Dove va la legatoria?

Scritto da il 2 maggio 2010 in Pre&Stampa, TECNICHE - Nessun commento

La crisi ha colpito soprattutto la legatoria. Che fare?

In risposta alla nostra precedente Newsletter, un lettore ci ha gentilmente inviato questa breve nota:

Gent.mo Dott. Picasso,
nel ringraziarla per il prezioso lavoro da Lei svolto e per il servizio che ci rende, La invito ad approfondire la difficilissima realtà che riguarda la legatoria, di cui personalmente mi occupo, a forte rischio di sopravvivenza.
Leggerò con piacere eventuali riscontri.
Cordiali saluti.

(Lettera firmata)

E poiché MetaPrintArt è un portale a servizio dei suoi affezionati lettori, abbiamo incontrato l’ingegner Volken, A.D. della Müller Martini Italia, e altri esperti, con i quali abbiamo confrontato in piena libertà e in maniera assolutamente informale, le nostre opinioni in merito, che riportiamo.

La situazione

Il settore della legatoria è in effetti quello forse più a rischio nell’attuale congiuntura, soprattutto perché per la gran parte le aziende operano come terzisti e sono sempre più le aziende di stampa di una certa consistenza ad attrezzarsi per essere indipententi anche nell’allestimento degli stampati.

Si aggiunga a questo il calo drastico del ‘fenomeno allegati’, che ha richiesto a suo tempo notevoli investimenti che hanno poi messo in ginocchio grandi aziende che avevano puntato su questa attività.

A titolo personale dobbiamo rilevare che male hanno fatto quelle aziende che, soprattutto imitando altre, si erano gettate a capofitto in un’attività senza prima una attenta analisi di come il mercato sarebbe evoluto.

Purtroppo il fatto di vivere alla giornata, o piuttosto di ‘arrivare un attimo dopo’ è un male condiviso da molti imprenditori della carta stampata, i quali ben raramente – al proprio interno o affidandosi a consulenti seri e corretti – sanno fare ricerche di mercato a medio e a lungo termine e cercano di anticipare i tempi, piuttosto che seguire l’onda.

Molta responsabilità in questo l’hanno anche i fornitori di macchine e attrezzature, il cui primo obiettivo è ‘piazzare la macchina’ e non certo di essere ‘partner del cliente’, come invece sostengono negli incontri pubblici.

Nonostante queste premesse e la chiusura di diverse aziende di legatoria, anche importanti, l’ingegner Volken ci assicura che altre hanno superato la crisi sia investendo oculatamente, soprattutto con una corretta manutenzione, sia mantenendo il proprio mercato pur restando in dipendenza degli stampatori. In questo caso tali aziende sono risucite a formarsi un gruppo di clienti fidelizzati ai quali, offrendo un servizio rapido, onesto e completo, fanno sì che questi non siano portati a rendersi indipendenti portando in casa piegatrici, linee di punto metallico e tanto meno brossuratrici.

Che fare dunque?

Ma qual è l’arma con cui queste aziende riescono a tener e stretti i propri clienti?

«Innanzi tutto l’organizzazione interna – ci dice Volken – che deve essere di primo piano nella gestione di tutto il flusso ordini e lavoro. Scoprire e evitare i colli di bottiglia, che nelle legatorie sono un male molto diffuso. Programmare un lavoro continuo e lineare e, per fatturare di più, proprorsi anche quali capo-commessa per i clienti finali, affidando la stampa a terzi anziché operare come terzisti.»

Non è cosa semplice, proprio per la mentalità che le aziende di legatoria hanno maturato negli anni a causa di una tradizione che vuole il loro lavoro troppo improvvisato per la cattiva organizzazione di tutta la filiera: lo stampatore che consegna all’ultimo momento perché a sua volta il cliente finale non ha saputo programmare correttamente il proprio lavoro. Ma consapevole di queste problematiche, un buon imprenditore della legatoria deve sapersi organizzare di conseguenza, con reparti snelli, flessibilità negli orari e quindi con appositi accordi con i dipendenti, in modo da essere sempre pronto a ogni emergenza. Perché in effetti, il lavoro del legatore “è un lavoro di emergenza”.

La maggior parte dei legatori sono, per tradizione, artigiani. Molti sono operai che nei momenti di boom del mercato si sono messi in proprio, ma hanno mantenuto la mentalità del buon artigiano, che pensa a come svolgere bene il proprio lavoro, ma non ad andarlo a cercare o, meglio, a crearlo con idee innovative da proporre ai propri clienti. Il legatore oggi non può più considerarsi come il negozio sotto casa dove la massaia va a fare la spesa. In tempi di ipermercati e centri commerciali, è un concetto superato da evitare.

Servizio e lavori di nicchia

Condividendo le opinioni, abbiamo individuato due esempi che possono essere di guida a chi sta cercando soluzioni per mantenere l’operatività delle propria azienda.

Altre ci sono certamente, basta prendersi il tempo di analizzare il mercato, valutare obiettivamente le proprie capacità e i mezzi a disposizione, insomma fare ricerca e sviluppo. Due parole di cui pochi in generale nel mondo della stampa fanno uso.

Sulla scia di alcune aziende di allestimento che non hanno avvertito la crisi, grazie alla loro capacità di formare un gruppo di clienti affezionati, una soluzione è proprio quella di “regionalizzarsi”. Questo significa saper individuare tutte le aziende di stampa medio-piccole della zona in cui si intende operare, cui offrire un servizio continuo, sicuro e completo di allestimento. Le aziende di stampa devono poter contare su un partner affidabile per la finitura dei loro stampati, sia per la qualità sia per la tempistica.

È un lavoro che richiede innanzi tutto di assicurarsi la fiducia dello stampatore con cui condurre in collaborazione un’analisi sui tipi di stampati e sui tipi di allestimenti di cui ciascuno ha bisogno. Dopo questa prima fase, occorre un attento studio interno a fini organizzativi, che può richiedere anche una ristrutturazione profonda, soprattutto in mentalità e gestione del personale. Dal punto di vista delle attrezzature, occorre a tal fine valutare se le proprie macchine e linee rispondono realmente alle esigenze di una clientela multiforme. Può essere da un lato necessario investire in attrezzature anche modeste per affrontare, ad esempio, dei pre-allestimenti di pronta consegna cui far seguire il grosso del lavoro. Tutto questo necessita però anche di un’organizzazione logistica che comporta un certo costo da valutare ai fini della preventivazione. Ma una piccola percentuale di costo in più, a riscontro di un servizio efficace non è quello che frena un cliente che si sente con le spalle al sicuro.

Una seconda ipotesi, innovativa quanto interessante, ci viene suggerita delle recenti esperienze sia di Müller Martini sia di Duplo, in Italia e all’estero. La crescita della stampa digitale può essere un’arma in più per il legatore.  A quelle aziende di stampa che preferiscono limitare il proprio servizio alla tradizionale stampa offset, si può offrire una stampa preliminare – poche decine di copie – attrezzandosi quindi anche con un piccolo reparto digitale. è una soluzione che a oggi pochi, e forse nessuno in Italia, ha ancora adottato, ma che ha dato altrove ottimi risultati. Del resto nessuno ha detto che chi è nato legatore, debba morire legatore.  Anzi, tale rischio c’è davvero, se non ci si adegua per tempo al cambiamento.

Una raccomandazione è quella di tenere le proprie macchine sempre al massimo dell’efficienza: solo per fare un esempio, sono troppe, per esperienza dei tecnici Müller Martini, le brossuratrici la cui fresa è praticametne inservibile, cosa che danneggia il lavoro consegnato e quindi il rapporto con il cliente.

Ultima raccomandazione, che vale per tutti gli stampatori, è quella di prendersi il tempo per visitare le fiere, ma non quelle del settore grafico, bensì fiere da cui prendere spunto per conoscere meglio i settori merceologici a cui rivolgere la propria attenzione e per trasfornarsi da azienda terzista ad azienda di servizio.

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