Banda stretta: un rivoluzionario CtP ibrido

Scritto da il 16 aprile 2014 in Label&Pack, TECNICHE - 1 Commento

Arriva in Italia l’innovativo CtP israeliano che ha rivoluzionato il mercato delle etichette per la produzione di lastre convenzionali in digitale. Una vera novità già affermata in Europa e nel mondo.

BeeGraphic, società con oltre 25 anni di esperienza specifica nel mercato del packaging, presenta al mercato italiano l’innovativo CtP inkjet ibrido FlexoJet 1725, per matrici di stampa analogiche fotopolimeriche flexo, letterpress, dry-offset e serigrafiche rotative, ad altissima qualità.
FlexoJet 1725 Inkjet Printing System è un computer-to-plate progettato e realizzato dalla società israeliana DigiFlex Ltd fondata da personalità di tutto rispetto tra cui Uri Adler, la cui esperienza imprenditoriale è legata a VaryFrame, Aprion Digital, Idanit (Scitex Vision), e Moshe Frenkel, laureato in chimica alla Hebrew University di Gerusalemme, titolare di oltre 20 brevetti nel campo della stampa e degli inchiostri digitali, con esperienza aziendale maturata in Aprion Digital, Indigo e Intel.
Già affermatosi con diverse installazioni in Germania, Francia, Regno Unito, così come negli USA e in Asia, FlexoJet 1725 non è ancora noto in Italia: per questo BeeGraphic e DigiFlex hanno siglato un accordo di distribuzione esclusiva per offrire al mercato delle etichette e del packaging a banda stretta un nuovo strumento in grado di garantire alta qualità ed elevate prestazioni produttive a costi contenuti.

Un rivoluzionario inchiostro bi-componente 

Il CtP inkjet ibrido DigiFlex 1725

Il CtP inkjet ibrido FlexoJet 1725

FlexoJet 1725 è un sistema, unico nel suo genere, per la preparazione di matrici per la stampa flessografica, letterpress, dry offset, serigrafico rotativo (sistemi Gallus, Stork, Kocher&Beck), cliché al magnesio e altre applicazioni, basato su un inchiostro bi-componente brevettato che sostituisce l’esposizione laser con una particolare tecnica inkjet.
Questo inchiostro, che ha anche la funzione di vernice primer, genera, mediante apposito software, una maschera opaca direttamente sopra la lastra.  

FlexoJet in azione

FlexoJet in azione

L’idea di scrivere le lastre con l’inkjet non è nuova, ma si era finora scontrata con le difficoltà tecniche legate all’inchiostro. L’esperienza maturata dai tecnici e scienziati di quella che è considerata la Graphic Art Valley di Israele (dove è nata la stampa digitale inkjet) ha permesso di compiere il passo decisivo verso la nuova tecnologia rivoluzionaria che si basa su due componenti brevettati: l’inchiostro e il film primer che copre la lastra. La reazione chimica tra questi due componenti condensa l’inchiostro in un gel e ‘congela’ la goccia depositata sulla lastra formando un punto piccolo e preciso senza alcuna espansione (come accadeva con i sistemi tentati in precedenza).

Flat Dot

A differenza di un normale inchiostro, nel sistema FlexoJet 1725, il primer blocca l’azione dell’ossigeno durante l’esposizione UV: in tal modo il punto risulta, non solo esattamente quello voluto in prestampa, ma anche un punto a superficie piatta (Flat Dot) e non arrotondata. 

Flat Top il punto a superficie piatta di FlexoJet

Flat Dot il punto a superficie piatta di FlexoJet

Il “Flat Dot” risulta quindi molto meno sensibile alle variazioni della pressione di stampa, particolarmente problematica nella stampa flexo.
Questo si traduce in migliori dettagli nelle ombre e nei caratteri in corpo molto piccolo e migliore riproduzione delle alte luci, avviamenti più veloci, gamma cromatica più ampia, riduzione del consumo degli inchiostri, oltre a una maggior durata delle forme di stampa, per non parlare di una qualità finale superiore a quella delle lastre digitali, senza l’utilizzo del film negativo e senza la necessità di dover investire in uno o più sistemi laser molto costosi, sia in fase di acquisto che di gestione.

Ingrandimento della distribuzione dei punti di retino 'flat dot'

Ingrandimento della distribuzione dei punti di retino ‘flat dot’

Dopo aver creato l’immagine sulla lastra, il processo di sviluppo resta immutato rispetto a quelli già familiari agli operatori; non sono necessari cambiamenti nel processo (lavaggio, esposizione ecc) degli impianti di prestampa.  È illustrata in questo video una dimostrazione del funzionamento di FlexoJet 1725. Il funzionamento dell’inchiostro bi-componente è illustrato in questo video.

Dimostrazioni dal vivo sono in programma a Verona presso l’Istituto San Zeno dal 22 al 24 maggio 2014.
Scaricare qui l’invito.

Una testimonianza dalla Germania

Questa è la testimonianza di Dirk Handler, titolare di Kuechler, uno stampatore di etichette in Germania:

FlexoJet alla Kuechler

FlexoJet alla Kuechler

«Altri processi sono dispendiosi e richiedono maggiore energia e risorse mentre questo sistema è facile da usare e richiede un minimo addestramento degli operatori per ottenere risultati elevati. La consistente forma del punto influisce molto sulla qualità della stampa che è per noi un punto fondamentale.
Con FlexoJet 1725
– prosegue Herr Handler – abbiamo ridotto i costi di servizio perché l’unità si pulisce da sé in automatico tutti i giorni e solo a fine settimana facciamo un lavaggio approfondito. I vantaggi economici e ambientali del sistema DigiFlex sono ottimali per una azienda media come noi.»

 

1 Commento on "Banda stretta: un rivoluzionario CtP ibrido"

  1. Helmut Mathes 6 settembre 2014 alle 15:24 · Rispondi

    Possiamo anche produrre astucchi in cartone su questa macchina

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