Dibattito UV: un nuovo intervento

Scritto da il 10 febbraio 2010 in Label&Pack, TECNICHE - Nessun commento
“Perche non si dice tutto sugli inchiostri UV per la stampa di imballaggi?”

Riceviamo questa lettera che pubblichiamo volentieri

Gentile direttore,

ho letto con interesse il dibattito sull’impiego degli inchiostri UV e, in riferimento all’articolo “Un esperto risponde su gli inchiostri UV” vorrei intervenire con questo mio contributo.

L’uso dell’inchiostro UV in macchine offset per la stampa di certi lavori commerciali ed editoriali è un fatto consolidato, ma se guardiamo la stampa di imballaggi l’uso degli inchiostri UV è ben lontano dall’essere la regola. Quindi di assumere che la stampa con inchiostri UV sia la soluzione universale del futuro è più che azzardato. Nonostante questo dato di fatto, da due/tre anni si assiste al decanto sulle meraviglie degli inchiostri UV in ogni occasione soprattutto da parte dei costruttori di macchine a banda stretta. Quando i costruttori delle macchine per la stampa di etichette avevano capito che le loro macchine sono troppo strette per la stampa di astucci hanno deciso di spostarsi nel settore della stampa dell’imballaggio flessibile, ma qui ci vogliono inchiostri UV, oppure a solvente, per avere l’adesione dell’inchiostro sul film. Visto che gli inchiostri UV possono essere usati con tutti i supporti di stampa, un certo numero di costruttori di macchine a banda stretta – guidati dal leader di mercato – hanno deciso di spingere l’applicazione della stampa flexo unicamente con inchiostri UV. Si considera la stampa flexo con inchiostro a base acqua oppure solvente un relitto dell’epoca di Gutenberg perché la qualità di stampa con inchiostri UV è migliore, si può stampare anche su substrati non assorbenti e c’è il vantaggio che si può lasciare l’inchiostro in macchina per giorni senza lavare.

È vero che l’inchiostro UV non asciuga in macchina, ma non si dice che l’inchiostro a base acqua costa circa 6-7 €/kilo (l’inchiostro a solvente 5- 6 €/kilo) mentre l’inchiostro UV costa tra 12 a 25 €/kilo a seconda del colore. Per stampare su film si deve usare l’inchiostro UV e l’alternativa è l’inchiostro a solvente, ma l’inchiostro a solvente richiede un sistema di aspirazione/ricircolo e un post bruciatore, che sono costosi per una sola macchina. L’inchiostro a solvente può essere usato su quasi tutti i supporti di stampa come dimostrato dal fatto il 90% di tutte le macchine flexo installate nel mondo usano inchiostri a solvente. Se si stampa su carta e cartone l’inchiostro a base acqua è l’ideale e andrebbe ottimamente anche per la stampa di etichette, che sono in gran parte in carta [qui però l’Autore non fa riferimento al problema degli smaltimenti e dei VOC – ndr].

Se si stampa su carta e cartone l’inchiostro a base acqua ha un dot gain molto ridotto, uguale all’inchiostro UV, ma l’aderenza dell’inchiostro a base acqua e la copertura/densità del colore è migliore perché l’inchiostro può entrare parzialmente nelle fibre, e questo è un vantagio soprattutto se la grafica ha superfici estese come è di regola nell’imballaggio. Il dot gain è sempre maggiore con tutti gli inchiostri se si stampa su film o superficie non assorbente come cartone politenato. L’inchiostro a base acqua richiede il lavaggio a fine lavoro/giornata, ma si può usare il lavaggio automatico in macchina, come con inchiostri a solvente, mentre inchiostri UV richiedono sempre il lavaggio manuale.

Uno grosso produttore di inchiostri ammette che non può dire pubblicamente che la strada dei soli inchiostri UV è sbagliata, perché certi costruttori di macchine a banda stretta boicotterebero i suoi inchiostri come pure tanti stampatori che vogliono solamente inchiostri UV perché è più comodo e semplice. Il più alto costo è un problema del titolare della stamperia [in effetti ci aveva sorpreso il silenzio dei produttori di inchiostri in questo dibattito, ma forse il fatto di non volersi esporre ne è una giustificazione – ndr].

Del resto basta parlare con uno stampatore con macchine offset a foglio che stampa scatole pieghevoli e astucci per avere la conferma che gli inchiostri UV non sono accettati dai print buyer in Europa se si tratta di imballaggi alimentari per il rischio della migrazione di residui dell’inchiostro e anche per l’odore [questo è un punto controverso, come già chiarito nei precedenti interventi e alla base del dibattito; contiamo in proposito di ricevere quanto prima una nota chiarificatrice da parte di enti competenti – ndr]. Una soluzione nella stampa flexo e offset a bobina sarebbe l’essiccazione con Electron Beam (EB) ma non si parla molto del costo dell’impianto e tanto meno del problema che l’electron beam può modificare struttura e caratteristiche del film se il dosaggio non è perfetto. Lo stampatore non conosce la composizione del film e non potrà fare ogni volta delle lunghe prove e ricerche. Infatti, il sistema EB non si è ancora affermato sul mercato della stampa negli ultimi 10 anni e anche del Wet-Flex non si sente più molto. L’essiccazione con lampade UV tradizionali è perfetta se l’esposizione è sufficiente. Usando la inertizzazione si può migliorare la polimerizzazione e si può anche ridurre la percentuale dei fotoiniziatori nell’inchiostro, ma rimane sempre la questione dell’eventuale migrazione di residui di inchiostro.

Nella stampa flexo su macchine a banda media o larga l’inchiostro UV non è riuscito a diffondersi – salvo nella stampa dell’imballaggio per liquidi e la stampa su alluminio. Nella maggioranza dei casi si usano macchine a castelli singoli (macchine in linea) perché sulla macchina a tamburo centrale l’applicazione UV è più difficile se si vuole stampare ad alta velocità, oltre li 250 m/min, perché il tempo di essicazione intermedia è limitato. Anche l’inchiostro a base acqua ha bisogno di tempo per l’essiccazione, tra la stampa di un colore e il successivo, ma su macchine in linea c’è spazio per installare forni più lunghi e sulle macchine a tamburo centrale si può usare un diametro maggiore per il tamburo, oppure meno elementi, se si va oltre i 300 m/min. Comunque è da tenere presente che le macchine per la stampa su cartone sono spesso collegate a una fustella in linea che limita la velocità di stampa a 200 m/min (fustella piana) oppure a 300 m/min (fustella rotativa).

Helmut Mathes – Consultant Flexoprint+ Folding Carton

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