Labelexpo 2013: non solo etichette

Scritto da il 6 novembre 2013 in Label&Pack, TECNICHE - Nessun commento

La tradizionale fiera delle etichette autoadesive ha riscontrato quest’anno un successo superiore a quello di tutte le edizioni precedenti: segno di un cambio di marcia, ma anche di una ripresa a livello europeo.

Ma diciamolo subito: una ripresa che gli imprenditori italiani del settore non riescono ancora ad avvertire. O quanto meno sono ancora restii a prendere decisioni sugli investimenti, peraltro necessari, a causa dell’instabilità percepita nel nostro Paese e della elevata tassazione. E questo è un guaio, perché nel frattempo nazioni meno industrializzate della nostra si stanno attrezzando per prendere quelle commesse, anche di qualità, fino a oggi prerogativa dei nostri stampatori e convertitori.

Abbiamo colto sul fatto Mario Lodi A.D. della Cartes con un cliente romeno che ha appena acquistato questa macchina: un caso significativo di una azienda italiana che anziché 'delocare', produce in Italia e vende in Romania.

Abbiamo colto sul fatto Mario Lodi A.D. della Cartes con un cliente romeno che ha appena acquistato questa macchina: un caso significativo di una azienda italiana che anziché ‘delocare’, produce in Italia e vende in Romania.

Un avvertimento: questo articolo non è un catalogo della fiera, come molte aziende fornitrici vorrebbero. Quello, chi è interessato, lo trova sul sito web di Labelexpo.

Un mercato vivace

Stando al comunicato ufficiale della fiera, Labelexpo ha registrato una affluenza di quasi 32mila visitatori con una crescita dell’11% rispetto alla precedente edizione europea (2011).
La presenza di visitatori provenienti da 158 Paesi (123 nel 2011) dimostra anche l’interesse fuori Europa, nonostante Labelexpo si tenga regolarmente anche negli Usa e in Asia. Quindi è chiaro che il mercato delle etichette autoadesive è vivace.
Ma è anche importante sottolineare due fatti fondamentali: la fiera, che chi è datato come chi scrive ricorderà, era nata per il modulo continuo; poi si è estesa e oggi oltre alle etichette autoadesive, affianca il packaging flessibile e la stampa e trasformazione di astucci.
Le sole etichette autoadesive del resto consumano attualmente 46 miliardi di metri quadri di supporti ed è prevista una crescita fino a 51,7 miliardi di mq entro il 2015. Se a questi dati aggiungiamo le pellicole per l’imballaggio ci rendiamo conto della forza di tale mercato.
Questo almeno non deve fare i conti, ovviamente, con la concorrenza del web.  Ed è per questo che a Bruxelles abbiamo visto anche molti stampatori commerciali e cartotecnici, in cerca di soluzioni alla mancanza di commesse redditizie nel loro settore tradizionale (e, di conseguenza, qualche preoccupazione da parte degli stampatori specializzati in etichette autoadesive).
Il fenomeno della stampa online sta prendendo piede anche in questo campo. Ma, come ci confermano sia i convertitori, sia i produttori di macchine, le offerte delle aziende che vendono stampati su web difficilmente potranno erodere quel mercato di eccellenza delle etichette e del packaging che richiede professionalità, esperienza e conoscenze approfondite delle regole e delle leggi.

Il ruolo del digitale

Erano 55 i produttori che offrivano soluzioni per la stampa digitale, creando ciò che qualcuno ha detto "un po' di confusione".Tra questi hp faceva la parte del leone con macchine dedicate alle etichette e al packaging

Erano 55 i produttori che offrivano soluzioni per la stampa digitale, creando ciò che qualcuno ha detto “un po’ di confusione”.Tra questi hp faceva la parte del leone con macchine dedicate alle etichette e al packaging

Come prevedibile, l’offerta delle tecnologie di stampa digitale è oggi enorme – 50 i fornitori presenti e, oltre ai soliti noti come i pionieri HP Indigo e Xeikon, fanno parte della schiera Heidelberg, Epson, EFI, Screen, e ora Miyakoshi con la sua Digital Press 5000 (la presentava David Marinoni di Mgraph srl), oltre a diversi nomi pressoché sconosciuti, ma che in alcuni casi proponevano soluzioni cui prestare attenzione. Segnaliamo solo, in quanto novità assoluta per il mercato italiano la ColorDyne CDT 1600C della MemJet macchina entry level (per quanto riguarda l’investimento) ma di alta qualità (1600×1600 dpi) che sarà presto presentata in Italia.

Una soluzione Atlantic Zeiser per la stampa a dati variabili

Una soluzione Atlantic Zeiser per la stampa a dati variabili

Tuttavia bisogna non dimenticare che, nonostante questa presenza massiccia, il digitale rappresenta solo l’1% dei metri quadri di etichette stampate in tutto il mondo.
Qualcuno ha anche osservato che nel digitale c’è un po’ di confusione.
Il suo ruolo è quindi attualmente quello di affiancare la stampa convenzionale, soprattutto sulle rotative a stampa mista.
L’attenzione era comunque ancora giustamente focalizzata soprattutto sulle rotative offset, flexo, serigrafiche e a stampa mista. Un mondo assai vivace e promettente anche per i notevoli progressi qualitativi della stampa flexo, grazie alla prestampa digitale e agli automatismi sulle macchine. Tra queste citiamo i produttori italiani di punta quali Omet che ha presentato con successo macchine collaudate con le quali ha riscontrato buoni risultati di vendite, e Nuova GiDue che ha focalizzato l’attenzione sulla nuova tecnologia Excellence che automatizza al massimo le operazioni di stampa (una descrizione sintetica si trova nelle Brevi della prossima settimana) e Lombardi con le sue rotative flexo sempre più aggiornate.

C'è sempre interesse intorno alle rotative flexo Lombardi

C’è sempre interesse intorno alle rotative flexo Lombardi

Inchiostri e materiali

Lo stand MACtac

Lo stand MACtac

Se l’impiego di inchiostri UV sta crescendo notevolmente, molta attenzione è stata rivolta alla tecnologia UV LED presentata in diversi stand da parecchie aziende. Tra queste, quella mostrata sulle rotative Gallus convenzionali e sulle digitali Heidelberg Linoprint L: si è però tenuto a precisare che l‘UV LED è una tecnologia ancora limitata per gli elevati costi che comporta e non è ancora pronta per la stampa digitale, dove invece gli inchiostri UV rappresentano ormai una realtà.

IST Metz, come noto tra i fornitori più affidabile di sistemi UV, presentava un proprio progetto UV LED

IST Metz, come noto tra i fornitori più affidabile di sistemi UV, presentava un proprio progetto UV LED

Ma in questo campo le ricerca non sta ferma: tra le altre, citiamo volentieri una azienda italiana con brevetti specifici, la PrintabLED, che ha sperimentato in collaborazione con Flint, sembra con buoni risultati, inchiostri UV a bassa migrazione per il packaging alimentare.
Oltre agli inchiostri, si sono viste innovazioni anche nel campo dei supporti.
Tra queste ci piace menzionare un nuovo linerless, una soluzione tutta italiana messa a punto dalla collaborazione tra Ritrama, Prati e ILTI (quest’ultima produce macchine etichettatrici).
A parere unanime degli etichettifici che abbiamo incontrato, questa è stata la vera e pressoché unica, novità di Labelexpo.
Si tratta di un supporto autoadesivo costituito da una pellicola sottile in PP su un liner siliconato che, attraverso una macchina dedicata  viene successivamente trasformato in un laminato per etichette senza il liner di base e pronto per essere utilizzato nelle macchine etichettatrici, con i vantaggi sia di una riduzione dei tempi di stampa per l’assenza di sfrido, che economici in quanto vengono eliminati i costi di gestione e smaltimento sia di sfrido che di liner.

Lo schema del linerless di Ritrama durante la presentazione presso lo stand Prati

Lo schema del linerless di Ritrama durante la presentazione presso lo stand Prati

Questa soluzione innovativa, che sarà sul mercato con il brand Core Linerless Solutions® di Ritrama, consiste nell’aver realizzato uno speciale laminato di film dello spessore totale di circa 60 micron, 55% più sottile di un materiale autoadesivo tradizionale, in cui lo strato di silicone viene laminato sulla superficie stampata. Il basso spessore del materiale richiede particolare attenzione in fase di fustellatura. Ma Prati, oltre a una microforatura, ha escogitato un sistema di sfasamento dei cilindri, la cui superficie è trattata in modo, come ci ha mostrato il tecnico Gabriele Rubertucci, da permettere un taglio perfetto senza sbavature.

Il taglio 'sfasato'. più visibile su questa matrice flexo, si adatta bene al linerless

Il taglio ‘sfasato’. più visibile su questa matrice flexo, si adatta bene al linerless

Anche la tedesca Wink ha escogitato un sistema di fustellatura “sfasata” di alcuni micron che,riducendo la pressione, rende il taglio più uniforme.
Ritorneremo anche su questo di cui mostriamo una foto presa in fiera.

 

 

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