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Stampa e pubblicità sempre più web

INTERVISTA Una accurata analisi statunitense ci rivela che gli abbonati ai principali quotidiani sono sempre più online. Di conseguenza, cambiano gli investimenti pubblicitari.

Dopo aver letto il report di un formidabile team di analisti, di cui riportiamo alcuni spunti, ci rivolgiamo al nostro esperto Vittorio E. Malvezzi per una opinione super partes.

«Che ci piaccia o no, loro cambiano
Commento lapidario. Ma da dove viene il report?
«Si tratta di un gruppo di professionisti riuniti in una super associazione che si chiama Agorà, presieduta da un certo Bill Bonner. USA ma con studi alla Sorbona e interessi in tutto il mondo. Uno che definire ricco di soldi e di interessi è fare dell’understatement – lavora nella finanza e mette i soldi nella terra che definisce ‘unico bene non duplicabile’. Uno che si diverte a ristrutturare con le sue mani vecchi castelli e palazzotti in pietra. Due anni prima del grande crollo del 2008 aveva scritto un saggio intitolato “L’Impero del Debito”. Il suo gruppo ha più abbonati dei maggiori giornali USA, al punto che prima CIA e poi FBI hanno cercato di “assumerli” – cosa che è stata declinata con gentile signorilità. Tanto per intenderci, all’ultimo loro meeting on line, c’erano più di 600.000 iscritti
Bene, fonte autorevole, possiamo dire.
Allora, prima di trarre le conclusioni, vediamo cosa dice il documento.

“Questa volta è il Stansberry’s Investment Advisory proprietario del New York Times’ (NYT) a gettare benzina sul fuoco. Il gigante dell’informazione ha riportato guadagni superiori alle attese con un dividendo di $0.15 contro le aspettative degli analisti che davano $0.11. E per quanto riguarda i ricavi $417.3 milioni contro le aspettative di $408.8 milioni.”

Forse poca cosa in soldoni, ma sempre qualcosa che va contro le analisi di mercato.
Tutto bene, dunque? L’informazione stampata va alla grande?

«Pare di no. Perché il vero ‘standout’ registrato nei guadagni è quello aggiunto dai 203.000 nuovi abbonamenti al giornale solo in digitale (su web). Questo porta il conteggio delle cifre a quasi 3,1 milioni di abbonamenti digitali, un aumento del 24% rispetto allo stesso periodo di un anno fa

Così prosegue il Report:

“ La rapida crescita di abbonamenti digitali è stata una delle ragioni per le quali Porter e la sua squadra di analisti ha raccomandato le azioni del NYT lo scorso dicembre (2017). Hanno, al contrario, riconosciuto che gli abbonamenti e la circolazione è in declino. I ricavi sulla pubblicità a stampa da soli, sono crollati del 32% tra il 2014 e il 2017.
Ma, come hanno spiegato, il Times non vuole più essere considerato un giornale tradizionale. Ha voluto trasformarsi in una potente casa editrice digitale. Come scrissero nel dicembre 2017: “I ricavi sulla pubblicità sono stati di $230 milioni negli ultimi quattro trimestri (in pratica nell’arco del 2017 – ndr). Una crescita del 30% rispetto ai $178 milioni del 2014. Finora, la riduzione della pubblicità su carta stampata ha superato i guadagni della pubblicità digitale. E, data la concorrenza nella pubblicità online, preferiremmo molto che il Times si concentrasse sulla vendita di abbonamenti digitali. Fortunatamente, l’azienda ne sta vendendo un mucchio.”

E l’editoriale del NYT prosegue:

“Il numero di abbonati al solo digitale è raddoppiato nel giro di due anni. E ora il Times conta più di 350.000 abbonati digitali, mentre erano 140.000 nel 2015. In totale, il Times ho oggi quasi 2,5 milioni di abbonati per il giornale solo sul web.”

Cifre che fanno pensare.

«Non dimentichiamo che il NYT.com è solo uno dei siti web più visitati. Riceve circa 85 milioni di visitatori unici al mese dagli USA e più di 120 milioni da tutto il mondo. Così, la squadra di Porter ha ritenuto che 2,5 milioni di abbonati digitali fosse giusto solo l’inizio

Torniamo al citato editoriale del dicembre scorso:

“Qui sta la bellezza dei contenuti digitali: chiunque nel mondo con una connessione Internet può acquistare un abbonamento digitale. Non solo, ma anche i lettori ottengono il contenuto istantaneamente in formato elettronico.
Il contenuto digitale libera anche il Times dai limiti del quotidiano “taglia unica”. La pubblicazione digitale consente una miriade di combinazioni di contenuti… e possibilità di abbonamento. In sostanza, i prodotti digitali offrono agli editori una maggiore flessibilità nella distribuzione di contenuti al cliente.”

Così conclude Porter la sua analisi:

“Il mercato pensa ancora che il NYT sia un’azienda di giornali. Eppure, il Times si sta rapidamente trasformando in un business di abbonamento digitale. Nei prossimi tre anni, i ricavi digitali dell’azienda saranno in grado di rappresentare oltre la metà delle vendite totali dell’azienda. Il Times si sta adattando all’era digitale. Sta diventando il gioiello della corona del giornalismo digitale. Nel medio termine, sta assicurando la sua sopravvivenza e diventando un editore sempre più aggiornato.”

Come giudichi o interpreti, dunque, questa analisi?

«Questo interessante commento viene da fonte finanziaria e quindi guarda il fenomeno con occhio diverso dal nostro, più attento agli aspetti tecnici. Proprio per questo ritengo, sia la fonte sia i dati, molto interessanti
Interessanti. Termine che può avere più significati? Ad esempio, il mondo della stampa (su carta) deve preoccuparsi?

«Certamente la conclusione è che si può fare business ancora, ma purtroppo in modo diverso da come siamo abituati. Spesso in modo anche molto diverso, tanto che sicuramente il Gutenberg si stralunerebbe.»

Altri commenti ?

«L’unico commento che si può aggiungere è che da loro il sistema paese aiuta molto. Quando ti butti in una nuova e grossa avventura, rischiando anche molto e di solito dei tuoi perché di aiuti statali nisba, devi poter mettere dei paletti

Quindi anche per le nostre aziende di stampa in difficoltà – vedi la morìa degli anni 2008-2012 – che volessero convertirsi investendo per entrare in nuovi mercati, non tutto è facile.

«Basta un esempio. Il loro Art.11 aiuta al punto che dichiarare fallimento per gli USA non è un fallimento. È uno dei tanti modi per mettere uno stop e ricominciare da capo, con molte tutele per i soggetti in difficoltà. Cosa che direttamente va a ricadere favorevolmente anche sui creditori. Però le furbate in genere non vengono tollerate, ma punite in modo rapido e deciso. Praticamente, nonostante le molte critiche che loro stessi rivolgono al loro sistema giudiziario, c’è la mitica certezza dell’applicazione della norma

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2018-11-03T08:53:56+00:00novembre 3rd, 2018|EDITORIALI, In evidenza, MERCATI & AZIENDE|0 Comments

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