Il JDF: facciamo chiarezza

Scritto da il 20 maggio 2009 in Interviste, TECNICHE - 1 Commento

Da anni ormai abbiamo anticipato, a volte Cassandre non ascoltate, i non pochi problemi legati a specifiche troppo aperte e a un controllo di validazione JDF lasciato in mano alle aziende produttrici, che poi è una sorta di autocertificazione.

Risultato? Semplici operazioni di marketing fluttuanti (e tanta confusione) nella poca conoscenza che si ha del corretto funzionamento del JDF e delle possibilità notevoli che offre questo standard creato – per chi ancora non lo sapesse – dal consorzio Cip4 (www.cip4.org). Ma restiamo ancorati al presente e guardiamo Grafitalia 2009: stand pieni di “adesivi” JDF ma con interazioni visibili in pochissimi casi e, soprattutto, quando visibili assai limitate. Ci rivolgiamo pertanto a un esperto, che da anni ci accompagna in questa avventura conoscitiva, per fare chiarezza per i nostri lettori.
Per iniziare, vogliamo ricordare: cos’è esattamente questo JDF? Così ci risponde Norberto Bucciarelli, uno dei pochi (se non l’unico in Italia) che ha saputo installare e far funzionare flussi di lavoro con JDF anche con sistemi di prestampa, stampa (in piano e rotativa offset) e dopostampa di diversi fornitori.
Partiamo dalla base
Il JDF, protocollo di comunicazione tra vari sistemi e “device” si basa sul linguaggio XML, e va inteso nella sua completezza. Solo così che se ne possono trarre benefici in azienda.
Proviamo a spiegare con un esempio?
Immaginate di dover comunicare i vostri dati anagrafici, dando esclusivamente nome e cognome. Sarete sicuramente “non ignoti”, ma di difficile reperimento per chi vi cercasse non conoscendo la vostra residenza, non sapendo la vostra età, i vostri gusti.
Un po’ come accade nel web-marketing: il “bene” più prezioso della rete è l’informazione, e più se ne sa più si è incisivi nelle operazioni di marketing mirato.
Infatti. In parole semplici, la stessa cosa avviene nel JDF: il livello di informazioni che può essere veicolato da un processo aziendale all’altro, può essere di diversi livelli, pur muovendosi sempre entro le specifiche.
JDF usato come strumento di marketing?
E’ qui che sguazzano coloro che utilizzano il JDF come unica arma di marketing, come dire… “i’m JDF compliant” e il marchietto lo dimostra. Sfatiamo un mito: appartenere al consorzio CIP4 costa meno di 4000 euro l’anno e questo non vuol dire che chi vi appartiene è in grado di realizzare software o device JDF compliant; ha diritto a esporre il marchio, a “vendere” poi come meglio crede questa “appartenenza”.
Ma allora è una bufala?
No certo. Ma altro è realizzare software e/o device realmente JDF compliant. In Grafitalia il marchio JDF lo abbiamo praticamente visto ovunque, ma di reali interazioni poche. Una novità passata inosservata è stata l’anteprima mondiale del software Hiflex Select, l’entry level del MIS più premiato al mondo in ambito JDF.
E’ in effetti il JDF premiato e validato dal consorzio CIP4 (si legga anche in proposito l’articolo sul W2P) e riconosciuto da tutti i costruttori; approdato in Italia grazie alla partnership con Logica srl, una software house italiana diretta proprio dal nostro interlocutore, amico e collaboratore di vecchia data. E allora, ben conoscendo la sua conoscenza del protocollo JDF/JMF vediamo subito di carpire delle idee. Essendo però parte in causa gli abbiamo chiesto, per onestà intellettuale, di rimanere al di sopra delle parti. Prima di affrontare il tema ha tuttavia voluto mostrarci i risultati di anni di sviluppo, anche in collaborazione con l’Università degli Studi di Perugia. Nello stand Agfa abbiamo visto interagire Hiflex, Gutenweb (un software di Logica oggi commercializzato sotto il brand Agfa) e Apogee X; lo stesso nello stand KBA, dove oltre ai sopraccitati software abbiamo visto sulla macchina esposta dati JDF che automatizzavano la preparazione del pulpito macchina e dati JMF che tornavano nel MIS il tutto in tempo reale passando attraverso la Suite Logica composta da 5 software: JDF/JMF Bridge – Infoplan – Infopress – Gutenweb e Data Production. Ma torniamo all’esperienza di Norberto Bucciarelli in questi anni di lavoro.
L’idea è scaturita da un progetto denominato Global Printing Connection le cui iniziali GPC danno il nome alla nostra Suite. Oggi siamo in grado di prelevare dati da qualsiasi MIS, convertirli in JDF, farli transitare per prestampa e stampa, rilevare i dati di produzione da macchine diverse in maniera assolutamente automatica in formato JMF, e restituirli al MIS.
Un bel risultato…
Sì, ma la cosa che un po’ mi spiace è che abbiamo trovato terreno fertile al di fuori dei confini nazionali; oggi ne siamo fieri e siamo fieri che una piccola software house italiana sia fornitrice di tecnologia a multinazionali e sia partner tecnico di Hiflex, che indubbiamente ha il sistema MIS con il più alto livello di automazioni mai visto.
Da cosa deriva una scelta così radicale?
Sicuramente dalla voglia di superare il mero livello marketing, con una soluzione che aiuti effettivamente le aziende grafiche, soprattutto in momenti difficili a capire dove hanno perdite di produttività e migliorare le proprie performance grazie al controllo in tempo reale, al confronto con il preventivo in tempo reale e alle automazioni (veramente elevate) che offre questa Suite.
Ricordo in un nostro precedente incontro, che stavate monitorando aziende di stampa e che era possibile elevare la loro produttività almeno del 10%. 
Quali sono i risultati delle installazioni recenti?
Siamo partiti da un’azienda beta test e oggi, a sette mesi dalla presentazione della suite completa abbiamo diverse installazioni in giro per l’Italia, una in Spagna, e richieste di commercializzazione per l’estero. In Italia stiamo anche installando quattro sistemi Hiflex completati dalla nostra Suite.
E il mercato è pronto?
Il problema reale non è il mercato, ma il livello di conoscenza che il mercato ha di questi sistemi in generale. Il problema è la confusione creata da chi dovrebbe aiutare gli imprenditori a capire, a conoscere, dando loro la possibilità reale di uscire da un tunnel recuperando quei margini interni cui accennavi prima; e ti assicuro che esistono e sono spesso superiori al quel 10% che dicevi.
Vuoi dire che non tutti i fornitori sono chiari?
Voglio dire che la scarsa conoscenza aleggia anche tra loro. Prova a fare un giro, a entrare nel dettaglio. Gli stessi sviluppatori di alcune aziende hanno, come si usa dire, poche idee, ma confuse. Ognuno persegue i propri interessi, cercando di non affrontare costi di sviluppo che potrebbero risultare cospicui.
Quindi?
Quindi due anni fa io e i miei collaboratori ci siamo detti: creiamo un traduttore universale. Facciamo capire che i dati, tecnici e non, di una commessa da un MIS possono essere inviati a un software di prestampa, come facciamo noi qui in Agfa, come Hiflex fa con Kodak, Fuji, EskoArtwork o chi altro ti possa venir in mente. Questi dati automatizzano processi come l’imposizione e rendono univoci i dati di commessa. Poi abbiamo continuato sulla strada dell’ottimizzazione dei processi lavorando sul ritorno dei dati in automatico dalle macchine e facendo transitare i dati all’interno della nostra suite in formato JMF, rendendoli consultabili da web privato, da i-Phone.
I-Phone?
Ma sai cosa vuol dire per un imprenditore sapere esattamente in ogni momento cosa e come sta facendo ogni singolo nucleo produttivo della sua azienda? O per un commerciale sapere la disponibilità delle macchine? O per un direttore di produzione conoscere lo stato di avanzamento di ogni singolo foglio macchina, o prodotto, in tempo reale e ovunque si trovi? Avere un sistema di schedulazione che genera un programma macchina che si aggiorna automaticamente dalle macchine dando anche la percentuale di produttività tra quella attesa e quella realizzata?
Questo è oro per le aziende…
Già, ma sono le macchine che ce lo dicono e il JDF/JMF che ce lo permette.
Non ti sembra un obiettivo ambizioso?
Qui ti devi correggere Marco. E’ un risultato acquisito, perché quello che ti ho fatto vedere è esattamente quello che ti ho raccontato.
Esatto questo è vero. Grazie Norberto e speriamo che i lettori possano trarre giovamento da questa intervista. Ma se vogliono approfondire o avere chiarimenti non hanno che da scriverci e saremo ben lieti, noi e Norberto Bucciarelli, di dare maggiori spiegazioni.

1 Commento on "Il JDF: facciamo chiarezza"

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