Fare chiarezza sugli UV

Scritto da il 30 ottobre 2009 in Pre&Stampa, TECNICHE - Nessun commento
Riceviamo e pubblichiamo questa lettera al direttore

Sugli inchiostri e sulle vernici UV: per fare un po’ di chiarezza

“…….La difficolta’ più grande però è spiegare a chi è completamente digiuno il valore aggiunto di questa nuova macchina * che permette di avere un registro perfetto, tempi più veloci di avviamento e di stampa e il non dover ricorrere agli inchiostri UV e quindi offrire prodotti cartotecnici ideali per il packaging alimentare dove queste vernici possono creare problemi

Non è uno scherzo quanto sopra riportato, in particolare per quanto attiene la parte che si riferisce all’impiego degli UV evidenziata di proposito e dove tra l’altro si fa già un po’ di confusione tra inchiostri e vernici.

Purtroppo questa frase è stata riportata da una importante rivista del settore in un’intervista firmata a uno stampatore del nord Italia.

Ecco, leggere queste note nell’anno 2009 suscita, in chi non è “completamente digiuno” di stampa e di macchine da stampa specialmente sull’impiego degli UV, un senso di tristezza e di sgomento.

Tristezza e sgomento perché, ancora una volta, per decantare le “grandi possibilità operative” di una macchina da stampa si calpestano o si ignorano (volutamente o perché “completamente a digiuno” di certe tecnologie?) le nozioni fondamentali di una tecnica di stampa come quella UV della quale purtroppo si parla ancora con troppa superficialità; una tecnologia che negli ultimi anni, non solo ha fatto passi da gigante nel suo sviluppo, ma si è addirittura proposta come migliore alternativa proprio per la stampa del packaging per alimenti grazie alla sua strutturazione chimica e alle tecniche adottate nel suo impiego.

A nulla sono valsi quindi i numerosi convegni e seminari fatti in proposito e nel corso dei quali le stesse (grandi) aziende alimentari hanno manifestato compiacimento per i traguardi raggiunti: uno fra i tanti il Convegno dell’ottobre 2007 presso il Castello di San Gaudenzio a Pavia dove, per la necessità di disporre di “prodotti per la stampa sicuri per l’industria alimentare e adeguati alla legislazione vigente”, è stato presentato uno studio completo elaborato dal Radtech (Associazione europea per lo sviluppo e l’impiego della tecnologia UV) con la collaborazione di aziende qualificate del settore, con il quale si dimostrava “per mezzo di prove sensoriali (olfattive e trasmissione gusto), migrazioni globali e migrazioni specifiche, come gli inchiostri UV possano essere impiegati nella stampa del packaging alimentare, in piena conformità alla regolamentazione europea”. Neppure l’ampia letteratura fatta di articoli tecnici su riviste specializzate e approfonditi studi sull’argomento sviluppati dallo stesso Radtech Europe (ved. Protocollo UV del 2005 per un “miglior utilizzo dei prodotti UV”) e dal Consorzio PrintCity che ha pubblicato la Guida pratica sulla “Ottimizzazione nella stampa UV a foglio”, sembra abbiano contribuito a far conoscere la validità della tecnologia UV. [aggiungiamo che alla drupa 2008 erano state diffuse le dichiarazioni della FTA sulla non nocività di inchiostri e vernici UV per gli imballaggi alimentari – ndr].

Da queste note risulta evidente quanta poca attenzione si presti all’approfondimento di certi argomenti nel momento in cui il contenuto degli stessi non coincide con quanto viene proposto al cliente; e questo la dice lunga sulla scarsa preparazione che si riscontra nel settore dove specialmente chi “è completamente digiuno” su certe tecnologie dovrebbe essere invece ampiamente supportato per approfondirne le tematiche.

Prescindendo poi dalle indubbie possibilità d’uso degli inchiostri e delle vernici UV per il packaging alimentare mi piace ricordare in chiusura che, al contrario degli inchiostri convenzionali, gli inchiostri e le vernici UV non comportano nel loro impiego alcuna emissione di solventi residui in ambiente, in funzione dello stato solido che essi assumono a seguito del processo di polimerizzazione: aspetto anche questo importante nel contesto della situazione ambientale che stiamo vivendo.

Mario Di Berardino

* si tratta di una macchina da stampa di una nota Casa tedesca nel formato 75×105, dotata di un “sistema di laminatura a freddo” (n.d.r.)

Ringraziamo per la segnalazione e l’interessante commento da parte di un esperto. Vorremo, per parte nostra, sollevare una domanda: chi è a digiuno? Lo stampatore che non si tiene aggiornato leggendo e partecipando a seminari tecnici, o il venditore di macchine? Nel primo caso il fatto mette veramente tristezza, come dice il nostro lettore; nel secondo caso condividiamo lo sgomento per la scarsa professionalità (o malafede?) da parte di chi si definisce, come va di moda, non venditore ma partner del cliente. C’è di che meditare.

Sui contenuti di questa lettera ci è giunto un intervento di Aldo Faliani cui rimandiamo.

Lascia un commento