FlexoDay 2013: segnali positivi

Scritto da il 5 dicembre 2013 in Label&Pack, TECNICHE - Nessun commento

Sembra che ogni anno l’ormai tradizionale evento organizzato da ATIF attiri un sempre maggior numero di aziende e di operatori attenti a seguire le innovazioni tecniche e le raccomandazioni degli esperti per una stampa di qualità. Quest’anno a Bologna gli oltre 340 iscritti hanno seguito con interesse le relazioni.
E questo è sicuramente un buon segnale positivo.

 

Sante Conselvan, presidente di ATIF

Sante Conselvan, presidente di ATIF

 In apertura il presidente di ATIF, Sante Conselvan ha informato i presenti dell’importante incontro che si era svolto il giorno precedente, con l’intervento, per la prima volta, delle analoghe associazioni flessografiche europee e di un buon numero di convertitori stranieri che hanno poi preso parte anche al Flexo Day.
È stata un’iniziativa tutta italiana e di successo, che ha aperto la strada a incontri periodici tra i colleghi dei vari paesi europei, con lo scopo non solo di scambiarsi informazioni ed esperienze, ma anche di allargare l’impatto della flessografia europea nel mercato internazionale.
L’Italia che già è leader per i numerosi costruttori di macchine per il converting, ha così dimostrato la sua vivacità suscitando l’apprezzamento dei colleghi d’oltralpe. A questo primo, seguiranno incontri periodici, iniziando dalla primavera 2014, paese ospitante la Francia.
Prima di passare al resoconto delle relazioni tecniche, ci preme sottolineare come, c
ontrariamente alle abitudini, la sala sia rimasta piena fino all’ultimo. Segno non solo che le relazioni erano interessanti, ma che i presenti hanno finalmente compreso l’importanza dell’aggiornamento tecnico per migliorare le proprie possibilità operative e, quindi, la propria presenza sul mercato.
A questo proposito fa meraviglia, e questo purtroppo in negativo, come una 
associazione così attiva qual è l’ATIF, possa contare solo su una cinquantina di associati, mentre dovrebbe averne molti di più. Considerando che l’attività di ATIF non si limita all’annuale convegno, ma organizza anche diversi corsi di approfondimento tecnico oltre a promuovere i contatti con l’estero, riteniamo che le aziende potrebbero ricavare dall’Associazione un grande vantaggio. Ricordiamo che fare cultura significa migliorare le proprie conoscenze operative e il proprio status di azienda di successo.

In questo video girato da Maria Laura Lombardi per conto di ATIF, potete visionare alcuni spunti della giornata.

Importanza dell’inchiostrazione

Stefano d’Andrea parla di inchiostrazione

Stefano d’Andrea parla di inchiostrazione

Stefano d’Andrea, Emilio Gerboni , Roberto Margarolo descrivono le peculiarità degli inchiostri nella stampa flexo, mettendo in evidenza i vantaggi della flessografia, che si possono riassumere in. versatilità dei supporti di stampa, assenza di macinazione dell’inchiostro, lunga durata della matrice, tempi di avviamento ridotti, opzioni di converting in linea.
Il sistema di inchiostrazione flexo mediante anilox, trasferisce quantità predeterminate di inchiostro a bassa viscosità e a rapida asciugatura, ma occorre avere delle conoscenze per ottenere buoni risultati. Dopo una descrizione degli inchiostri e il rapporto tra pH e viscosità, i relatori si soffermano sull’inchiostrazione, il ruolo di anilox e racla, la loro importanza e i rischi di una regolazione non precisa, in quanto l’anilox è il componente più importante, ma anche il più critico oltre che più sofisticato, del sistema flexo.
Bisogna quindi conoscere la struttura del rullo anilox, delle celle e delle differenze tra vari tipi di incisione delle celle e quindi le differenze che si hanno sullo stampato. Si evidenziano anche le differenze in funzione della lineatura e della profondità delle celle, ricordando come celle troppo profonde rilasciano meno inchiostro con la conseguenza di trattenere inchiostro non utilizzato, causando maggiore consumo e più sporchi e quindi fermi macchina per la pulizia dei rulli.
Si passa quindi a descrivere l’importanza della pressione di stampa, dei biadesivi per le matrici la cui non corretta gestione provoca il difetto dello slur. Per quanto riguarda il trasferimento dell’inchiostro sul supporto si deve tenere conto dell’importanza della tensione superficiale e, dove necessario, far precedere la stampa con il trattamento corona per aumentare (o permettere) l’adesione dell’inchiostro.
In conclusione, per ottenere il risultato desiderato occorre conoscere il processo, il suo funzionamento e la sua variabilità e sapere come tenerlo sotto controllo, per ottenere stabilità, ripetibilità, prevedibilità. A questo scopo si raccomanda di seguire le norme (rivolgersi a ATIF) che impongono i limiti di tolleranza entro cui un prodotto può essere accettato o rifiutato.

Inchiostri e ambiente

Il tema dell’ambiente è stato trattato da Egidio Scotini (SUN Chemical) il quale si è soffermato sia sulla barriera per il packaging alimentare, sia sulla protezione alle contaminazioni dell’ambiente. Ha infatti affermato come sia compito dei produttori responsabili, ridurre al minimo l’impatto che l’inchiostro può avere si sulla salute sia sull’ambiente.
Oggi l’imballaggio è sempre più leggero, ad esempio grazie all’impiego di fibra vergine da foreste certificate che permette di ottenere cartone di grammatura inferiore, ma con le stesse resistenze e performance.
Analogamente, i produttori di inchiostri devono prestare attenzione a un miglioramento in termini di consumi di energia, acqua, emissioni di gas e rifiuti solidi pur mantenendo alti gli standard qualitativi dei prodotti.
L’effetto barriera previene la penetrazione (o perdita) di gas specifici, luce o aromi / odori che potrebbero causare un avanzato deterioramento del prodotto imballato. SUN Chemical utilizza alcune vernici specifiche quali: SunBar Barriera O2 (WB/SB), la quale permette l’eliminazione di un film barriera o alluminio e relativo adesivo, con il risultato di un imballo più leggero (fino al 30%); riduzione dei costi, migliore riciclabilità e un effetto barriera all’ossigeno migliorato.
SunBar Barriera UV (SB), per proteggere prodotti alimentari sensibili alla degradazione per effetto dei raggi UV presenti nella luce diurna e permette di creare imballi trasparenti. La shelf  live ne risulta incrementata. Uno degli effetti positivi di questi due effetti barriera descritti (O2 e UV) si nota nella conservazione della carne evitando che il pigmento rosso denaturi per ossidazione conferendo un colore grigiastro al prodotto.
SunStar DFC per carta e cartone (WB), è un rivestimento a base acqua che offre una valida alternativa alla barriera funzionale ottenuta per politenatura del cartone, resistente a grassi e olio, riduce la velocità di trasmissione del vapore a temperatura ambiente e ha una elevata resistenza all’umidità. Può essere termosaldata e è stampabile.
Infine, le vernici SunBar barriera agli oli minerali, sono un rivestimento stampato su uno o su entrambe i lati di una carta contenente fibre provenienti da carta riciclata (RCF) che impedisce o riduce significativamente la migrazione di MOSH e MOAH (MOH) al fine di minimizzare il rischio di contaminazione degli alimenti contenuti in confezioni formate da quel substrato; oppure nel caso di film plastici, la sua applicazione impedisce la trasmissione di MOSH e MOAH contaminanti provenienti dall’imballo secondario prodotto in carta riciclata. Queste ultime trovano applicazione per il cartone pieghevole (riso,pasta, cereali) o ondulato (frutta, verdura) o flowraps.

Inchiostro e qualità dei pieni

Lukas Pescoller (ATIF) si è soffermato sulla qualità di coprenza dell’inchiostro, in particolare nei pieni e poterla misurare. Per specificare la qualità necessaria per ottenere un prodotto accettabile occorre un sistema di misura che dia un valore ripetibile con una buona correlazione al giudizio umano. Un tale sistema di misure ci dà la possibilità di definire valori di riferimento e tolleranze.
Dopo aver descritto il funzionamento dell’occhio umano ha spiegato la funzione del contrasto di sensibilità (CSF = Contrast Sensitivity Function) espresso nella risoluzione dell’occhio a una distanza di 40 cm il cui limite di visibilità è di 0,14 mm, pari alla lineatura ci circa 70 linee/cm. Questo corrisponde alla norma ISO 13660 relativa a Graininess e Mottle, di cui ha descritto i test previsti per le misurazioni, dai quali risulta che la correlazione tra la valutazione umana e i metodi teorici non è buona proprio a causa delle caratteristiche specifiche della visione umana che evidenzia maggiormente la dimensione delle aree bianche. Mostrando diversi esempi campione ha potuto evidenziare come struttura e colore possano influenza il giudizio dell’occhio spesso (se non sempre) in contrasto con i risultati strumentali (densitometro).
Sulla scelta tra una valutazione microscopica e una macroscopica, ha evidenziato come la prima serva a migliorare il trasferimento dell’inchiostro, ottenere una densità più alta e colori più brillanti. La seconda mette in evidenza la nebulosità (cloudiness) e l’effetto washboard sul cartone che porta a una qualità di immagine e un contrasto non sufficiente. Per quannto riguarda la stampa flexo in una valutazione microscopica gli oggetti da analizzare sono piuttosto piccoli tanto che bisogna usare forti ingrandimenti, cioè piccoli punti bianchi o disparità di trasferimento dell’inchiostro. In una valutazione macroscopica gli oggetti da valutare sono ben visibili a occhio nudo e troppo grandi per un analisi al miscroscopio. Pertanto, ha concluso, bisogna osservare cosa succede, capire perché e quindi correggere.

Stampa elettronica e industriale

Le innovazioni nella stampa flexo sono state illustrate da Giuseppe Tripaldi di Uteco che si è soffermato in articolare sulla macchina iù recente della Casa veronese: la Crystal che era stata oggetto d open house la settimana precedente il Flexo Day.
Di questo riferiremo a parte, limitandoci qui a indicare le innovazioni che risultano dalle richieste che provengono dai convertitori, quali: ridurre il fermo macchine per il cambio lavoro; ridurre lo scarto in avviamento e in tiratura; ottenere maggiore ripetibilità e qualità di stampa, maggiore controllo durante tutta la tiratura con stabilità del processo di stampa. Una tecnologia rispettosa dell’ambiente.

Deganello della Swansee University

Davide Deganello della Swansee University

In conclusione delle relazioni tecniche, da segnalare quella di Davide Deganello, docente alla Swansee University del Galles dove da circa vent’anni ci si occupa di stampa flexo applicata alle soluzioni industriali. Già lo scorso anno Deganello aveva dato utili e importanti indicazioni delle possibilità offerte dalla flessografia nel campo delle stampa industriale soluzioni descritte nel nostro precedente articolo cui rimandiamo.
Ciò che ha tenuto a precisare è che se nella stampa commerciale e comunque del packaging “l’occhio corregge”, nella stampa industriale è indispensabile una precisione estrema e l’errore non è ammesso perché altrimenti l’applicazione non funziona. Su questo punto si è soffermato illustrando le caratteristiche della stampa flexo, del trasferimento dell’inchiostro tramite anilox, sottolineando l’importanza di un adeguato supporto del punto. È comunque importante che anche l’industria italiana della flessografia sia consapevole delle prospettive che può avere nel campo industriale in base al recente sviluppo di nuovi materiali stampabili, che apre nuovi mercati, quali i “thin film” per applicazioni elettroniche e biomediche.
Tra le applicazioni più interessanti nel campa delle etichette e del packaging è la stampa di chip per RFID oggi possibile stampando circuiti elettronici utilizzando inchiostri con nanoparticelle d’argento.
Così come la stampa di pannelli fotovoltaici il cui mercato è grande e in continua espansione. Ha inoltre illustrato nuovi sviluppi nella stampa di lamine flessibili (Flexible Solid State DSC).
In conclusione, la stampa elettronica spinge verso il continuo sviluppo nella stampa industriale con sviluppi in nuovi processi e misurazioni. L’Universitàà di Swansee ha laboratori e impianti pilota per la produzione industriale di coperture per edifici “funzionali” che aprono interessanti prospettive per gli stampatori flexo in grado di lavorare in alta qualità.

Come lavorano le aziende di stampa

Nel pomeriggio sono stati protagonisti i tecnici delle aziende di packaging. Ha iniziato Paolo De Regibus di Perfetti Van Melle, noto gruppo multinazionale del settore dolciario, che utilizza imballi stampati in rotocalco per l’imballaggio flessibile, offset per la cartotecnica e le etichette, e flessografia per il flessibile e il cartone ondulato.
Il passaggio verso la flexo è stato dettato dai costi ridotti rispetto alla rotocalco, e i contemporanei passi avanti dal punto di vista qualitativo e i vantaggi degli approvvigionamenti dei materiali in periodi più brevi. Nel frattempo il mercato ha richiesto più ristampe e tirature inferiori con frequenti cambi.
Da qui è nato il progetto flexo con la scelta di sette fornitori già saldamente presenti nel packaging alimentare e distribuiti sull’intero territorio nazionale e con macchine d’avanguardia. Dopo prove e una rigorosa selezione sono rimasti tre convertitori con cui si sono valutati i risultati ottenuti in confronto con la stampa rotocalco. Si è visto che i progetti grafici vengono sviluppati considerando un intento generico di stampa e quindi perfezionati e adattati in funzione delle effettive condizioni di stampa. In questa fase è fondamentale la corretta comunicazione tra chi crea la grafica e che deve stampare e fare in modo che in fase creativa si possa valutare il risultato finale con adeguate prove colore. I risultati di questa ricerca sono stati positivi e quindi applicati anche a tutti i sistemi di stampa adottati dal gruppo.

Mario Villa di Masters Color nell’illustrare il passaggio dall’idea alla realizzazione, ha parlato del flusso di lavoro ottimale e come ottenerlo. Come effettuare il brief con il cliente (esigenze, costi, qualità e tipologie di produzione); elaborare e approvare l’idea grafica che meglio risponde alle esigenze di cui sopra. Quindi si passa alla fase di prestampa con la preparazione dei file secondo le specifiche e le caratterizzazioni delle prove e della stampa,fornendo tutti i dati necessari affinché tutti possano svolgere al meglio il proprio lavoro, e controllare la conformità, le prove colore e la matrici di stampa secondo le specifiche. Il relatore ha sottolineato l’importanza della comunicazione tra i reparti al fine di evitare errori e rifacimenti, ricordando che il cliente sceglie lo stampatore in funzione del risultato che vuole ottenere o che ha ottenuto in lavori precedenti. Se non c’è una corretta comunicazione non si puà preparare un progetto realizzabile, la prestampa nono può uniformare i prodotti e preparare correttamente gli impianti, gli avviamenti di stampa richiedono tempi troppo lunghi e il cliente, infine, non è soddisfatto.

Secondo Guido Iannone di Nuceria Adesivi, converter di etichette autoadesive e packaging, la flessografia è intesa addirittura come una fede, nel senso che è una scelta che lo stampatore fa per la sua flessibilità, la ripetibilità, la qualità ormai raggiunta e la competitività per i costi più bassi rispetto ad altre tecniche di stampa. È pertanto importante prestare grande attenzione a tutti i parametri che rientrano nel processo, dagli anilox, ai biadesivi, dalle racle ai polimeri delle matrici. La flessografia può quindi aprire nuovi spazi in mercati emergenti o comunque non ancora sfruttati da tutti gli stampatori: basti ricordare le etichette wrap around, sleeve, IML. Inoltre, ha rimarcato il relatore, la flessografia ha un futuro con ampi spazi di miglioramenti nei processi di stampa, nelle possibilità di lavorare in esa e eptacromia e altro.
Dopo questa relazione che verteva in particolare sulla stampa del flessibile, Fabio Esposito della Ghelfi Ondulati, ha parlato della stampa flexo di alta qualità su cartone ondulato, una specialità di questa azienda valtellinese. Ha quindi spiegato le metodologie di lavoro dell’azienda per avere un processo sotto controllo e ridurre la variabilità naturale di stampa.
Per fare questo ha esaminato quali possono essere le possibili cause di difetti o problematiche, e il metodo seguito da Ghelfi Ondulati per tenere tutti questi parametri sotto controllo per ottenere la qualità di stampa voluta. Oltre a questo approccio di carattere operativo, Ghelfi Ondulati esegue analisi di laboratorio dove simula gli elementi finiti del comportamento meccanico dei cliché. Da questo è stato ottenuto un particolare software di calcolo FEM, che utilizza le equazioni costitutive iper realistiche del materiale elastomerico.
Il risultato delle simulazioni numeriche consente di ricavare il comportamento fenomenologico dell’oggetto simulato in funzione delle sue caratteristiche geometriche ricercando la soluzione che massimizza la qualità di stampa (ad esempio in termini di riduzione del dot gain). Il passo successivo è l’identificazione di nuovi standard e verifica sul campo e quindi l’adozione degli strumenti idonei al controllo della produzione. E creare infine una base dati che costituisce il capitale dell’azienda.

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