Spettrofotometro a sfera per scoprire i segreti della pittura nelle grotte

Scritto da il 19 agosto 2013 in AMBIENTE, GRAFICA&CULTURA, TECNICHE - 1 Commento

Un team di ricercatori sta lavorando in una regione remota della Turchia, dove si dice che San Giorgio abbia ucciso il drago. Il team sta portando alla luce gli antichi segreti delle tecniche utilizzate dagli artigiani per decorare i muri delle grotte con dei meravigliosi affreschi realizzati a mano, grazie anche all’impiego di X-Rite SP64 per l’analisi degli affreschi su roccia nelle chiese della Cappadocia.

I colori dei dipinti murali che illustrano le vicende di personaggi sacri sono tra i principali indizi su cui i ricercatori dell’Università degli Studi della Tuscia, Viterbo, si stanno concentrando per svelare i segreti della pittura nelle grotte della Cappadocia.
Come sostegno alle loro indagini, i ricercatori si sono rivolti a X-Rite Inc. per strumenti e software in grado di offrire dati affidabili e precisi nella misurazione dei colori.
«Il nostro team di storici dell’arte, restauratori, archeologi, chimici, geologi e perfino speleologi, lavora da sei anni in Cappadocia. La finalità è valorizzare e preservare decine di chiese affrescate scavate nella roccia, realizzate tra il 500 e il 1200 d.C.» ha spiegato la professoressa Maria Andaloro del Dipartimento di Scienze dei Beni Culturali, responsabile dei lavori in Turchia. «La regione che stiamo studiando è un luogo impressionante, con i suoi cosiddetti camini delle fate e le sue chiese straordinarie scavate a mano nella roccia morbida

La "Cappella Sistina" della Turchia"

La “Cappella Sistina” della Cappadocia”

Secondo la professoressa Andaloro una delle gemme più preziose del museo all’aperto di Göreme è la Tokalı Kilise, una chiesa soprannominata la “Cappella Sistina della Cappadocia“, per via dei suoi minuziosi affreschi realizzati nel decimo secolo. Circa 2.000 anni fa, quello che ora è il museo all’aperto e le zone circostanti furono ricoperti di lava in seguito all’eruzione dell’Erciyes Dağı. Così diversi secoli fa la gente di Göreme imparò a scavare la roccia per ricavare case, chiese e monasteri.

Per l’analisi dei pigmenti

La dottoressa Claudia Pelosi, professoressa assistente di chimica analitica, ha spiegato che gli esperti stanno studiando i colori degli affreschi, che potrebbero risalire perfino al sesto secolo, per determinare quali tipi di pigmenti sono stati utilizzati dagli artigiani e per individuare il modo migliore di procedere per restituire ai dipinti il loro aspetto originale.
Il lavoro del team della professoressa Andaloro va oltre il puro interesse accademico: le chiese medievali scavate nella roccia dai monaci ortodossi sono la più nota attrazione turistica della Cappadocia. Il governo turco sostiene gli sforzi di conservazione e restaurazione, per assicurarsi che sia la gente del posto sia i turisti ne comprendano l’importanza.
Oltre a raccogliere microcampioni della superficie colorata, la dottoressa Claudia Pelosi e gli altri scienziati hanno utilizzato lo spettrofotometro a sfera SP64 di X-Rite per definire le caratteristiche cromatiche della pittura in termini di tonalità, luminosità e saturazione, e formulare quindi ipotesi sui pigmenti utilizzati. È noto che gli artisti di quel periodo usavano minerali, tra cui l’ocra gialla, i composti per i pigmenti denominati terra verde bruciata e blu oltremare, pigmenti a base di piombo e mercurio, la celadonite, l’ematite e il gesso.

Lo spettrofotomertro a sfera utilizzato per l'analsi dei colori

Lo spettrofotomertro a sfera utilizzato per l’analsi dei colori

Esaminando attentamente i dati spettrali raccolti dall’SP64, i ricercatori possono stabilire con una certa precisione quali minerali sono stati utilizzati per i colori. Inoltre, la dottoressa Pelosi ha aggiunto che le operazioni di test non invasive sugli affreschi aiutano a determinare la migliore soluzione per la pulizia e la restaurazione, in modo da ottenere i colori vivaci originali.
«L’SP64 è fondamentale per le nostre attività, sia per analizzare i pigmenti sia per valutare gli interventi di pulizia e restaurazione» ha aggiunto.
Si tratta di un lavoro che può essere gratificante, ma anche presentare degli ostacoli. Ad esempio, gli affreschi originali della cosiddetta chiesa buia sono stati scoperti solo dopo che addetti e scienziati turchi avevano rimosso diversi strati di escrementi di piccioni accumulatisi nel corso dei secoli.
Ricorrendo alle moderne tecniche di misurazione cromatica di X-Rite e all’antica virtù della pazienza, la dottoressa Pelosi e gli altri ricercatori stanno portando alla luce uno dei più grandi tesori artistici al mondo.

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