno quanto prestazioni eccellenti da parte dei propri collaboratori costituiscano un moltiplicatore in termini di utile aziendale.
Tengo inoltre a non sottovalutare l’importanza di darsi degli obiettivi chiari. Non esiste strategia efficace senza un chiaro obiettivo. La strategia, vale a dire il fare, senza una rotta, senza obiettivo, è come seguire una cartina stradale sbagliata. Oggi ancora troppe Aziende sono impostate sulla cultura del fare correndo, un po’ meno a pensare per obiettivi.
Come può allora organizzarsi un imprenditore, e in particolare i giovani, quelli della seconda generazione che forse sono più aperti a questo modo di vedere?
Per lavorare per obiettivi bisogna innanzi tutto partire dalle persone, dalle risorse che sono all’interno dell’azienda e valorizzarle al meglio.
Qualcuno ha detto oggi: “investire in persone”. Cosa c’è, per voi di Profexa, dietro questo concetto?
Per noi investire sul personale significa valorizzare le potenzialità di ogni collaboratore. Non è sempre necessario assumere nuovo personale. A volte può bastare una attenta analisi dei punti di forza del personale aziendale per dare loro la possibilità, attraverso adeguati percorsi formativi, di riconoscerli ed esprimerli al meglio. Parallelamente, grazie alla formazione, è possibile lavorare sulle aree di miglioramento dei propri collaboratori al fine di stimolare comportamenti maggiormente in linea con il ruolo ricoperto. Insomma, si tratta di utilizzare al meglio le risorse aziendali, attraverso lo sviluppo delle potenzialità individuali.
Come si sviluppano?
Occorre abituare le persone al concetto di “valutazione” che altro non è che la corretta percezione di sé rispetto al contesto in cui si è inseriti. La valutazione di sé è l’auto-consapevolezza del valore aggiunto che posso dare all’interno del contesto organizzativo aziendale.
Gli imprenditori hanno la responsabilità di diffondere nelle loro aziende la cultura della valutazione in termini positivi: “scopri il bello che c’è in te e mettilo in pratica e scopri le tue aree di miglioramento e utilizzale come faro per migliorarti sempre”.
Come dire che a volte il personale non è al corrente delle proprie potenzialità?
Capita a volte che nelle persone ci siano potenzialità negate e quindi inespresse. In tal caso la persona si sente insoddisfatta, irrequieta, pur senza comprenderne il reale motivo. Gli imprenditori avveduti devono quindi pensare a questo, hanno la responsabilità di fornire ai propri collaboratori gli strumenti per valorizzarsi al meglio. Il concetto che sottende a tutto ciò è molto semplice: “fai quello per cui sei portato perché solo così porterai nell’azienda per la quale lavori il tuo valore aggiunto”. Assecondare le proprie inclinazioni significa avere cura di sé, significa concedere a se stessi il benessere per poterlo poi mettere in campo anche a beneficio degli altri.
Si può creare un circolo virtuoso?
Certo. Ecco che il collaboratore non resterà allo standard minimo, al valore 6, ma il suo livello di prestazione arriverà all’8, al 9 in termini di risultati. E quindi si crea la svolta a livello di fatturato e di utile che l’azienda può raggiungere. Lo sviluppo del talento è un moltiplicatore di risultati aziendali.
Se ben capisco, questa potrebbe essere una prima fase, quella di scoprire le potenzialità. Ma una volta trovato questo, non è sufficiente, bisogna organizzarsi per mettere in pratica quanto si è scoperto.
Esatto. La prima fase consiste in colloqui alle persone da cui emergono le loro qualità e i loro punti di miglioramento. A questo punto ci si lavora in termini positivi e in termini di ruoli aziendali. Spesso a seguito di queste valutazioni ci sono percorsi formativi ad hoc sia individuali sia di gruppo, o anche processi di riorganizzazione aziendale attraverso la rivisitazione dell’organigramma aziendale al quale farà seguito la stesura di Job Analysis utili per coniugare al meglio, in termini di processi condivisi, competenze di ruolo (il saper fare) e capacità individuali (il saper essere).
Ma questi corsi come sono visti dall’imprenditore, che forse li considera tempo e soldi sottratti alla produzione e quindi sprecati ? E che differenza c’è tra i corsi individuali e di gruppo ?
L’imprenditore abituato a vedere il potenziale dell’azienda nelle sue persone non considera affatto la formazione come spreco di tempo e di energia, bensì come investimento che nel medio periodo darà i suoi frutti in termini di ritorni economici.
Un percorso individuale risulta essere molto efficace sull’imprenditore stesso che voglia migliorare le sue capacità o per migliorare le prestazioni di persone che ricoprono ruoli strategici all’interno dell’Azienda. La formazione individuale si rende altresì sempre più indispensabile per preparare le Aziende al passaggio generazionale.
Passaggio generazionale… un momento cruciale
Profexa sta affiancando diverse aziende in questo delicato momento della vita aziendale: si tratta di veri e propri percorsi di power management rivolti alla seconda generazione che prenderà il testimone, al fine di accrescerne le competenze tecniche, ma soprattutto manageriali.
Il concetto del passaggio generazionale è interessante, mediamente quanto impegna?
La durata di questa tipologia di formazione è soggettiva. Mediamente tuttavia possono bastare 10-12 incontri con cadenza settimanale, che possono variare da un paio d’ore a mezza giornata. Chiaramente al termine si valuta insieme al referente aziendale se continuare o no, si procederà a un incontro per verificare se gli obiettivi sono stati raggiunti o se è necessario proseguire con altri incontri.
E per quando riguarda i corsi di gruppo?
Hanno l’obiettivo di creare maggiori competenze a livello dei diversi ruoli aziendali e le aule possono essere miste secondo la tematica. Un fatto molto interessante per i corsi di gruppo è che possono essere finanziati da fondi interprofessionali che sono finanziamenti a fondo perduto. Questi fondi sono emanazioni di associazioni di categoria e sono attinti dallo 0,30% del DM10 della busta paga del lavoratore che, anziché andare all’INPS, sono convogliati a un fondo formazione. Esiste a oggi una pluralità di Fondi Interprofessionali. Profexa indirizzerà l’azienda ad iscriversi al Fondo più adatto alla sua specificità e al settore merceologico al quale appartiene.
Quindi il non fare formazione non è un problema economico, ma di scelta, di mentalità…
È molto un problema di mentalità perché molto spesso la scusa è che la formazione è ancora vista come una perdita di tempo e non come un investimento; mentre invece ho proprio casi di clienti che all’inizio erano diffidenti, ma poi dopo qualche lezione in aula sono stata chiamata per sentirmi dire “ti ringrazio perché quelle quattro ore sono state molto utili e ora da parte dei miei collaboratori noto dei comportamenti eccellenti, molto migliorati; per cui le ore ‘perse’, tra virgolette, in aula le vado a recuperare dopo.”
Allora alla fine il problema si riduce a questo: la prima persona da formare è l’imprenditore…
La prima persona che deve cambiare mentalità, che deve credere nella formazione è proprio l’imprenditore perché deve arrivare a capire che non investo per la mia azienda solo se compro una macchina super tecnologica, ma che una forma non secondaria di investimento è quello che faccio sul personale.
Ma i risultati… sono misurabili ?
Non è vero che l’effetto della formazione non è misurabile come qualcuno dice: noi misuriamo i risultati in termini di comportamenti che sono visibili e quindi misurabili. Quindi l’imprenditore deve cambiare mentalità pensando che quello che lui “spende” con un mancato reddito mettendo la persona in aula, in realtà gli tornerà dopo con effetto moltiplicatore perché i comportamenti migliorati gli torneranno in termini di utile e non solo di fatturato. Quindi la formazione è un investimento di cui è misurabile il ritorno, quello che per le macchine è chiamato ROI.

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