Una speranza per i giovani, alle prese con disoccupazione e precariato, può venire dagli ITS, Istituti Tecnici Superiori destinati a formare tecnici specializzati in settori nei quali è ora faticoso reperirli. Questo almeno sulla carta e i risultati potremo verificarli tra alcuni mesi, visto che gli ITS debuttano in questi giorni. L’obiettivo è quello di invertire la tendenza, o almeno frenare il tasso di disoccupazione giovanile, oggi attestato al 28,6% in Italia.
Anche il mondo della grafica, stampa e cartotecnica, si è mosso in questa direzione, grazie all’impegno degli istituti tecnici del comparto e di alcuni imprenditori del nostro settore che stanno dedicando la loro esperienza a tale iniziativa.
Marco Picasso – Come possiamo definire questa vostra iniziativa, che si ricollega idealmente al Polo Formativo nato alcuni anni fa?
Renzo Viappiani – È certamente una grande e nuova iniziativa nel mondo della formazione, che aiuta lo sviluppo delle aziende e i giovani. Oggi finalmente possiamo affermare che i nuovi Istituti di alta formazione tecnologica ITS sono finalmente una realtà. L’obiettivo è la formazione di nuove figure professionali in possesso di conoscenze, abilità e competenze indispensabili per operare in contesti di lavoro tecnologicamente avanzati; operatori giovani, competenti e preparati ad entrare in aziende dell’intera nostra filiera, quindi aziende grafiche e cartotecniche, ma anche agenzie di comunicazione e fornitori di tecnologia.
MP – Come sono strutturati e come funzionano gli ITS?
RV – Si basano sul modello giuridico della Fondazione di partecipazione, che prevede una gestione pubblico-privata di iniziative no-profit, che agevolano l’integrazione delle risorse, in rete, garantendo il riconoscimento del valore delle diverse identità e dell’autonomia dei soggetti che vi partecipano. Questo per gestire scuole di alta formazione tecnologica, a forte contenuto professionalizzante e operativo, con insegnamento per il 60% del tempo in aula e nei laboratori, e per il 40% nei luoghi di lavoro tramite tirocini formativi. I corsi avranno durata biennale e il 50% delle ore di formazione saranno tenute da docenti non scolastici.
MP – Ci sono esempi in Europa?
RV – Abbiamo seguito gli esempi della Germania (le Fachhochschule), della Francia (gli IUT), della Spagna e della Svizzera (le SUPSI).
MP – Chi sono i fondatori ?
RV -Scuole, enti locali, associazioni di imprese, aziende, università. Il MIUR [Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca - ndr] ha individuato 6 aree tecnologiche considerate prioritarie per lo sviluppo competitivo nazionale, su cui gli ITS devono attivarsi, e quella a cui noi facciamo riferimento è: “Tecnologie dell’informazione e della comunicazione”. Il MIUR, insieme alle Regioni, ha anche previsto di lasciare ampi spazi di autonomia alle Fondazioni per rispondere alle esigenze delle aziende del territorio.
MP – Quanti ITS sono attualmente al debutto?
RV – In totale, nell’intero paese, ne sono stati costituiti a oggi solo 58, di cui 6 nell’area dell’informazione e comunicazione, ma, di questi, purtroppo, solo due con indirizzo grafico: noi, ITSAR di Milano [ovvero "ITS Angelo Rizzoli", da non confondere con il vecchio Istituto Rizzoli, sempre attivo - ndr] e l’ITS di Cesena.
MP – Parliamo allora dell’ITS di Milano e della sua esperienza.
RV – Il nostro ITS intendeformare un “Tecnico superiore per la grafica, la comunicazione e la multicanalità”, quindi avremo specialisti capi-commessa, preventivisti, tecnici di reparto, venditori… oggi impossibili da trovare tra i neodiplomati o laureati. La formazione in azienda ha sempre comportato tempi molto lunghi per apprendere bene il mestiere, con difficoltà e costi incalcolabili. La scorciatoia di portarli via alla concorrenza, per la mia esperienza, ha sempre comportato di pagarli a peso d’oro, per trovare tecnici incapaci nell’uso dei fogli di calcolo e nell’inglese, che avevano comunque bisogno di tempi lunghi per apprendere tutte le nostre peculiarità, e infine scoprire che non erano dei fenomeni… ma proseguire a pagarli profumatamente!
MP – Cosa proponete agli imprenditori?
MP – Cosa può fare allora in concreto un’impresa?
RV – Ha da scegliere tra un ventaglio di attività: tirocini formativi (alternanza scuola lavoro, apprendimento “on the job”), stage, borse di studio per gli allievi meritevoli, docenza. Le aziende possono anche decidere di entrare come soci, cioè soci “partecipanti” della Fondazione, per essere particolarmente vicini alla scuola, a studenti e docenti, e incidere sulle sue scelte.
MP -E ai giovani?
RV – Sappiano che si tratta di un percorso impegnativo, con una frequenza minima dell’80%, che richiede un test di selezione all’entrata, requisiti di competenze in inglese e ICT, nonché azioni di riallineamento per raggiungere i requisiti. Certo non sarà una passeggiata, ma personalmente sono convinto che ne valga la pena. Sappiano che sono le persone che fanno la differenza, non le macchine.





















Facebook
LinkedIn
Twitter
Feed RSS
Preferiti